Ha visitato il Maxxi? «Diverse volte, nel corso dei lavori. Anche di recente». Le piace l'opera di Zaha Hadid? «Sicuramente no». Paolo Portoghesi, storico dell'arte e tra i più prestigiosi architetti italiani, esce dal coro dei consensi ottenuti dal museo dell'arte contemporanea del Flaminio al momento della sua pre-apertura nei giorni scorsi. «L'edificio è mutilato di due corpi di fabbrica che facevano parte di un sistema progettuale più equilibrato. Fallisce così l'intenzione di far subito entrare il visitatore in un insieme dinamico di volumi e spazi. La Hadid ha subìto un'amputazione dovuta ai costi: non l'hanno lasciata esprimere». «Ma non mi piace - continua Portoghesi - perché il Maxxi è un'architettura violenta e prescrittiva. Il visitatore è spinto ad 'andare alla deriva'. La progettista conduce l'osservatore dove vuole lei e se ne infischia della collocazione delle opere d'arte. Insomma, questa architettura esprime la parte distruttiva dello spirito del tempo. In architettura ci deve anche essere quella costruttiva, seppure al momento non è ancora ben definita». Obiezione necessaria: comunque il Maxxi piace a tanti, illustri professori di architettura compresi. Portoghesi Terminator: «Molti vogliono essere 'up to date', alla moda. Molti artisti sono favorevoli per ingraziarsi la gestione del museo. Mah, qualcuno forse è in buona fede». È stato scritto che il Maxxi è l'esecuzione architettonica delle teorie di Baumann sulla Modernità Liquida: viviamo in un flusso senza punti di riferimento. «La liquidità è meglio espressa da uno snodo autostradale, quanto alla fluidità se la cavano meglio gli ingegneri delle opere viarie». Secondo il professore, che da marzo terrà a Valle Giulia un corso di Bioarchitettura, l'aspetto positivo del Maxxi «sta nel creare il bisogno di un'alternativa: forse era necessario toccare il fondo per iniziare la risalita». Portoghesi, ma non sarà un po' passatista? «No, non sono un Salingaros, che guarda indietro. Io voglio andare avanti. La contemporaneità che apprezzo è quella di Kengo Kuma, di Shingeru Ban, di Mario Botta in opere come il Centro wellness di Arosa in Svizzera: lavori essenziali ed economici ». Il progettista della Grande Moschea cede di qualche millimetro quando il discorso dalla struttura passa allo straordinario effetto cromatico dell'interno del Maxxi, tutto bianco, nero e grigio. «Intanto, si tratta di non-colori già usati, per esempio, dalla Scuola di Vienna. Il colpo d'occhio esprime un certo fascino, va detto. Ma io ho avuto ugualmente un rifiuto anche se riconosco la finezza della ricerca». In questi giorni nella capitale dell'Europa, Strasburgo, stanno sistemando la grande cupola sulla moschea progettata da Portoghesi. Al concorso partecipò anche Zaha Hadid, la cui proposta fu scartata. Ora sembra che il collega romano voglia infierire su chi sconfisse nel 2001. «C'è da aggiungere che gli effetti speciali ottenuti nel Maxxi sono frutto di operazioni carissime: ogni metro quadro costa 7 mila euro. Cemento e materiali carissimi creano una bellezza non naturale, perfino arida». Professore, un suo collega ha usato una sola parola per valutare il Maxxi: una «schifezza». «No, non ha ragione - dice - . La capacità espressiva della Hadid nell''andare alla deriva' è fuori discussione. Eppoi, anche chi riesce ad esprimere, per esempio, l'orrore ha delle capacità». Giuseppe Pullara
La polemica - Portoghesi: Il Maxxi non mi piace
Paolo Portoghesi, storico dell'arte e architetto, ha espresso la sua critica al Maxxi di Roma, definendolo un'architettura "violenta e prescrittiva". Secondo Portoghesi, il museo è stato progettato in modo da "spingere l'osservatore a 'andare alla deriva'", senza una struttura costruttiva. Ha anche criticato l'uso di materiali cari e la mancanza di un'alternativa alle teorie di Baumann sulla Modernità Liquida. Tuttavia, il professore riconosce la finezza della ricerca della progettista Zaha Hadid, ma sostiene che l'effetto cromatico dell'interno del Maxxi è "un certo fascino" che non giustifica la critica.
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