SPECIALE LUCE E ARTE IN LOMBARDIA Mostra1. Le opere esposte al Pirellone fino al 28 febbraio 2010 nell'ambito della manifestazione «Dipinti lombardi dal Rinascimento al Barocco» Dalla catalogazione delle opere di pertinenza degli ospedali sono emersi quadri di pregio - ARTISTI CHE RIEMERGONO A fronte di recuperi con tanto di nome d'autore altri quadri di buona qualità veleggiano ancora nell'anonimato - OSPEDALE MAGGIORE L'istituto milanese commissionava ai benefattori che donavano «meno di cento 1000 lire» ritratti fino a mezzo busto Marco Bona Castellotti di Marco Bona Castellotti Un interessante documento dell'Ottocento, custodito nell'archivio degli Spedali Civili di Brescia, attesta che tutti i quadri di soggetto non sacro donati dai benefattori venivano dispersi in asta pubblica. Alcuni furono acquistati, altri resi, e fra i resi dovettero forse giacere le due belle composizioni di pennuti da cortile che si azzuffano - presenti in mostra -, opera del nobile bresciano Giorgio Duranti, pittore che si ispirava a modelli fiamminghi. Dalle carte dell'Ospedale Sant'Anna di Como è emersa la commissione al maestro Giuseppe Barbaglia di eseguire nel 1909 i ritratti di due illustri benefattori: la contessa Carlotta Allevi Travers e il cavalier Giovanni Ronchetti. Al Barbaglia fu consigliato di sostituire il diadema che cingeva il nobile capo della contessa, visibile in una fotografia, con un pettinino da capelli "per acconciarle la capigliatura". Il Barbaglia la ritrasse a tre quarti di figura, mentre il Ronchetti a mezzo busto. Motivo della diversa impostazione gerarchica fu che lo stesso Ospedale Maggiore di Milano era solito commissionare per i benefattori che avevano donato "meno di cento 1000 lire" ritratti non superiori al mezzo busto; ecco perché al Ronchetti veniva concesso meno. Il dislivello tra la contessa e il cavaliere fu comunque colmato, aumentando la dimensione di una delle due cornici. A parte il caso pressoché unico della Ca' Granda, fornita di un imponente archivio storico, di norma la documentazione degli ospedali relativa al vario e poco noto patrimonio d'arte, è piuttosto scarsa; di conseguenza ricostruire vicende e provenienze delle opere è un'impresa ardua. Ardua, ma avvincente quanto lo è riscoprire nei luoghi più impensabili qualche bel quadro, promuoverlo con nuove attribuzioni, pervenire a quei risultati che, quando si inizia una ricerca a tappeto, sempre si auspica di mettere a segno. Questa mostra (in programma fino al 10 febbraio 2010 al Grattacielo Pirelli), che raccoglie significativi dipinti lombardi dal Cinque al Settecento e che si completa con alcuni capolavori di pertinenza della Regione Lombardia, è il frutto del capillare lavoro di catalogazione dei beni degli Enti Ospedalieri, lavoro utile e poco retribuito, cui sono stati preposti alcuni istituti universitari lombardi. Come sempre avviene la ricognizione è risultata piena di imprevisti, specie perché certi ospedali sono i possessori di edifici di culto, con quanto contengono. Per fare l'esempio di Brescia, che è uno dei più eloquenti, fra i presìdi si enumerano il complesso monastico di San Giacomo a Rezzato, le chiese di Azzano Mella, di San Giovanni a Pontegatello, di Verziano, la chiesetta della Madonna della Formica, entrati a far parte degli ospedali, con tutti gli arredi, in epoche diverse a partire dal Quattrocento. Data la varietà dei materiali, era impensabile che la catalogazione non sortisse l'effetto di riconoscere qualche quadro di pregio, mischiato come sempre accade, a croste e paccottiglia. Così si sono individuati un bel Ritratto di giovane di Frà Galgario, la cui facile attribuzione era già stata avanzata in sede inventariale; un'importante tela con l'Educazione della Vergine Maria entro una ghirlanda di fiori di Francesco Cairo, probabilmente identificabile con il quadro elencato nell'inventario post mortem del pittore lombardo; la Carità di San Giovanni di Dio Bambino, restituito ad Alessandro Vaiani detto il Fiorentino, pittore attivo a Milano nel primo Seicento. A fronte di questi recuperi con tanto di nome d'autore, altri quadri di buona qualità veleggiano ancora nell'anonimato, per esempio il bel Ritratto di Anna Cecilia Visconti Maderna, dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano, di un tono più alto di quanto normalmente contraddistingue le rappresentazioni ufficiali dei benefattori; o il Cristo in croce dell'Ospedale di Gallarate, opera vicina a Daniele Crespi. A fianco delle scoperte, alcune riscoperte hanno rivelato che dipinti conservati presso i musei sono di pertinenza ospedaliera, a cominciare dal Ritratto di un podestà di Giovan Battista Moroni, della Schiavona di Cariani e del Ritratto di Elisabetta Piavani Guidotti di Frà Galgario, tutti depositati nell'Accademia Carrara di Bergamo, ma provenienti dagli Ospedali Riuniti. Analogo discorso merita uno dei quadri più importanti della selezione: il San Rocco e altri Santi di Moretto conservato nella Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, proveniente dalla chiesa di Sant'Eufemia alla Fonte che passò all'Ospital Maggiore Nazionale in seguito alle soppressioni napoleoniche e venne restituita nel 1998 alla Diocesi di Brescia in cambio della bella tela di Moretto. Dello stesso è esposta la Madonna e santi della chiesa dell'Ospedale di Orzinuovi presidio di Chiari, mentre la Madonna col Bambino di Romanino apparteneva al nucleo settecentesco delle collezioni degli Spedali Civili di Brescia. Nella storia dei beni artistici ospedalieri gli scambi di opere sono caratterizzati da un certo dinamismo, talvolta salutare, tal altra un po' miope. In questo senso ogni iniziativa tesa alla migliore conoscenza e alla valorizzazione dei beni va accolta con il dovuto plauso. Ancora di più i cataloghi generali a stampa, come quello dei dipinti che si sta avviando a Brescia, in concomitanza con quello della locale Pinacoteca Tosio Martinengo. Della Ca' Granda esiste già il catalogo che contempla non solo i quadri bensì tutti i beni, un'opera editoriale di grande impegno, che prese l'avvio dopo la mostra del 1981, allestita nel Palazzo Reale di Milano. Fu un evento per quegl'anni quasi rivoluzionario, perché erano stati radunati soltanto i ritratti dei benefattori, in una sfilata di forte impatto emotivo che puntava non tanto sull'alto livello artistico, quanto sul significato umano che quei volti rappresentavano. La mostra del 1981, in un certo senso, è una sorta di nume ispiratore di quella oggi allestita al Pirellone. Marco Bona Castellotti è critico d'arte e insegna Storia dell'Arte moderna all'Università Cattolica Sacro Cuore di Brescia
Viaggio alla scoperta di famosi sconosciuti
La mostra "Luce e arte in Lombardia" al Grattacielo Pirelli di Milano raccoglie dipinti lombardi dal Cinque al Settecento e opere di pertinenza della Regione Lombardia. La mostra è il frutto del lavoro di catalogazione dei beni degli Enti Ospedalieri, condotto da istituti universitari lombardi. La catalogazione ha rivelato alcuni quadri di pregio, come il Ritratto di giovane di Frà Galgario e la Carità di San Giovanni di Dio Bambino. Altri quadri di buona qualità sono stati ritrovati nell'anonimato, come il Ritratto di Anna Cecilia Visconti Maderna. La mostra ha anche rivelato che alcuni dipinti conservati presso i musei sono di pertinenza ospedaliera.
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