I vertici degli enti lirici hanno disertato la Scala per Bari Vergano, del Regio di Torino: "È una rinascita che è anche lezione di civiltà per tutti" Ferrazza, del Carlo Felice di Genova "Un artista contemporaneo dipinga la cupola" Il Petruzzelli batte la Scala. Almeno nelle preferenze di Walter Vergnano, sovrintendente del Regio di Torino, in platea alla prima di Turandot domenica al politeama. «Questanno ho scelto di non andare allinaugurazione della Scala di Milano - confida - proprio per essere a Bari. Mi è sembrato assai più opportuno, non fossaltro che la rinascita del Petruzzelli è levento più importante della vita musicale di questi ultimi tempi». Un giudizio di merito che Vergnano, presidente fino al 2008 dellAnfols (lassociazione nazionale delle fondazioni lirico sinfoniche), non manca di motivare. «In un paese come lItalia - spiega - in cui anche un ministro, mi riferisco a Brunetta, sostiene che i teatri siano quasi da chiudere, la rinascita del Petruzzelli non è solo un segnale in controtendenza, ma una lezione di civiltà. In questo la forza di Bari, anche alla luce delle vicende che hanno procrastinato la riapertura del politeama, è stata esemplare». E non meno lusinghiero il giudizio sul restauro. «Non cero mai entrato prima e - riconosce Vergnano - sono felice di aver scoperto un teatro di estrema bellezza e con unacustica meravigliosa, direi fra le migliori dItalia. Il palcoscenico, poi, decisamente importante: sono certo che consentirà una grande attività. Alla luce di tutto questo non posso che dirmi orgoglioso della coproduzione che il Regio realizzerà con la Fondazione Petruzzelli: un Boris Godunov, in scena a Torino a ottobre 2010 e a Bari nel 2011». E la Turandot di De Simone? «A me è piaciuta molto. Bravo Petruzzelli, tanto di cappello». Ma a promuovere lapertura della prima stagione dellente lirico provvede anche Marco Tutino, sovrintendente del Comunale di Bologna e presidente dellAnfols: «Domenica sera ho assistito a uno spettacolo di altissimo livello, degno di uninaugurazione e realizzato con un cospicuo impiego di mezzi. Penso ai meravigliosi costumi, per esempio, come allorchestra che ha dato unottima prova di sé, guidata per di più dal maestro Renato Palumbo, fra i migliori direttori in circolazione per questo genere di repertorio. Per non parlare, poi, della voce di Turandot: Martina Serafin, tra le massime interpreti di oggi». La rinascita del politeama, quindi. «Ogni volta che sinaugura un teatro la gioia e la soddisfazione sono grandi. Ancora di più per un palcoscenico come il Petruzzelli, vittima di una tragico e lungo destino. Cero stato una volta sola, prima del rogo, e tornandoci sono rimasto stupefatto: nientaffatto lontano da come lo ricordavo non vi si respira aria di fasullo. Anzi. È un teatro di rara bellezza». E, tra i protagonisti della vita musicale e culturale italiana, invitati domenica alla Turandot cera pure qualcuno che il Petruzzelli lo conosceva bene: Giuseppe Ferrazza, commissario del Carlo Felice di Genova e presidente dellEnte teatrale italiano. «Lho frequentato tantissimo durante gli anni 80 e - racconta - partecipai anche allAida alle piramidi. Rivederlo mi ha emozionato non poco, soprattutto perché il restauro mi è parso di grande efficacia. Peccato per il soffitto della cupola, semmai, rimasto bianco. Andrebbe ridipinto, secondo me». Riproducendo gli stessi affreschi? «Tenterei piuttosto unoperazione sulla falsariga di quella dellOpéra Garnier, commissionando magari un nuovo lavoro a un artista contemporaneo. A Parigi, del resto, fecero così chiamando Marc Chagall». Nessun dubbio, invece, sulla Turandot. «Uno spettacolo allaltezza dellinaugurazione. Mi è piaciuto nella sua interezza fra allestimento, regia e collocazione storica mentre, sul piano musicale, la cosa che mi ha colpito di più è stato il coro, protagonista di una prestazione davvero notevole».