La chiesa di San Francesco d'Assisi a Manfredonia conserva da secoli una bellissima e poco nota Natività che, dopo un lungo e laborioso restauro, tornerà a giorni nella città sipontina, a far risplendere di nuova luce i sacri riti del Natale. L'imponente dipinto su tavola raffigura una Adorazione dei Magi e dei pastori: in primo piano, ai piedi di una casa-torre semidiruta, è collocata la Sacra Famiglia; ai suoi lati compaiono due gruppi di personaggi, a sinistra i pastori, a destra i Magi e i loro paggi; nel luminoso paesaggio di sfondo si intravedono, da una parte, un gregge di pecore ed un pastore appena destatosi dal sonno, nell'atto di scrutare il cielo; dall'altra, un fiabesco corteo con tanto di cammelli e cavalli. Sono qui riunificati più episodi relativi alla nascita di Gesù: l'annuncio ai pastori e la loro visita alla divina Famiglia narrati, nei vangeli sinottici, solo da Luca, l'arrivo dei Magi da Oriente, descritto solo da Matteo. È la raffigurazione di una gioiosa, sontuosa «epifania», cioè la manifestazione-rivelazione del Redentore all'intera umanità rappresentata dalla moltitudine variegata di astanti, caratterizzati ciascuno da singolari ed intensi ritratti. Ma nel dipinto, a ben guardare, è suggerito un richiamo alla passione di Gesù, monito non inusuale nelle raffigurazioni della Natività: il piccolo gruppo in secondo piano, estraneo al vicino corteo, composto di quattro personaggi di cui uno con mantello scarlatto, un altro con copricapo frigio, parrebbe raffigurare l'episodio di Gesù condotto davanti ad Erode, rappresentante, con Pilato, dei re e dei principi che, come recita il Salmista, non lo riconobbero come il Re messianico. Una iscrizione autografa a lettere capitali dichiara che il dipinto è opera di Bernardino e Giulio Licinio patruus et nepos , pittori di famiglia bergamasca trapiantatasi con Antonio a Venezia nella seconda metà del Quattrocento: il primo, ancora legato ai modelli del tardo Bellini e di Giorgione, autore di numerosi ritratti caratterizzati da un sobrio naturalismo; il secondo, suo nipote ed allievo, erede della bottega alla morte dello zio verso il 1550, termine ultimo per la datazione della pala d'altare. Secondo documenti rinvenuti da uno storico locale, committente dell'opera fu Elena Sodini Fresini, consorte del controllore dei dazi di Manfredonia: all'epoca la novellum Sypontum di Carlo d'Angiò era protagonista, come Barletta e Trani, grazie al porto, di una intensa attività mercantile non solo in tutto il bacino adriatico ma anche verso l'Occidente, raggiungendo, con le sue navi da carico, Napoli, Livorno, la Spagna. La gravitazione della Puglia nel 'Golfo' di Venezia, sta a spiegare la presenza di attivissime colonie di veneti nelle maggiori città portuali, spesso anche sedi di consolati e viceconsolati della Serenissima ancora per tutto il Seicento come nel caso di Manfredonia, col compito di prestare assistenza ai mercanti ed alla navigazione mercantile veneziana. Ad essi si deve il gran numero di chiese, cappelle e confraternite intitolate a san Marco e la messe di opere d'arte lagunare nella regione, di cui furono anzitutto mediatori, ma spesso anche committenti, i ricchi mercanti veneziani, e poi signori e patrizi locali, gli Ordini religiosi, le scuole e le congreghe. Anche Manfredonia aveva la sua chiesetta dedicata al Santo veneziano, rimpiazzata, dopo il sacco dei turchi del 1620, da una cappella eretta nella rinnovata Cattedrale, con tanto di altare di proprietà dell'omonima confraternita. Ed è proprio all'assedio turco che si lega il destino di questo dipinto. È probabile che sia scampato alla prima incursione del 1617, che impegnò il Conte Giangirolamo Acquaviva d'Aragona in una strenua difesa nel braccio di mare antistante il porto. Ma la città dovette soccombere al secondo assedio del 1620, che la mise a ferro e a fuoco. A documentare la violenza dell'assalto resta, nel dipinto sipontino, la lunga ferita che divide in basso la tavola, in cui è frutto di sostituzione una larga fascia orizzontale in corrispondenza del corpo del Bambino, totalmente ridipinta così come la cimasa. Già restaurato nel 1970, il dipinto è stato oggetto di un nuovo restauro di carattere sia conservativo che estetico, finalizzato al recupero della sua piena leggibilità. L'intervento è uno dei cinque casi di studio realizzati in seno al progetto «Sostegno al recupero di manufatti lignei e strumenti musicali di valore storico» all'interno dell'Interreg IIIA Italia-Albania, finanziato dalla Regione Puglia, che ha visto la Soprintendenza impegnata in una vasta campagna di diagnostica in collaborazione con il Corso di laurea in Scienza e tecnologia per la diagnostica e la conservazione dei Beni culturali della Facoltà di Scienze dell'Università degli Studi di Bari. Soprintendenza per i Beni storici artistici ed etnoantropologici della Puglia
Tesori. La Natività di Manfredonia. Un pregevole dipinto che testimonia i legami tra la Puglia e Venezia
La chiesa di San Francesco d'Assisi a Manfredonia conserva una Natività di Bernardino e Giulio Licinio, pittori bergamaschi, che rappresenta l'adorazione dei Magi e dei pastori. Il dipinto, datato al XVI secolo, è stato restaurato nel 1970 e ha subito un nuovo restauro estetico e conservativo. La chiesa è stata oggetto di un'attività mercantile intensa nel 'Golfo' di Venezia, che ha portato alla presenza di colonie di veneti nella città. Il dipinto è stato scampato all'assedio turco del 1617, ma la città dovette soccombere al secondo assedio del 1620.
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