La giunta deve fare i conti con migliaia di strutture difformi dal regolamento vigente Maxi-soluzione o maxi-problema? La vicenda degli annessi agricoli continua ad essere sempre ingarbugliata ed è davvero difficile individuare una via d'uscita che possa soddisfare sia l'amministrazione comunale che i proprietari degli edifici (si stimano che siano oltre settemila, anche se sono un migliaio quelli più colpiti dal problema), il tutto ovviamente nel rispetto delle normative in materia. La variante. La proposta, avanzata dal capogruppo del Pd Gabriele Cantù per conto della giunta, prevede una sorta di variante al regolamento urbanistico - il quale indica che gli annessi agricoli non possono essere superiori agli 8 metri quadrati di superficie - in modo da permettere la costruzione di nuove strutture non più grandi di 28 metri quadri su terreni di almeno 500 mq, e di edifici di 14 metri per appezzamenti di dimensioni inferiori. Ovviamente, queste previsioni riguarderebbero solo il futuro e quindi non si capisce il favore con cui è stata accolta dai proprietari di annessi agricoli con dimensioni superiori rispetto alla normativa attuale: non potendo essere retroattiva, la variante non sanerebbe questi abusi. Piano di comparto. Ma ecco il colpo di scena: l'ipotesi della giunta non sarebbe una variante al regolamento urbanistico (che richiederebbe l'adozione, la pubblicazione del Burt, le osservazioni, le controdeduzioni e infine l'approvazione del consiglio comunale), bensì un piano di comparto rivolto a stabilizzare una situazione esistente ormai da trent'anni, quella degli annessi agricoli a servizio di un'attività di coltivazione amatoriale. In poche parole, l'amministrazione comunale non farebbe altro che prendere atto della situazione esistente - che è difforme dalle previsioni del regolamento urbanistico - escludendo solo l'uso improprio del territorio e l'indebito arricchimento: in pratica chi ha trasformato l'annesso in una vera e propria seconda casa. Da qui la decisione di stabilire dimensioni comunque ridotte per gli annessi agricoli che, secondo la giunta, sono al servizio di una funzione sociale. Efficacia. Da questo provvedimento derivano una serie di conseguenze. La prima: i proprietari di annessi agricoli a cui sono stati contestati gli abusi edilizi, con tanto di notifica, non possono rientrare in alcun caso in questo piano. Per regolarizzarsi dovranno demolire l'abuso e ricostruire una struttura che rispetti le nuove dimensioni. Questo perché il Comune non vuole e non può sanare abusi. Sono esclusi anche gli annessi agricoli di dimensioni superiori ai 14 e ai 28 metri quadri previsti dalla nuova disciplina: sono fuori regola oggi e lo resteranno anche in futuro, visto che il Comune con questo piano vuole comunque impedire la cementificazione del territorio. Tutto ok, invece, per le nuove costruzioni che saranno realizzate nel rispetto delle misure rivedute e corrette. Disparità. Resta però da capire - ed è questo il nodo più complesso da districare - in quale modo gli annessi agricoli già esistenti che superano gli 8 mq di superficie (superficie massima attualmente prevista dal regolamento urbanistico), ma che sono inferiori ai 14 o ai 28 mq, possano rientrare nel piano di comparto. Perché di fatto l'operazione di inserimento si concluderebbe comunque con una sorta di sanatoria per questi edifici, che rappresentano la gran parte degli annessi al centro della vicenda. Per capire la soluzione a cui sta lavorando l'amministrazione comunale, visto che per ora il sindaco non interviene direttamente sulla vicenda, bisognerà conoscere nel dettaglio la delibera che dovrà essere discussa e votata in giunta. L'atto poi dovrà essere portato all'esame della commissione competente e quindi approderà in consiglio comunale per il voto. Difficile, con un iter del genere, che la questione possa chiudersi entro la fine dell'anno. E i dubbi intanto restano.