Da anni non erano così numerosi Insulti ai vip, recinzioni sul punto di cedere, spintoni con gli agenti Il sindaco: effetto della recessione In piazza contro le transenne centinaia di contestatori: operai e gente comune Volano manganellate, spintoni, grida, insulti, e più la pioggia cade e più la gente là fuori - negli ultimi anni mai così numerosa, non solo gli "organizzati della protesta" ma anche cittadini comuni, ragazzi, adulti, famiglie - dà limpressione di voler accerchiare il Piermarini. Le cinque del pomeriggio. Alzano la voce, sputano fuori tutta la rabbia stanca di implodere, gridano «vergogna! vergogna!» e con questo vecchio-nuovo sfogo popolare mandano in pensione i semplici fischi di maniera delle Prime passate. Di colpo sembra di tornare indietro negli anni. A quando le forze dellordine rubricavano linaugurazione della stagione scaligera come una partita di calcio ad alto rischio incidenti. Cè tutto o quasi ed è «sicuramente leffetto della crisi», come ha chiosato un dispiaciuto sindaco Letizia Moratti in abito verde Armani. Cè il botto sordo dei petardi; ci sono le uova che al termine della loro traiettoria si schiudono sui cappotti degli spettatori che sfilano con malcelato imbarazzo tra ali di folla contenute da poliziotti e carabinieri; ci sono gli insulti di pancia, non solo quelli stimolati dai megafoni ma proprio liniziativa spontanea, le centinaia di milanesi che sono venuti qui per farsi sentire, assiepati dietro le transenne lungo via Manzoni e via Santa Margherita, ché gli spazi in piazza della Scala erano già pieni due ore prima che iniziasse la "Carmen". A sinistra guardando palazzo Marino i Cub e i Cobas dellAlfa di Arese e di Pomigliano, più altre fabbriche in crisi falcidiate dalla cassa integrazione. A destra, i lavoratori dello spettacolo. Musicisti, maestranze, tecnici, impiegati dei teatri più importanti dItalia, anche della Scala certo, il Piermarini risplende di luci sotto la pioggia e una folta delegazione di chi ci lavora è laggiù in fondo alla piazza a gridare compatta dietro lo striscione «basta tagli alla cultura». I centri sociali amalgamano i due blocchi della protesta, unonda che vibra, che singrossa in un clima teso, forse atteso ma forse non così. «Bastardi, andate a lavorare», incalza la folla, è livore distillato quando inizia lincessante corteo di auto blu che, come da copione, spunta da via Manzoni e prende a scaricare capi di Stato, politici (pochi), industriali, finanzieri, padroni del vapore di mezza Europa, star e starlette. Le proteste deflagrano in tafferugli sparsi, prima allingresso della Galleria, poi in via Santa Margherita, poi ancora in piazza Scala e infine, quando mancano venti minuti alle sei, di nuovo in Santa Margherita, di fronte alle vetrine di una banca. Non ci sono né feriti né arresti. Ma era da tempo che il 7 dicembre non si vivevano momenti di tensione intorno al teatro più prestigioso del mondo. Gli agenti in divisa mostrano i muscoli quando i cassaintegrati di Fiat-Lancia fanno capire che non è la pioggia che può placare gli animi. Semmai le note iniziali della Carmen, alle sei, che si diffondono nella piazza e convincono i lavoratori dello spettacolo a cessare la protesta, iniziativa approvata anche dal resto della folla. Il red carpet della Scala è già stato calpestato dalle suole di un acclamatissimo Napolitano, di Formigoni e Moratti accolti da fischi, Valeria Marini che si consegna ai fotografi, Domenico Dolce che, controtendenza con lo spirito della giornata, dice di non condividere per niente gli inviti alla sobrietà. Chi protesta contro la crisi arrotola gli striscioni, si sciolgono i presidi, piazza della Scala prova a tornare lentamente, a fatica, nel suo silenzio ovattato che ora accoglie le melodie dellopera di Bizet. Scompare anche il fantoccio di Marchionne rappresentato con sembianze luciferine. I cellulari blindati della polizia scaldano i motori dietro il teatro, pronti a riportare a casa chi si è vestito da guerra per proteggere il pubblico di unopera lirica dagli umori della folla.