Da oggi al Museo Diocesano lopera del Buonarroti sarà accanto al crocifisso al centro di una feroce controversia Nella stagione più tormentata della Croce, mentre lEuropa sembra mettere allindice un segno millenario dei popoli, Napoli raddoppia con due Crocifissi. Nel nome di Michelangelo. E offre un appuntamento che, nella sede barocca del museo Diocesano, da oggi e fino al 31 gennaio, incrocia la massima espressione dellarte, con il gusto per i capolavori e il sentimento religioso. Il Cristo di Santo Spirito, di inoppugnabile attribuzione a Michelangelo sarà visibile per la prima volta proprio accanto - o contro, dipende dai punti di vista - al cosiddetto Cristo Ritrovato, il nome dellopera, più piccola e ugualmente "nuda", che ha diviso gli esperti tra chi la ritiene opera del Buonarroti e chi la attribuisce invece a qualche altro, talentuoso, artista del Rinascimento italiano. Linaugurazione è fissata al museo Diocesano a mezzogiorno, con il direttore per la valorizzazione dei Beni culturali del Ministero, Mario Lesca; il vicesindaco di Firenze, Dario Nardella; la soprintendente al Polo museale di Firenze, Cristina Acidini; la soprintendente di Napoli Lorenza Mochi Onori e naturalmente il cardinale Crescenzio Sepe. Il quale, da circa un anno, "corteggiava" la possibilità di una tale kermesse culturale. E ha dovuto bussare al Ministero dellInterno e a quello della Cultura, alla Soprintendenza e al Comune di Firenze, oltreché dialogare con i padri agostiniani, prima di ricevere tutti i sì (entusiasti) al progetto. Alla voce arte, la mostra è un inedito. Il famoso Cristo di Michelangelo, esposto da sempre nel complesso di Santo Spirito a Firenze, è arrivato a Napoli laltra sera scortato da otto carabinieri e vigilanti privati, protetto da una polizza da cento milioni di euro. Ed è la prima volta che lopera affronta un viaggio in trasferta, se si fa eccezione per il restauro recente avvenuto nel vicino museo di Casa Buonarroti. Così il Cristo nudo, quasi anatomico, alto centotrentanove centimetri, con il costato sanguinante famoso in tutto il mondo, plasmato dalle mani di un Michelangelo appena diciassettenne e provato dalla morte del suo protettore Lorenzo il Magnifico, è stato sistemato ieri nel suggestivo coro delle clarisse del Museo diocesano, a largo Donnaregina. Visitandone lallestimento e lemozionato lavoro degli addetti (soprattutto della Cosmo Adv, che gestisce il museo), si scopre che quella Croce - a dispetto della tradizionale esposizione di Santo Spirito - nellincontro con Napoli viene di oltre un metro abbassata tra la gente, quasi a portata di studio (o devozione) dei visitatori. E soprattutto accostato al "gemello", il cosiddetto Cristo Ritrovato, più piccolo di novanta centimetri, dotato di un suo fascino, e già ospite del Diocesano dal maggio scorso. Acquistato di recente dal Ministero per i Beni culturali come unopera del Buonarroti, il Cristo Ritrovato è stato al centro di un vivace dibattito, fino allaspra controversia sullattribuzione. I due Crocifissi sono in asse, sotto il presbiterio. Solo sette passi dividono il più celebre dalla più "giovane" e contestata acquisizione del patrimonio nazionale. E la collocazione accende di colore i due Gesù condannati al legno. Entrambi posizionati ai piedi dellaffresco del Solimena, "Il miracolo delle rose di San Francesco". Ci sono voluti pazienza, fiducia, e la collaborazione di più segmenti dellamministrazione centrale affinché il sogno del vescovo di Napoli e dei cultori darte sacra diventasse realtà. Anche per questo, alla recente presentazione dellevento, un ironico Sepe ha scelto una battuta come buon viatico: «Avremo i due Michelangelo vicini, per 60 giorni. Accoglieranno a braccia aperte pure quelli che non credono al "Michelangelo" piccolo. Non fa niente. Ognuno, di fronte alla Croce, dica ciò che vuole».