La maggior parte verrà collocata nelle aree della circonvallazione e nelle periferie: da via dei Missaglia a viale Lucania, da viale Forlanini a tutto il circondario di corso Indipendenza Solo se le radici affondano nel terreno si garantisce il pieno sviluppo di rami e foglie senza quel carattere artificiale e decorativo che caratterizza la sistemazione nei vasi Molti dei nuovi alberi serviranno a sostituire essenze malate o a ritessere buchi e smagliature Il mio è semplicemente un lavoro da giardiniere capo, senza pretese estetiche Larchitetto genovese incaricato dal maestro Abbado di tradurre in realtà il sogno di trasformare la metropoli di pietra in una metropoli verde "Non si tratta di un problema di arredo ma di qualità dellaria Le piante aiutano ad abbassare la temperatura di due o tre gradi" «Infatti - dice Piano - tutti gli alberi devono essere piantati in terra perché solo in questo modo si garantisce il pieno sviluppo della pianta sottraendole quel carattere artificiale e un po decorativo che hanno sempre le piante sistemate in vaso. Figini inoltre parlava di ampliare e rinnovare parchi e zone verde esistenti, magari eliminando alcuni cortili chiusi e collegandoli in ampi spazi aperti, oltre che individuare le grandi aree dove far sorgere o infoltire il verde. Non si tratta insomma di inficiare la logica storica della città di pietra, ma di rivederne la struttura dallinterno secondo una tradizione che già gli austriaci prima e i francesi poi avevano consolidato con la creazione dei parchi storici, dal Piermarini allAlemagna». Per Piano, insomma, il punto è valorizzare invece una vocazione della città, le cui tracce attendono solo di essere riprese e messe a sistema: «Piantare alberi - dice - è un gesto di fiducia in una visione della città che definisce come suo limite naturale una "cintura verde" - una green belt come la chiamano gli inglesi - che riunisca in un unico, continuo anello di verde il sistema di parchi che la circonda, compreso lenorme comparto del Parco Sud. Daltra parte le previsioni del nuovo Pgt parlano già degli otto raggi verdi che dal centro di Milano dovrebbero raggiungere la green belt, appunto e il Piano pluriennale comunale del verde contempla la realizzazione di boschetti di benvenuto nei principali accessi alla città, la riqualificazione di alcuni parchi esistenti e nuovi parchi di progetto tra cui quelli sul tema della biodiversità. Si tratta di pensare su una scala territoriale più ampia, attraverso una visione strategica che integri gli elementi di cesura sino a raggiungere una configurazione dallidentità forte e precisa». Se gli si obietta che parlare di verde oggi significa assicurarsi un consenso scontato soprattutto lì dove la politica urbanistica implica conflitti, Renzo Piano assicura che non sta pensando a un «verde come cipria urbana», ma a unidea duso della città che al contrario va contro la politica dei parcheggi e della viabilità indiscriminata. «Il mio - tiene a precisare - non è un ragionamento estetico, di abbellimento generico attraverso luso capriccioso di elementi naturali. Le città sono delle inevitabili isole di calore: le concentrazioni di energia, i palazzi, lasfalto, producono un aumento della temperatura che risulta sempre più intollerabile sotto il profilo ambientale. Il verde aiuta ad abbassare la temperatura media di una città di due, tre gradi, rendendo più sostenibile la vita e contribuendo ad abbattere linquinamento dellaria di cui tutti giustamente si lamentano. Non è dunque un problema di arredo urbano, ma di qualità tecnica dellaria e di conseguenza di ripensamento critico dello sviluppo di una città. Non a caso il progetto si avvale della consulenza di un botanico bravissimo come Franco Giorgetta ed è stato sviluppato a stretto contatto con Flora Vallone, dirigente del settore Verde e arredo urbano del Comune. Abbiamo individuato diversi casi studio, il primo dei quali sarà realizzato entro la primavera del 2010 e corrisponde al tratto di città che collega il Castello al Duomo lungo lasse monumentale di via Dante». Circa 220 frassini disposti a doppio filare ad impalcato alto in modo da non disturbare i dehors dei caffè e non intralciare visivamente le attività commerciali lungo la strada ridisegneranno una passeggiata pedonale alberata e continua che partirà da largo Beltrami e attraverso largo Cairoli e via Dante raggiungerà piazza Cordusio, via Orefici e piazza del Duomo: qui, sul fronte della piazza opposta al Duomo, verrà piantato il famoso "bosco" di carpini che ha suscitato critiche per la sua presunta incongruenza con la natura "minerale" di questa particolare parte della città. Pochi ricordano però che nel 1988, su incarico della Metropolitana Milanese, Ignazio Gardella si era posto lo stesso problema, suggerendo la costruzione di un muro-fontana con una successione di archi da cui scendeva un velo dacqua sino a una vasca a livello della piazza. «In realtà - precisa Piano - non si tratta di un bosco, ma di unarchitettura verde, che riprende lirrealizzato palazzo dellIndipendenza previsto da Mengoni nel 1878 per la conclusione del quarto lato di piazza del Duomo. Rispetto alla evocativa scenografia di Gardella proponiamo unarchitettura topiaria che occupa la stessa superficie dellaiuola attuale: una quinta di carpini posizionati su un basamento la cui altezza permette di contenere la terra necessaria alla buona saluta delle piante. Il basamento è circondato da gradinate che permettono laccesso alla quota sopralzata di un metro e quaranta: così non si interrompe la vista allinterno della piazza e si costituisce un luogo piacevole dincontro e di sosta. Questa soluzione è stata verificata anche dalla Soprintendenza ai Beni architettonici con la quale abbiamo lavorato in stretta collaborazione». Ma non si corre il rischio di puntare sempre e solo sulla privilegiata città storica? La risposta è categorica: «No, la maggior parte dei 90mila alberi staranno nelle aree della circonvallazione e nelle periferie, come il quartiere di via dei Missaglia, ad esempio, o viale Lucania e via Forlanini, dove 600 piante nuove disegneranno il viale verde daccesso alla città e 3mila piante nelle dieci radiali principali creeranno una rete verde a sostegno del parco. Nella sola area di corso Indipendenza 7mila mila alberi rinforzeranno aiuole adibite oggi a parcheggi ricostruendo lo spirito dei grandi boulevard del piano Masera dinizio secolo. Molti dei nuovi alberi inoltre serviranno a sostituire essenze malate o a ritessere buchi e smagliature. Il mio è semplicemente un lavoro di giardiniere capo: un lavoro senza pretese estetiche, al servizio della città».