IL MAV, MUSEO ARCHEOLOGICO VIRTUALE La leggenda attribuisce la sua fondazione ad Ercole. Ma la città di Ercolano fiorì all'epoca di Augusto, con il restauro dei suoi edifici pubblici che l'eruzione del Vesuvio seppellì nel 79 dopo Cristo. Oggi è una cittadina di case basse affacciata sul litorale che attira turisti da tutto il mondo per i suoi scavi archeologici. Dove una visita equivale a vagare tra quelle che furono le abitazioni, il foro, le terme, il teatro, lasciando correre la fantasia per percepire l'atmosfera del tempo. Ma se, arrivando davanti al portale di accesso agli scavi, si prosegue per alcune decine di metri lungo la strada principale che sale verso il Vesuvio, l'antica Ercolano sembra materializzarsi in tutto il suo splendore davanti al nostro sguardo. Nascosto nel sottosuolo di un edificio basso anni Venti infatti c'è il MAV, ilMuseo Archeologico Virtuale. Nessun reperto, nessuna traccia di vestigia del passato: qui tutto accade, appunto, in modo virtuale. Perché grazie alle più innovative tecnologie multimediali gli scavi sembrano animarsi e il visitatore ne diventa parte integrante. Così, varcato un immaginario portale, inizia un percorso visivo e tattile, reso possibile da sofisticate applicazioni di intelligenza artificiale basate su sensori che rilevano i movimenti e software che li rielaborano. Basta allora passare la mano sulla fontana per vedere sul fondo l'acqua immaginaria incresparsi. Oppure ritrovarsi, camminando, afar tornare alla luce un antico mosaico. Ma è anche possibile passare attraverso la «nube ardente», simbolo della distruzione della città: minuscole particelle d'acqua scomposte in pixel creano un velo, così impalpabile da lasciare asciutto chi lo oltrepassa. E sul tavolo interattivo, passando la mano, si materializzano immagini e si sfogliano volumi. «Inaugurato da poco più di un anno, il MAV vuole diventare la 'casa' delle nuove tecnologie multimediali applicate ai beni culturali», dice il sindaco Nino Daniele, che è anche presidente della Fondazione che gestisce il museo. Come? «Promuovendo mostre e convegni sull'innovazione. Ma soprattutto continuando asperimentare le tecnologie più all'avanguardia perché il museo diventi la chiave di lettura contemporanea per rileggere il passato ». Ma la valorizzazione del passato attraverso l'innovazione avviene anche all'interno del parco degli scavi, dove a giugno è stato inaugurato un impianto che genera energia elettrica con idrogeno prodotto dal fotovoltaico, contribuendo in modo «pulito » all'illuminazione notturna dell'area archeologica. «È il primo caso in Italia di energia prodotta in un sito del genere spiega Mario Lupacchini, responsabile per la Regione Campania dell'erogazione del fondo realizzato dal CESI con il finanziamento della Regione, è un progetto unico nel suo genere. Oltre a fungere da esempio per divulgare la tecnologia dell'idrogeno, dimostra come un impianto innovativo possa integrarsi perfettamente anche dal punto di vista architettonico». Impianto che oggi è un progetto pilota «già preso in considerazione da molte aziende campane e persino di altre regioni».