«Mi hanno reso riconoscibile. Si vede bene chi sono e dove sono». Domenica sera dagli schermi Rai va in onda l'ultima puntata di Report, la trasmissione di Milena Gabbanelli che ha sollevato il velo sul caso del "tesoro" di Calisto Tanzi, ex "patron" di Parmalat, protagonista di un crac finanziario ancora agli onori delle cronache giudiziarie. Le immagini che scorrono sullo schermo mostrano, senza veli, Viareggio: il viale a Mare con i suoi hotel, piazza Maria Luisa con la sua gelateria storica. Poi, lo sfondo sfumato di Città Giardino, altezza Fossa dell'Abate al confine con Lido di Camaiore. E, altrettanto sfumato, un uomo. Che si descrive come il mediatore della vendita dei quadri sequestrati un attimo prima che l'affare andasse in porto dalla guardia di finanza, nucleo di polizia tributaria di Bologna. I cui uomini, dopo la prima puntata di "Report", si sono messi sulle tracce telefoniche dei personaggi rosi dalla fretta di piazzare la merce diventata bollente. E, dunque, decisamente poco prudenti. Mentre il servizio scorre, al telefono con "il Tirreno", c'è la stessa persona che parla, schermato, davanti alle telecamere di "Report". Chiama da un bar - ci racconta - ed è molto agitato. Si presenta con il cognome e la qualifica di «elettricista» con attività, spiega, a Lido di Camaiore. «Non sapevo di essere ripreso», continua mentre chiede, insistente, come entrare in contatto con la redazione del programma televisivo «che non mi risponde più». Poi, confuso, conferma quanto dichiarato in tv: «Avevo un affare tra le mani ed invece, per colpa della televisione, l'altro giorno sono finito nei guai». L'uomo, fisico massiccio e auto Mercedes, potrebbe essere la seconda persona denunciata - oltre a Stefano Strini, genero dello stesso Tanzi - nell'ambito dell'operazione delle fiamme gialle che non hanno diffuso il nome dell'altro destinatario di un avviso di garanzia. Al giornalista di "Report", mister T. mostra la fotocopia di un quadro, estraendola da un vero e proprio archivio portatile: è quella della "Scogliera" di Monet, una delle opere trovate nella soffitta del genero di Tanzi. Dieci milioni di euro il valore, secondo Simona Pizzetti (Fondazione Magnani) che a "Report" dichiara di aver visto l'opera in casa Tanzi nel 1998. Molto meno, secondo il presunto mediatore: «Cinque-sei milioni». Lui avrebbe dovuto trattare un affare complessivo da «10 milioni», per l'intero "pacchetto" di opere d'arte che aveva in mano «da due mesi». L'acquirente - racconta in tv - avrebbe dovuto essere «un professore legato al Vaticano». Un «esperto», che mister T. avrebbe dovuto incontrare proprio in Versilia e che era solito apostrofarlo con «mio giovane caro e nobile amico». A «chiudere l'affare si doveva andare in Svizzera. Perché là ci sono soldi in nero...», ammette quasi candidamente l'uomo. In alternativa era pronto «un magnate russo». Conosciuto da mister T. grazie al proprio lavoro: «Sono elettricista, importo il cavo dalla Russia. Tutti lo sanno che io posso vendere il "qua...", che il cavo lo posso vendere al fabbricante...». Nel mondo versiliese del commercio d'arte - racconta radio-galleria - dell'esistenza dell'"affare" «si sapeva da un pezzo». Tanto che - è una testimonianza che abbiamo raccolto - «tre mesi fa non era passato inosservato il genero di Tanzi che si trovava proprio a Forte dei Marmi». Città con la quale avrebbe uno stretto legale il magnate russo (uno dei tanti ricchissimi) citato da mister T. Ma, è l'impressione, tutti si sono tenuti prudentemente alla larga dai quadri che scottavano. Questo potrebbe ben spiegare perché, alla fine, l'"affare" è capitato nelle mani di chi - in zona - tutto viene considerato tranne che un mercante d'arte. I PARERI Veri o falsi: critici divisi Oltre 100 milioni di euro. È la stima della guardia di finanza di Bologna per il valore totale delle opere sequestrate. Ma sul sito del quotidiano "la Repubblica" di Parma gli esperti d'arte si danno battaglia. Arrivando perfino a sostenere che potrebbero trattarsi di falsi. E perfino Vittorio Sgarbi, intervistato dal "Radio Capital" una volta viste le foto ha dichiarato: «Ci sono dei falsi».
VIAREGGIO. Avevo in mano i quadri di Tanzi. È versiliese l'uomo che si dichiara l'intermediario col magnate russo di Forte
Un elettricista di Lido di Camaiore, identificato come mister T., è stato catturato dalla telecamera di "Report" mentre chiede di entrare in contatto con la redazione del programma televisivo. L'uomo, fisico massiccio e proprietario di un'auto Mercedes, ammette di aver trattato un affare di vendita di opere d'arte sequestrate, tra cui una copia della "Scogliera" di Monet, per un valore di cinque-sei milioni di euro. L'uomo afferma di aver dovuto trattare con un professore legato al Vaticano e un magnate russo, e che l'affare era destinato a essere concluso in Svizzera.
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