Enrico Baj vi raffigurò nel 1972 i funerali dellamico anarchico Divise la città e per questo non fu mai esposto in pubblico Da allora è chiuso nei depositi di una galleria. Ma è unicona del '900 milanese che merita di trovare spazio allArengario Il proprietario Giorgio Marconi: "Appartiene a tutti, se il Comune me la chiede gliela cedo". Lassessore Finazzer Flory: "È unidea" È una straziante icona del "secolo breve" milanese, ma anziché essere esposta in un museo è nascosta in una cantina. Colpa del soggetto, I funerali dellanarchico Pinelli, capolavoro di Enrico Baj, che allora provocò violente polemiche (al centro la figura del ferroviere che precipita dalla finestra della Questura) e ancora oggi suscita più imbarazzo che emozione. Ci provò una decina danni fa Salvatore Carrubba, assessore liberal della giunta Albertini, a liberarla dai pregiudizi che la imprigionano da quarantanni nel deposito della Fondazione Giorgio Marconi: «Pensavo di esporla in una stazione del metrò accompagnata da una scheda storica che avrei affidato a Montanelli». Anarchico come Pinelli e Baj, però di destra. Il grande Indro era daccordo, pareva anche a lui unintelligente soluzione ecumenica, nel segno di una memoria, se non pacificata, condivisa. Ma non ebbe seguito. Ne riparliamo oggi, alla vigilia dellanniversario di piazza Fontana, e allantivigilia dellormai prossima inaugurazione (18 novembre 2010) del Museo del Novecento allArengario, per lanciare una proposta: destinare la monumentale installazione proprio al nuovo museo. Troverebbe qui la collocazione più idonea, e non solo per motivi di spazio. Chiuderebbe, infatti, un percorso aperto da un altro epico simbolo della storia politica e sociale, oltre che artistica, del nostro '900: il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. «Io sono daccordo» dice subito Giorgio Marconi: «Lopera è mia, ma appartiene alla città. Allora suscitò scandalo, ma i tempi mi sembrano cambiati. Se il Comune me la chiede, la cedo volentieri. A due condizioni». Quali? «Che sia esposta come merita, e che mi venga pagata il giusto». Quanto? «Centomila euro: data limportanza e le dimensioni, è sicuramente meno di quanto varrebbe sul mercato». Risponde lassessore alla cultura Finazzer Flory: «AllArengario è prevista una sala di Baj, ma con altre opere. Però lidea mi interessa. Avrebbe un valore storico e simbolico cruciale per la città. Ne parlerò con Marconi e cercheremo di trovare un accordo, anche economico». Sarebbe la degna conclusione di una lunga storia sbagliata, cominciata a Palazzo Reale la mattina del 17 maggio 1972. Tutto era pronto, nella Sala delle Cariatidi, per linaugurazione dellopera. Esposta qui perché qui, nel 1953, Baj aveva visto Guernica di Picasso, sua prima fonte di ispirazione per questa «celebrazione di una tragedia famigliare e politica». Titolo e soggetto riprendevano anche un altro storico quadro milanese, I funerali dellanarchico Galli del futurista Carlo Carrà: 1904, durante uno sciopero generale Angelo Galli viene accoltellato dal custode di una fabbrica di fronte alla quale sta facendo picchetto per impedire lingresso dei crumiri. Una scia di sangue che sarebbe tragicamente ritornata a macchiare quel giorno del 1972 a Palazzo Reale, quando arrivò la notizia dellassassinio del commissario Luigi Calabresi. La mostra fu sospesa, lopera restituita allartista: esposta da allora in tutto il mondo, solo una volta a Milano (nel 2000, da Marconi). Baj, amico di Pinelli, voleva regalarla alla vedova. Lei lo ringraziò, ma in casa sua non avrebbe saputo dove metterla. Lartista allora la vendette al suo gallerista Giorgio Marconi, che oggi ricorda: «So che il ricavato lo diede alla signora, per aiutare lei e le figlie». «I funerali dellanarchico Pinelli - riflette il critico Philippe Daverio - al di là del valore artistico rappresentano un pezzo di storia milanese. Lidea di esporli al nuovo Museo del Novecento mi sembra intelligente. E comunque, è assurdo che restino nascosti. I tempi dovrebbero ormai essere maturi per una soluzione condivisa. Viviamo sempre più in una società che cancella la sua memoria. Ma senza memoria, non ritroviamo il senso della nostra storia».
CHI HA PAURA DI PINELLI: quarantanni di censure per un quadro da museo
L'opera "I funerali dellanarchico Pinelli" di Enrico Baj è stata nascosta in un deposito della Fondazione Giorgio Marconi per 40 anni. Il proprietario, Giorgio Marconi, ha espresso il desiderio di cederla al Comune se viene richiesta. Lassessore Finazzer Flory ha espresso interesse per l'idea e ha proposto di esporla al Museo del Novecento allArengario. L'opera rappresenta un pezzo di storia milanese e il critico Philippe Daverio la considera un simbolo della memoria della città. Il Museo del Novecento allArengario ha previsto una sala dedicata a Baj, ma non è previsto l'esposizione dell'opera.
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