Ripulisti nei posti chiave. Decisionismo. Viabilità rivoluzionata. Bagni di folla. Così Renzi vuole cambiare la città. Ma sul nuovo sindaco piovono già le critiche. Anche dall'interno del suo partito E l'Obama del Lungarno si scoprì Robespierre. Dalla sua elezione a sindaco al ballottaggio di giugno, sotto la ghigliottina di Matteo Renzi cadono una dopo l'altra le teste dell'intera giunta Domenici, i vertici della macchina burocratica di Palazzo Vecchio, il chiacchierato capo dei vigili, i potenti presidenti delle municipalizzate di trasporti, rifiuti, parcheggi, a giorni anche acqua, poi Centrale del latte: un ripulisti che neanche la destra avrebbe osato. "Sì, ho azzerato Urbanistica, Sviluppo economico, Trasporti e Comunicazione. I dirigenti che non conoscevo li ho fatti fuori per principio: penso che lo spoils system sia un valore", conferma placidamente tra una confessione sulla linea ("Ho cominciato a vogare per perdere qualche chilo, all'ora di pranzo al Circolo Canottieri") e una battuta su chi lo accusa di essere prepotente e accentratore ("Non puoi neppure montarti la testa, mi prende in giro mia moglie Agnese, già prima eri così presuntuoso!"). E siccome una rivoluzione che si rispetti non può fermarsi alle teste coronate, con pari spietata determinazione Renzi ha liquidato, in basso, l'intera odiata schiatta dei 'vigilini', come a Firenze chiamano gli ausiliari della sosta: "Vede quel semaforo rosso e verde all'ingresso della Ztl in via dell'Agnolo?", indica uscendo a piedi da un'informale conferenza stampa nel cortile delle Murate ora abitazioni popolari, dove le vecchine dal balcone gli lanciavano baci, "è quella la rivoluzione! Prima non sapevi quando potevi entrare e quando no, a metà ti fermavano e ti multavano e il Comune faceva cassa. Ma non possiamo continuare a ripianare il bilancio con 51 milioni l'anno di multe, è indecente!" Dunque, a casa i vigilini, via anche l'autovelox e quell'assurdo limite dei 40 all'ora sul cavalcavia dell'Indiano, basta con lo strozzinaggio sui parcheggi: presto 10 mila posti auto su 40 mila saranno a sosta libera e qualche migliaio li affitteranno a 100 euro al mese. Perché lui è Matteo Renzi uomo del popolo, mica una Moratti qualsiasi che ai milanesi spilla soldi con le contravvenzioni per mangiarseli in mali investimenti in derivati. "Fa il demagogo a spese del bilancio cittadino: ora nessuno mette più un soldo nei parcometri e i vigili stanno a guardare", tuonano Marco Stella e Giovanni Donzelli, i due giovani centravanti del centrodestra in Comune, snocciolando fosche previsioni su ammanchi di cassa tamponati con tagli sui servizi agli anziani, la cultura, i quartieri; "Renzi è uno che entra a gamba tesa, bypassa giunta, consiglio, uffici e il suo stesso partito, e assume in deroga gente che risponde solo a lui: persino gli autisti ha cambiato, portandosi il suo dalla Provincia, dov'era presidente". A dirla tutta, il sindaco bypassa anche loro due, il capogruppo Giovanni Galli e l'intero Pdl locale: sulla legge speciale per Firenze, modello Roma e Venezia, tratta direttamente con Paolo Bonaiuti, fiorentino e portavoce del presidente del Consiglio. Flirt interruptus con l'altro fiorentino Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali Pdl: "Sei un farfallone amoroso", l'ha sberleffato Verdini; "Non sei il mio tipo", l'ha snobbato Renzi. Fosse solo una faccenda di semafori e parcheggi! Invece, con due o tre coup de théâtre, Renzi ha buttato all'aria l'intera politica urbanistica cittadina. Vale a dire un quarto di secolo di polemiche roventi quanto inconcludenti (l'area Fondiaria a Castello), scelte controverse con annesse sollevazioni di popolo e soprintendenze, (la tramvia 2 a fianco del Campanile di Giotto), inchieste della magistratura (l'ex capogruppo Pd per la Procura socio occulto della società di progettazione Quadra favorita dal Comune), accordi siglati e ormai al via (la stazione di Norman Foster per l'Alta Velocità) o definiti in linea di massima (il nuovo stadio e la Cittadella Viola di Diego Della Valle). "Sono felice di annunciare che dal prossimo 25 ottobre piazza del Duomo verrà pedonalizzata", ha scandito a fine settembre di fronte a un attonito Consiglio comunale convinto che si stesse per discutere del nuovo stadio. "Fino all'annuncio lo sapevamo in quattro", racconta ora come se fosse la cosa più ovvia del mondo, per evitare rogne e non sciupare l'effetto, il silenzio preventivo su una scelta chiave che sindaci ed esperti avevano sempre definito "tecnicamente impossibile". Ma ora la piazza, libera da auto, bus, moto, paletti e catene, è fruibile in tutta la sua bellezza. Perché lui è Matteo Renzi, uomo del "meglio sbagliare ma fare", mica un Cammarata qualsiasi, chiacchierone e indecisionista che i palermitani li fa vivere in mezzo ai rifiuti. La mattina della chiusura di piazza del Duomo, Renzi se ne arrivò alla guida di un 'pavesino', pulmino d'antan, carico di neonati e centenari. "Dichiarò sarcastico: "niente concertazione, meglio un concerto", diretto dal maestro Seiji Ozawa, "che subito dopo insignì della cittadinanza onoraria tra flash e tv", ironizza Mauro Fuso, segretario generale Cgil Firenze: "Non ha il senso della mediazione. Considera le associazioni un intralcio, le istanze intermedie una perdita di tempo, i sindacati obsoleti e scarsamente rappresentativi. Destruttura le relazioni istituzionali in nome del rapporto diretto coi cittadini. Finché ha il consenso funziona, ma con chi medierà, dopo? Con i 370 mila residenti uno per uno?". In effetti non è escluso: in un quarto d'ora a piedi dalle Murate al self-service da gourmet al Teatro del sale, il sindaco s'è fermato a parlare con almeno 40 persone, dalla verduraia del mercato di Sant'Ambrogio fino al trippaio, il pescivendolo e Patrizia la fornaia di via dei Macci: smilzo, capelli al gel, Marco Agnoletti, il suo addetto stampa, calcola che a fine mandato non ci sarà un solo fiorentino col quale il sindaco non avrà scambiato almeno qualche battuta per strada o che non avrà ricevuto a Palazzo Vecchio nei colloqui individuali coi cittadini, tutti i mercoledì dalle 7.30 in poi. Blitzkrieg, è questa la tecnica. La tramvia 2 era prevista accanto al campanile di Giotto, snodo cruciale tra i due spicchi della città: un tratto di penna e non ci passerà più. Il percorso della linea 3 l'ha ampiamente rimaneggiato. La linea 1 partirà in via provvisoria sotto Natale: "Ma niente inaugurazione: non si festeggia un'opera che doveva essere completata due anni fa! E un mese gratis per tutti, a titolo di risarcimento". Un marziano a Firenze, uno che non sopporta ritardi e rinvii: qui ci campano, non è chiaro se per via della storia o dei geni. Lui invece arriva, decide, taglia. "Adoro il progetto di Norman Foster per la nuova stazione dell'Alta velocità ai Macelli. Ma è irragionevole, nel posto sbagliato, vecchio di 15 anni, un gigantesco centro commerciale. Non si può fare". E meno male che lo adorava. Ma neanche l'ad di Ferrovie Mauro Moretti ha tempo da perdere: Renzi spera di chiudere l'accordo entro l'anno, Frecciarossa a lato di Santa Maria Novella e recupero delle 24 stazioncine in città, "così ci ritroviamo bell'e pronto un metrò di superficie; poi magari penseremo a linee sotterranee", dice spezzando anche il tabù del buco. Raccontano di un'animata cena newyorkese con Diego Della Valle, in agosto, in cui Renzi avrebbe tagliato le unghie allo strabordante progetto di Cittadella Viola con nuovo stadio, parco a tema e shopping center: "Ma no, abbiamo chiacchierato d'altro, ero lì in vacanza con mia moglie, e per un corso d'inglese alla New York University...". Poi i paletti glieli ha messi lo stesso, al progetto di Della Valle. A qualcuno questa immagine plebiscitaria comincia a dare sui nervi. Soprattutto a sinistra, dentro e fuori il Pd. "Più che una luna di miele tra sindaco e popolo, pare una nuova cappa sulla città: nessuno reagisce, tutti tacciono, annichiliti dal decisionismo di Renzi. Io invece inorridisco quando l'assessore all'Infanzia dichiara che il Comune assiste troppi minori e bisogna metterli in lista d'attesa come fanno a Milano", attacca Marzia Monciatti, oggi Sinistra e libertà, assessora all'Istruzione in Provincia finché Renzi non la cacciò con una mail provocando petizioni e un corteo di protesta. E sull'ampliamento dell'aeroporto di Peretola, è con i sindaci della Piana, tutti Pd, che Renzi ha furiosamente litigato: specie con quello di Sesto Fiorentino, visto che la nuova pista lui l'ha disegnata in parte sul territorio del collega-nemico. Del resto, ciò che pensa della politica e del suo stesso partito, Renzi non si fa certo pregare a esternarlo. Sulle elezioni: "Parliamoci chiaro: non è che ho vinto perché sono ganzo, è che gli altri erano fave". Sulle prossime regionali in Toscana: "Organizziamo primarie anche per decidere chi va in bagno e blocchiamo il listino dei cinque capilista? Allora preferisco il sorteggio". Sulla selezione della classe dirigente: "Un casting, drammaticamente simile al Grande Fratello. Il mondo politico nazionale vive in una bolla, come in un Truman Show: ma fuori chi diavolo sa chi è Fioroni?". Spudorato: ma lui è Matteo Renzi uomo della discontinuità, mica una Serracchiani qualsiasi che prima sferza la nomenklatura e poi ci si accuccia dentro al caldo. Resterebbe Rutelli, con la sua nuova creatura di centro: "Gli voglio bene, eravamo insieme nella Margherita, ma la sua operazione non funziona. Vuole fare Tony Blair, finirà per fare Antonio Gava. E poi io sono di sinistra". E vai! Un taglio alle voci su qualche giochino di sponda del sindaco, considerando che il suo assessore alla Cultura, Giuliano da Empoli (box in basso), ha sottoscritto il documento Rutelli. E fiato alle voci che vogliono Renzi, in un futuro non lontano, candidato alla segreteria del Pd o come si chiamerà: "Il prossimo segretario salterà una generazione". Ecco, appunto. "E sarà una ragazza". Battutacce, tra i suoi, su sforbiciate varie ed eventuali. Lo impiccerà il suo cattolicesimo? Gli rinfacciano, per esempio, il suo silenzio sul caso di don Alessandro Santoro, parroco alle Piagge, il Bronx, dove in 15 anni ha inventato cooperative, laboratori, microcredito e una comunità quasi erede dell'Isolotto di don Milani. Finché don Ale ha sposato una coppia in cui lei era nata lui, operata nel '77, e l'arcivescovo Giuseppe Betori lo ha rimosso spedendolo a pentirsi nel Casentino. Mezza città s'è ribellata, Renzi no. Come la mettiamo? "Mi hanno votato per fare il sindaco, mica il vescovo. E poi, criticano proprio quelli che s'inalberano se la Curia ficca il naso nelle faccende del Comune. Certo, anche la Chiesa ha le sue colpe: i cattolici pare parlino solo d'inizio e fine vita, spermatozoi e fecondazione assistita, o eutanasia e testamento biologico. Ma in mezzo c'è tutta la vita di cui occuparsi! Il politico è il depositario dei sogni della gente, invece ci tocca inseguire gli incubi...". E dietro il Robespierre del Lungarno ecco che rispunta l'Obama. ha collaborato Mario Lancisi