I soprintendenti "Impossibile pensare a nuove aperture, manca il personale" Due visitatori su cinque entrano gratis, il numero di turisti è in calo costante SITI chiusi, personale col contagocce, aperture serali e domenicali inesistenti, visitatori in calo, caffetterie e bookshop mai partiti. In Sicilia in questo momento, per lincapacità di tenerli aperti o per restauri in corso, ci sono 60 siti culturali chiusi su 146. «Peggio di così non potrebbe essere», ammette lassessore Lino Leanza, presentando il nuovo programma per la gestione dei Beni culturali in Sicilia. I dati dei primi sei mesi del 2009 sono ancora sottoposti a verifica ma il calo di presenze e di incassi continua. La voce «entrate da biglietterie e servizi aggiuntivi», con la cifra record prevista dallex assessore Antonello Antinoro di 45,8 milioni di euro, sarà abbattuta nella manovra correttiva di almeno venti o trenta milioni. «I servizi aggiuntivi affidati alle società esterne dovevano aumentare le entrate. La quasi totalità dei siti è rimasto invece improduttivo», è la radiografia del dirigente generale dellassessorato Enzo Emanuele sul fallimento dellapplicazione della legge Ronchey. Nel 2008 nei siti archeologici siciliani sono entrati seicentomila visitatori in meno rispetto al 2007, ovvero 3 milioni ottocentomila contro i 4 milioni cinquecentomila. Una fuga quantificata in un milione e trecentomila euro di incassi in meno, quasi 13 milioni di euro contro i 14,276 milioni del 2007. In Sicilia entrano gratis due visitatori su cinque, gli ingressi gratuiti ammontano a un milione e seicentomila contro i due milioni duecentoventicinquemila che pagano il ticket. I siti più gettonati restano il teatro greco-romano di Taormina che ha registrato 706.754 presenze, la Valle dei Templi di Agrigento con 601.867 e larea archeologica di Siracusa, con 537.018 presenze. Segesta e Selinunte, con 315.724 e 274.910 visitatori si sono posizionate al quarto e quinto posto nella classifica dei beni più visitati. Ma ci sono casi esemplari di siti "improduttivi": allantiquarium di Sabucina, a Caltanissetta, nel 2008 i paganti sono stati appena 34, per 63 euro di incassi. E 33 sono state le persone che hanno visitato larea archeologica di Paliké, a Mineo. Un museo come il Paolo Orsi di Siracusa ha registrato 43 mila presenze, di cui appena 18 mila con biglietto. Da quando sono scadute le convenzioni con le tre associazioni dimprese che gestivano i siti in cinque province su nove, diversi luoghi darte sono a rischio chiusura per lesiguo numero di custodi ormai impiegati anche alla biglietteria. Ieri i 65 cassintegrati di una delle società, la Federico musei, hanno occupato la stanza dellassessore Leanza, chiedendo di poter lavorare, anche in maniera «volontaria». «A Marsala, al museo archeologico, abbiamo solo 12 guardiani: se uno si ammala non apriamo la domenica - dice il soprintendente di Trapani Giuseppe Gini - I siti improduttivi non possono avere lo stesso numero di custodi degli altri. Chiediamo uno screening per sapere quanti custodi esistono, dove lavorano e quanti riescono a farsi trasferire a Palermo, dove sono banditi i concorsi». Per lo stesso motivo anche a Palermo è nei guai la soprintendente Adele Mormino. «Il 16 dovremmo aprire il villino Florio e palazzo Ajutamicristo. Saremo costretti a chiudere qualche altro sito - dice la Mormino - Abbiamo già dovuto chiudere per questo villa Bonanno e villa Napoli. E abbiamo seri problemi per il Castello a Mare». Nel cahier de doléance anche il fatto che i soldi dei biglietti finiscono nel calderone del bilancio dellassessorato. «Le nostre casse sono sempre vuote. I siti dovrebbero essere autogestiti: per fare il diserbamento dei 270 ettari dellarea archeologica di Selinunte ogni volta siamo costretti ad attendere mesi prima di ottenere i 700 mila euro che ci servono», aggiunge Gini. Sul fallimento dei «servizi aggiuntivi» sta per presentare un dossier Legambiente. «Il raccordo tra privato e pubblico è stato pessimo - dice il responsabile beni culturali dellassociazione Gianfranco Zanna - I privati hanno attrezzato solo le biglietterie, non hanno fatto alcuna promozione delle attività né i cataloghi dei musei. E la Regione non ha mai controllato i biglietti effettivamente venduti».