Il cerchio si è chiuso sul papiro di Artemidoro. Si è chiuso proprio alla luce del goffo tentativo di riconoscergli un'autenticità ormai insostenibile: con un articolo pieno di colpevoli inesattezze (uscito su Repubblica nei giorni scorsi) Salvatore Settis, illustre storico dell'arte con l'hobby della papirologia, ha invano cercato di ribaltare mediaticamente l'esito della meticolosa analisi scientifica a più voci che inchioda lo scritto in un'inoppugnabile condanna a falso ottocentesco. Settis, arroccato con un manipolo esiguo di studiosi su posizioni indifendibili, con il pretesto di contestare l'opportunità di riferire sui giornali le vicende - a senso unico - di un papiro ormai palese crosta cade proprio nell'errore di cui si lamenta: evidenzia mediaticamente una posizione scientificamente indifendibile; e nel farlo ignora che da tre anni a questa parte Luciano Canfora ha sottolineato evidenze dirimenti della non-autenticità dello scritto e smontato colpo su colpo l'edizione critica piena di errori, pensata per convincere che il testo greco contenuto riporti un passo di Artemidoro (II sec. a.C.). Stupisce che Settis tratti come un Carneade Simonidis («Tal Simonidis»), quasi certamente l'autore del falso e noto a fine '800 ad antichisti del calibro di Theodor Mommsen e Ulrich von Wilamowitz, i padri degli studi classici moderni. Così come non è condivisibile inserire nell'elenco dei papirologi anti-Canfora alcuni nomi, a iniziare da Margarethe Billerbeck, invece allineati su posizioni canforiane; e ancora sminuire il meticoloso lavoro di Richard Janko («Ricopia gli argomenti di Canfora senza troppa fantasia»), dimenticando come lo studioso americano abbia mostrato le evidentissime somiglianze delle teste e di altre parti del corpo umano disegnate sul papiro a disegni di artisti moderni. Per tacere dell'analisi della scrittura del papiro, modificata più volte a indicare la confusione mentale da parte degli assertori dell'autenticità; in un frangente la grafia è stata paragonata addirittura a un documento databile al 31 a.C.: un'aberrazione papirologica. Quando mai si paragona un testo letterario, come il nostro, a un documento, di per sé in scrittura corsiva e, in questo caso, completamente diversa? In realtà affinità grafiche si riscontrano con un gruppo di papiri trovati a Ercolano e tutti riportati in un volume del 1848, molto diffuso e ricopiato, guarda caso, in numerosi falsi di Simonidis. E ancora: in una lettera in risposta a quanto sapientemente osservato da Canfora (Repubblica del 3011) emerge la confusione tra il geografo Carl Ritter, autore nel '700 di una "Geografia", riportata nel papiro con traduzione letterale, e Gerhard Richter, pittore di inizi Novecento, a dimostrare la preparazione inconsistente dei fautori dell'autenticità. La verità è stata poi ribadita nel corso nel recente convegno a Roma "Geografia e cartografia nel papiro di Artemidoro", dove tutti i relatori hanno negato la paternità artemidorea del testo e l'evidente mano moderna, quasi certamente di Simonidis: addirittura Cosimo Palagiano, ordinario di Geografia alla Sapienza, sospetta che la carta geografica raffiguri parte della Francia durante la presa di Tolosa, in pieno medioevo. E presto la sorpresa: Canfora nel libro di prossima pubblicazione promette la prova finale, un elemento ancora più dirimente di prove comunque già evidenti: documenti, che evidenzierebbero l'intenzione di Simonidis di fabbricare un falso proprio di Artemidoro, autore da lui studiato con interesse.
I geografi mettono ko Settis Nella mappa di Artemidoro spunta la Francia medievale
Un articolo di Salvatore Settis, storico dell'arte, ha cercato di ribaltare la conclusione scientifica sulla non-autenticità del papiro di Artemidoro, pubblicato su Repubblica. Settis ha accusato gli studiosi di essere "mediaticamente" influenzati e ha sostenuto che il testo greco potrebbe essere autentico. Tuttavia, gli studiosi hanno risposto che Settis ha commesso errori e ha ignorato le prove scientifiche. Luciano Canfora ha sottolineato le prove dirimenti della non-autenticità del testo e ha smontato l'edizione critica di Settis. Settis ha anche sminuito il lavoro di altri studiosi, come Margarethe Billerbeck e Richard Janko, che hanno sostenuto la non-autenticità del testo.
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