Cecconi: «L'arte si salva con enogastronomia e turismo» Maurizio Cecconi, uno che la teoria della «cultura in salsa glocal-economica» la applica con successo da anni, non si stanca di ripeterlo: per salvarsi il «Bello artistico », massacrato dai tagli alla cultura, deve uscire dalle categorie filosofiche e fondersi con i prodotti Dop, i paesaggi mozzafiato dell'entroterra e, in buona sostanza, con un ragionamento economico. Come imprenditore e come direttore del Salone dei Beni e delle Attività Culturali e di Restaura che ha aperto ieri i battenti al padiglione 107 del Terminal Passeggeri, alla Marittima di Venezia e chiude domani, Cecconi ha preso il toro per le corna dicendo: «Potrebbe essere l'ultima edizione del Salone ». Colpa della crisi, certo. E la crisi la si percorre stand dopo stand in una tredicesima edizione in cui gli spazi si allargano, gli allestimenti «respirano» di più e giusto le Regioni, Campania, Sardegna, Puglia e il Veneto in primis, ha ancora la forza di predisporre l'artiglieria pesante sul piano fieristico, materiali confezionati con classe che ripercorrono le iniziative intraprese, salottini, video ultra piatti al plasma pure per raccontare la poesia ruvida e intensa di Mario Rigoni Stern e le sue montagne. Ecco, il Salone che mette in vetrina il meglio della cultura italiana quest'anno è così, fra una Cadillac in esposizione dalle cromature sbarluccicanti alle delicate statuine in ceramica del presepe che arriva dalla Provincia di Salerno. Piccole chicche, come le anforine e le suppellettili antiche che tentano l'ammiccamento da qualche vetrinetta. Capita di imbattersi nello stand curioso, uno su tutti, quello della Fabbrica del Suono nel cuneese, un luogo dedicato ai bambini per imparare come il rumore si trasformi in musica. Fa venir voglia di dimenticare per un po' le miserie e le preoccupazioni quotidiane, questo Salone. Fuori, all'ingresso, però, galleggiano appesi ai rami di un albero spoglio i palloncini tricolori e relativi messaggi di protesta dei restauratori, categoria di fantasmi che, proprio ieri mattina, hanno protestato contro l'invisibilità del loro mestiere. Nessun contratto specifico, nessun riconoscimento della professionalità, delle competenze. Tutti nomadi per passione, quella verso il restauro delle opere d'arte, e per necessità, perché si lavora un mese in Veneto e uno in Sicilia. Difficile pure contarsi visto il moto perpetuo per strappare due mesi di contratto precario. Eppure, hanno letteralmente fra le mani la più grande risorsa nazionale, l'arte. Al presidente della Repubblica sono arrivate fino a oggi 35.000 firme per chiedere un inquadramento professionale minimo, a occhio, dicono i cento restauratori veneziani, in Veneto siamo qualche migliaio. E poi, su tutti, cala la mannaia disincantata del sindaco Massimo Cacciari che dice: «Il ministro della Cultura Sandro Bondi aveva qualche buona idea sulla cultura, almeno all'inizio, poi non se n'è fatto nulla. La colpa, però, è anche del mondo che ruota attorno ai beni culturali. Sbaglia chi pensa di poter vivere eternamente di rendita. Bisogna entrare nella mentalità secondo cui i musei sono dei centri di produzione culturale e di innovazione non centri di tutela e conservazione. Si deve investire per creare strategie e promuovere tutto ciò che di buono abbiamo in Italia. Per questo la strada è investire nella specializzazione e nella ricerca». E questa, secondo Cecconi, è l'istantanea del Salone nell'anno della crisi con un Sud che sta crescendo molto più del nord e investe davvero in cultura, basta fare la spunta degli stand presenti. Sul versante delle «buone notizie», invece, la premiazione, ieri, di Philippe Daverio, testimonial del Salone 2009 e di Renata Codello, sovrintendente ai beni architettonici e paesaggistici di Venezia. Daverio ha ricevuto ieri il Premio Venezia alla Comunicazione «per l'intelligenza, il gusto, l' invenzione di nuovi linguaggi televisivi». L'architetto Codello, invece, premiata da Phylip Rylands, direttore della Collezione Peggy Guggenheim, ha ritirato il riconoscimento a nome della sovrintendenza veneziana per l'esemplare restauro concluso circa un anno fa, di Palazzo Grimani, sempre a Venezia. Martina Zambon
Beni culturali, il Salone mette in mostra la crisi
Il Salone dei Beni e delle Attività Culturali e di Restaura si è aperto ieri al padiglione 107 del Terminal Passeggeri, alla Marittima di Venezia, con una tredicesima edizione in cui gli spazi si allargano e gli allestimenti respirano di più. Il direttore, Maurizio Cecconi, ha sottolineato l'importanza di unire l'arte con l'enogastronomia e il turismo per salvarla. Ha anche parlato della crisi che ha colpito il settore, ma ha notato che il Sud sta crescendo più del nord e investe in cultura. Il Salone mette in vetrina il meglio della cultura italiana, con stand come quello della Fabbrica del Suono, che tenta di educare i bambini a trasformare il rumore in musica.
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