Già costato 5 milioni, mai aperto. Mondiali saltati Il grande bocciodromo del Torrino è in ritardo di cinque anni, ed è già costato quasi 5 milioni di euro, 800 mila in più del previsto. Quello che doveva diventare, in via della Grande Muraglia, il centro più grande del mondo per gli appassionati di bocce, da dieci anni è un cantiere che non ha fissato ancora una data di apertura. A ricostruire una vicenda di ordinaria burocrazia intrecciata a interessi spesso poco chiari è il presidente della Federazione italiana bocce, Romolo Rizzoli: «I primi sei anni li abbiamo passati a guardarci in faccia, era tutto bloccato senza che nessuno riuscisse a capire il perché, io ho dovuto scrivere alle diverse amministrazioni perché qualcosa cominciasse a muoversi. A lungo abbiamo temuto che qualche costruttore mettesse le mani sul terreno. Negli ultimi tre anni, il Comune ha dato il via alla costruzione del palazzetto, ma quando ci ha firmato la concessione abbiamo scoperto intere zone da rifare. Questi nuovi lavori, a carico nostro, hanno fatto slittare di un altro anno lapertura e i costi sono lievitati a 4,8 milioni. Soldi - precisa il presidente - che ha dovuto anticipare la federazione». I ritardi hanno zavorrato lattività sportiva internazionale. A marzo erano in calendario i mondiali femminili: si sarebbero dovuto disputare a Roma, ma con il palazzetto ancora inagibile li hanno spostati a Bevagna, in Umbria. E una data certa di apertura ancora non cè: alla fine del cantiere mancano limpianto di irrigazione e quello di aerazione, lalimentazione elettrica, gli ascensori, la linea telefonica, lorganizzazione degli impianti esterni e il rifacimento di alcune strutture. Lapprovazione del progetto risale al 1999, anche se solo nel 2005 è stata posata la prima pietra dallallora sindaco Walter Veltroni. E per tentare di velocizzare lopera il progetto è stato ridimensionato: dai 24 campi previsti, si è passati a realizzarne solo 16. Otto di questi sono coperti da tribune fisse in grado di ospitare 590 spettatori. Poi ci sono gli spogliatoi per i giocatori, la foresteria con 15 stanze e 30 posti letto, un bar-ristorante. A Roma i casi irrisolti di impiantistica sportiva si stanno moltiplicando. Cè infatti anche un altro progetto che rischia di non vedere la luce: è il nuovo velodromo olimpico. Lassessore allUrbanistica Marco Corsini ha segnalato al delegato allo Sport, Alessandro Cochi, che larea individuata al Laurentino 38 per la nuova casa del ciclismo non è compatibile per motivi urbanistici. E ora si riparte da zero.