Lettera aperta dei due direttori Casi e Adriatico: la stagione ha ottenuto la Medaglia doro della Presidenza della Repubblica ma il Ministero concede una sovvenzione irrisoria. "Il problema del Fus a Bologna è un problema politico di assoluta gravità" Lo Stato finanzia molto di più Parma che il capoluogo Con una lettera aperta al sindaco Delbono e ai suoi due assessori Sita e Mantovani, Stefano Casi e Andrea Adriatico, condirettori di Teatri di Vita, puntano il dito sullincapacità storica del Comune di Bologna a difendere il ruolo e la natura dei suoi teatri nei confronti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il Fondo Unico per lo Spettacolo finanzia di gran lunga di più i teatri di Parma (per un totale di 1.537.919 euro) che il tanto invocato «sistema dei teatri di Bologna», al quale giungono 1.457.256 euro: perché? «Il problema del Fus a Bologna è un problema politico di assoluta gravità», scrivono Casi e Adriatico. Non è un problema che riguardi solo i Teatri di Vita: casi eclatanti sono anche quelli del Teatro dellArgine di San Lazzaro di Savena (10.800 euro) e del Centro La Soffitta (7.516 euro). Ma per Teatri di Vita il problema acquista contorni persino grotteschi. Lunedì scorso, infatti, Casi e Adriatico hanno ricevuto una medaglia doro dal Presidente della Repubblica Napolitano come «premio di rappresentanza» per limpegno culturale e il valore di un programma incentrato sulla condizione femminile (questa sera alle 21.15 il teatro ospita la proiezione di «Io giuro», documentario di Maria Martinelli sulla presenza delle donne nelle forze armate e un dibattito con il vicepresidente della Regione Giuseppina Muzzarelli). Nello stesso giorno hanno avuto notizia del finanziamento concesso loro dal Ministero per la stagione 2009 e della riduzione del contributo del 5 per cento. Se la decurtazione deprime (la subiscono tutte le sovvenzioni erogate), lammontare del contributo sbalordisce per la sua evidente incongruenza: 32.427,00 euro. Lo riconosce lo stesso Ministero che infatti autorizza Teatri di Vita (ad un mese dalla fine dellanno) ad abbattere del 65 lattività del 2009. Il contributo congruo sarebbe dunque tre volte tanto. Da tempo i Teatri di Vita chiedono di essere riconosciuti dallo Stato per quello che realmente sono, un «teatro stabile di innovazione» (e non «unimpresa di produzione»). Ora ricordano a sindaco e assessori che «Il fatto che a 10 anni dalla nascita di Teatri di Vita al Parco dei Pini lattività del nostro teatro non sia ancora stata riconosciuta dal Ministero (come invece per il secondo anno consecutivo dalla sensibilità del nostro Presidente della Repubblica) non può non essere anche un problema di rapporto e comunicazione delle istituzioni che governano gli enti locali. Un rapporto che, ci auguriamo, possa invertire la tendenza con limpegno della nuova amministrazione».