(ASCA) - Roma, 3 dic - A distanza di diversi mesi dal violento terremoto del 6 aprile scorso, la regione Abruzzo e' ancora oggi vittima delle conseguenze dei 'sinkholes', sprofondamenti del suolo nei centri urbani, localizzati ai bordi del lago Sinizzo a San Demetrio ne' Vestini (AQ), in cui non molto tempo fa c'era un'area di gioco e ristoro per famiglie, divenuta pericolosa e impraticabile. Se n'e' discusso oggi a Roma, nella sede dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), nel corso del 2 workshop internazionale "I sinkholes. Gli sprofondamenti catastrofici nell'ambiente naturale ed in quello antropizzato", i cui lavori proseguiranno anche nella giornata di domani. In diverse aree della piana aquilana (Roio Piano, Civita di Bagno, Onna), tali depressioni del suolo sono spesso mascherate e difficilmente distinguibili per la presenza di strutture recenti ad opera umana e che andrebbero invece attentamente valutate in funzione di pianificazioni future. Si tratta di sprofondamenti ampi anche centinaia di metri e che minacciano i centri urbani e le aree naturali, verificandosi in modo spesso improvviso e devastante. I 'sinkholes' sono fenomeni che interessano, se pur in misura diversa, l'intero territorio nazionale, costituendo fattori di rischio molto elevato, in quanto sovente caratterizzati da una rapida evoluzione (6 ore circa) che coinvolge aree urbanizzate e infrastrutture, talvolta con un costo in vite umane. Ad innescare queste voragini, piogge copiose e fratture del suolo ma anche attivita' umane ed eventi sismici. In cima alla classifica delle citta' a rischio, Roma e Napoli ma anche Cagliari e Lecce e una lunga lista di altri comuni di Lazio, Abruzzo, Toscana, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Eppure i 'sinkholes' rappresentato un fenomeno spesso poco considerato, come ha spiegato Emilio Santori, Sub Commissario ISPRA, nel corso del suo intervento di apertura dei lavori. "A distanza di 5 anni dal primo seminario del maggio 2004, si e' ritenuto utile riaccendere l'interesse su questo tema geologico, sicuramente dibattuto in ambiente scientifico ma poco noto all'opinione pubblica. Si parla molto di frane e alluvioni, ma non altrettanto di quegli sprofondamenti che, al pari di alcuni fenomeni naturali, possono essere altrettanto pericolosi per la popolazione, soprattutto qualora si verifichino in aree antropizzate". Il fenomeno sinkhole, infatti, non risparmia neanche centri urbani densamente popolati, come la citta' di Roma, sotto la cui superficie sono presenti numerosissime cavita' sotterranee di origine antropica come cave, catacombe, cunicoli idraulici, acquedotti, fognature e sotterranei di interesse archeologico. Si tratta soprattutto di strutture costituite da depositi vulcanici litoidi o pozzolanacei e subordinatamente ghiaie eo sabbie. Dal 1915 ad oggi, nella Capitale si sono verificati circa 100 casi di dissesto, tutti dovuti a cave sotterranee di materiali da costruzione: episodi che, oltre ai danni materiali, hanno causato non poche vittime. Tra i quartieri oggi piu' a rischio, il Centro storico, il Prenestino, Tor Pignattara, l'Appio-Tuscolano, Monteverde vecchio e la zona di San Pietro. mpdsamalf