Ora, usando anche il georadar, si tenta di identificare le ossa Studiosi si avvarranno del Dna. Il 2010, 400 anniversario della morte del Caravaggio, proietterà Porto Ercole nel progetto, teso a identificare i resti del pittore, voluto da un comitato di cui fa parte, tra gli altri, mons. Del Rio Carrasco, sottosegretario della pontificia commissione per i beni culturali. A Porto Ercole si riapre dunque un discorso che sembrava chiuso. Quello della collocazione del corpo del Caravaggio, liquidato come "disperso" nonostante si conoscesse per certo il luogo della morte (la spiaggia della Feniglia) e quello della sepoltura (il cimitero di San Sebastiano). Ed è qui che lavoreranno scienziati di diverse discipline dando visibilità e lustro, come è stato detto nella conferenza stampa di presentazione dagli assessori Fanteria e Pica, a Porto Ercole ed aprendo la strada, in caso di esito positivo, alla costruzione della tomba dell'artista. Sarà, ad ogni modo, un percorso lungo e complesso per arrivare a stabilire con sicurezza scientifica che le ossa rinvenute sono del Caravaggio. Innanzitutto bisognerà stabilire, attraverso indizi e testimonianze, la collocazione del corpo e qui dare avvio agli scavi con il georadar. Sui resti che "potrebbero essere" del pittore si faranno i primi riscontri sul periodo storico e le caratteristiche fisiche note, quindi entrerà in scena il Dna. Che verrà estratto dai reperti ossei e comparato con quello di individui genealogicamente congiunti. Verranno analizzate persone che portano lo stesso cognome e abitano nella stessa area geografica per poi restringere il cerchio, in assenza di figli, ai discendenti viventi per via collaterale. In una fase successiva si procederà anche alla ricostruzione del volto modellato sul calco cranico ed al confronto con le effigi tramandate dall'iconografia. Così del Caravaggio e delle cause che ne hanno determinato la prematura scomparsa all'Argentario si saprà proprio tutto.