La "fase uno" prevede più di 3000 piante. Interventi massicci anche fuori dal centro per riqualificare i viali di scorrimento Rose, tigli, bagolari e aceri nelle grandi arterie daccesso che sono come un biglietto da visita Cento platani contro il degrado in Porta Volta, altri nelle aiuole ora ridotte a parcheggi Cento platani sui Bastioni di Porta Volta «per restituire dignità a un quadro urbano piuttosto compromesso». Altre centinaia lungo la circonvallazione da viale Puglia a viale Romagna, nelle aiuole occupate abusivamente dalle auto. E ancora bagolari, aceri, tigli per rendere meno tristi le periferie. È unidea di ampio respiro, un progetto che abbraccia tutta la città, e non solo lasse di via Dante, quella che Renzo Piano ha disegnato per Milano, per tradurre il desiderio di Claudio Abbado di tornare a dirigere la Scala in una città con 90mila alberi in più. Un progetto chiuso il 30 novembre scorso e fatto di 12 luoghi da ricostruire attraverso un lungo e non solo simbolico filo verde fatto da 3182 piante. Cè corso Genova, con la sua grigia successione di palazzi, rotaie e pavé: qui si immagina una alberatura su entrambi i lati, 98 piante a intervallare i posti auto (anche se lultimo annuncio del Comune è di voler restringere i marciapiedi a favore della strada), per poi sbucare sulla circonvallazione interna. Su via De Amicis e via Molino delle Armi altri 96 alberi sono immaginati solo sul lato destro, dove il marciapiede è più largo. Doppia fila di alberi, altri cento, anche in viale Bligny, lì dove il traffico rende laria irrespirabile. Ma lidea alla base del progetto di Piano è anche quella di far «dialogare gli alberi con monumenti e cortina edilizia, e ingentilire laspetto totalmente minerario dellambiente». Succede in piazzetta Brera, in via Fiori Chiari, dove i tesori naturali sono celati dietro i portoni. Milano, però, offre anche ampi viali: così è nel quadrilatero tra piazza Indipendenza e corso XXII Marzo, dove il piano di "riforestazione" è già in corso; se il progetto si estendesse ai 40 chilometri dellintero settore orientale si potrebbe arrivare - in unipotetica "fase due" - a ospitare circa 7mila alberi. Stessa filosofia anche sui viali delle regioni (da viale Puglia a viale Romagna) dove si impongono i 10mila platani già esistenti, ma dove un lavoro di "copertura" delle discontinuità porterebbe, in un secondo tempo, altri mille arbusti. Sin dallinizio Abbado aveva chiarito che il suo desiderio riguardava lintera città, non solo il centro. Ecco perché gli ultimi quattro, impegnativi studi riguardano gli assi di accesso alla città. Cè il quartiere dei Missaglia, con 1.250 alberi lungo la strada principale e nelle vicinanze. Cè la zona Palmanova - via Cesana, largo Tel Aviv e via Derna - con strade larghe venti, venticinque metri: potrebbero essere ristrette a sette metri, dice lo studio di Piano, «con larghi marciapiedi e due fasce laterali di parcheggio a pettine, ortogonale o diagonale, interrotto ogni tre o quattro posti da aiuole con alberi medio-grandi»; mentre su via Palmanova mancano ancora 180 "cedri deodara" per completare la barriera del controviale. E infine viale Forlanini, con il suo «paesaggio discontinuo e disadorno, inadatto al carattere di rappresentanza che deve svolgere». Basterebbe poco: completare la siepe, piantare arbusti come le rose. Con un risultato minimo e massimo: dalle 600 piante del progetto fino a tremila, in base a quanto il Comune vorrà impegnarsi.