Sabato 28 novembre il pomeriggio di Busto Arsizio è stato animato da un importante convegno. Partendo dal contesto storico della città tra Cinquecento e Settecento, è stato presentato il caso di studio di Casa Canavesi Bossi, meglio conosciuta come il Conventino, affrontato in una tesi di specializzazione dagli architetti Pizzoli e Carbut. Il convegno - In cattedra c'erano proprio tutti: Franco Bertolli, direttore della Biblioteca Capitolare di S.Giovanni, Augusto Spada, architetto nonché esperto conoscitore della città e il professore Amedeo Bellini, Direttore della Scuola di Specializzazione di Restauro dei Beni architettonici e paesistici, di Milano. Tutti convocati per prendere parte al convegno che ha avuto luogo in città sabato pomeriggio 28 novembre, dal titolo: "La Busto Arsizio dal Cinquecento al Settecento, conoscere la storia e l'architettura per tramandarla al futuro". Dopo aver tracciato un profilo della città di quel periodo storico, dal punto di vista culturale, urbanistico ed architettonico, il clou della conferenza ha visto l'intervento degli architetti Rolando Pizzoli e Silvia Carbut che hanno portato all'attenzione il caso della residenza cinquecentesca Canavesi Bossi, meglio noto come Conventino di via Matteotti, debitamente approfondito nella loro tesi di specializzazione che ha visto la collaborazione tra la Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti di Milano, diretta appunto dal prof. Amedeo Bellini, e quella di Genova, diretta dal prof. Stefano F.Musso. Una tesi che oltre alla storia dell'edificio, attualmente in uno stato di profondo degrado, ne ipotizza la rifunzionalizzazione. Ne parliamo con loro. Come si struttura il caso di studio dell'edificio? "Lo studio si è articolato in più fasi, partendo da delle analisi a varia scala dell'edificio e del suo intorno, passando per uno studio puntuale delle possibili funzioni compatibili con una rifunzionalizzazione (ed eventualmente una valorizzazione) dell'edificio, per fornire infine delle indicazioni sugli interventi da eseguire". Che tipo di analisi avete realizzato? "Per quanto riguarda le analisi effettuate, si è innanzitutto realizzato un rilievo topografico dell'edificio, al fine di restituire le piante dei vari piani e alcune sezioni. Inoltre si è realizzato un accurato rilievo fotografico e successivamente, sovrapponendo le varie piante e mettendole in relazione con le notizie raccolte dalla consultazione delle fonti bibliografiche, cartografiche, documentarie e iconografiche reperite, è stato possibile ricostruire la stratigrafia costruttiva dell'edificio, anche attraverso un modello tridimensionale, evidenziando i principali corpi di fabbrica e la successione temporale con cui sono stati costruiti e modificati nell'arco dei secoli, a partire dal XV secolo fino ai giorni nostri. Infine, abbiamo analizzato la struttura materiale dell'edificio e le principali tecniche costruttive utilizzate". Quali sono le testimonianze architettoniche ed artistiche più significative che sono emerse? "Di probabile origine cinquecentesca sono le cantine voltate, paragonabili a quelle di Palazzo Marliani Cicogna, la ghiacciaia e una colonna lavorata ed analoga a quelle di altri edifici del XVI secolo sopravvissuti in città. Della seconda fase settecentesca, che ancora oggi connota integralmente l'edificio, sono l'elegante corte colonnata, i soffitti a cassettoni, gli oculi di sottogronda e l'enfasi data al portale d'ingresso". Su queste analisi si fondano le motivazioni di un recupero dell'edificio? "Sì, queste fasi di studio ci hanno portato ad una conoscenza approfondita del manufatto, acquisendo delle informazioni atte a sostenere la necessità di un recupero dell'immobile, in quanto costituisce uno degli edifici più antichi e rappresentativi, anche dal punto di vista delle tecniche costruttive, dell'architettura storica di Busto Arsizio e che, tra l'altro, si è mantenuto pressoché intatto dal XVII secolo, degrado a parte ovviamente". Da qui avete avanzato un'ipotesi di recupero e di rifunzionalizzazione, giusto? "Sì, abbiamo elaborato un'ipotesi progettuale che prevede di restituire l'edificio alla città conferendogli una funzione pubblica, che possa garantire un utile economico anche al Comune, attualmente proprietario dello stabile, per autofinanziare le opere di manutenzione ordinaria dell'edificio. Ovviamente la funzione deve essere compatibile con il mantenimento delle strutture storiche e dei materiali originali. Si è proceduto inoltre alla verifica dell'effettiva possibilità di trasformare l'edificio in uno spazio pubblico, senza apportare eccessive asportazioni dei materiali originali, prevedendo quindi i nuovi vani scala ed ascensore e l'adeguamento anche ad un pubblico disabile e a predisporre adeguate misure di sicurezza e vie di fuga in caso di incendio". Avete pensato concretamente a quale tipo di funzione pubblica potrebbe ricoprire? "Sì, il nostro progetto prevede un edificio polifunzionale, cha abbia al suo interno funzioni pubbliche e semi-pubbliche, così distribuite: al piano terra piccole botteghe artigiane, in omaggio alla storica vocazione commerciale della via Matteotti, ed eventualmente si prevede anche una funzione culturale, dal momento che gli ambienti della porzione settentrionale, facilmente collegabili tra loro, possono essere facilmente adibiti a spazi espositivi, che possono comprendere anche i suggestivi ambienti della cantina e della ghiacciaia. Al primo piano, non potendo prevedere un grande afflusso di pubblico per non dover inutilmente rimuovere, e quindi perdere, i solai lignei ancora esistenti, si prevede di affittare gli spazi ad associazioni culturali locali o a piccoli uffici. Nel sottotetto, per la vastità dei suoi ambienti, è prevista la creazione di una sala riunioni, ad uso dei comitati di quartiere o di altre associazioni". Manuela Ciriacono
ArteVarese
3 Dicembre 2009
Busto Arsizio - Conventino, ipotesi di recupero
MA
Manuela Ciriacono
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Sabato 28 novembre, a Busto Arsizio, è stato organizzato un convegno su "La Busto Arsizio dal Cinquecento al Settecento, conoscere la storia e l'architettura per tramandarla al futuro". Gli architetti Rolando Pizzoli e Silvia Carbut hanno presentato un caso di studio sulla residenza cinquecentesca Canavesi Bossi, meglio conosciuta come Conventino, affrontato in una tesi di specializzazione. Il convegno ha visto la partecipazione di Franco Bertolli, Augusto Spada e Amedeo Bellini.
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