Marone: basta critiche, non ci sono risorse per gestire tutti i siti Ieri, sul Corriere del Mezzogiorno , Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli '99, ha lanciato il suo grido d'allarme sullo stato di abbandono dell'area archeologica dei Campi flegrei, dopo aver giudicato suggestivo lo spot che promuove l'immagine della Campania attraverso il protagonismo dei suoi luoghi più inaccessibili come la Piscina mirabilis di Bacoli. L'assessore regionale al turismo, Riccardo Marone, allontana da sé la tentazione polemica e fa appello al buon senso: «Non si può giudicare se non si conosce fino in fondo la situazione ». Certo, assessore, ma lo spot che promuove la Campania in tv e su internet svela siti archeologici poco conosciuti perché chiusi al grande pubblico: come la Piscina mirabilis di Bacoli. «Anzitutto, il primo obiettivo dello spot è stato quello di restituire piena dignità alla Campania. E il successo conseguito credo che ci stia dando ragione. Poi, tutti sanno che è il ministero per i Beni culturali ad avere la piena competenza sulla Piscina mirabilis . Dobbiamo renderci conto che il problema dei costi di gestione non è una voce trascurabile, tuttavia resta irrisolto. Sarebbe fin troppo scontato ripetere che occorrerebbe investire prima di tutto sulla cultura, grande risorsa, altamente competitiva, anche per il turismo». Un mese fa il ministro Bondi accennò che in breve tempo si sarebbe risolto il passaggio della gestione del Museo di Baia, prima inaugurato e poi chiuso, dal ministero alla Regione Campania, così come previsto nell'intesa. «Quello del castello di Baia rappresenta un altro paradosso, perché non si risolvono i problemi trasferendoli sugli altri enti». Ma è stata la Regione Campania a chiedere di voler gestire questi siti. «È stato siglato un accordo perché la Regione prese atto delle enormi difficoltà accusate dal ministero nell'apertura e nella gestione di alcuni beni. Ma tutto questo non significa che il problema si risolve da solo. Anche perché nel Museo di Baia occorre impiegare almeno una cinquantina di addetti, con i conseguenti ed enormi costi». C'è bisogno di risorse. Ma si sapeva anche prima. O no? «Anche per la Regione i costi di gestione costituiscono una voce pesante e non trascurabile. Sull'accordo con il ministero, poi, ci sta lavorando l'assessore Forlenza: credo che per la prossima stagione turistica riapriremo il Museo di Baia. Ma assieme a questo bisogna aggiungere che dato l'enorme patrimonio culturale di cui si dispone, è difficilissimo ricavare reddito da ogni sito, giacché non tutti sono frequentati allo stesso modo. Vogliamo prendere come esempio il caso di Napoli? Registriamo già una pesante difficoltà nelle presenze a Capodimonte, uno dei più interessanti musei del mondo. O a favorire massicci flussi a Palazzo Reale. Si immagini se volessimo sostenere uno spostamento ancora più sbilanciato dei flussi turistici verso l'area flegrea. È perciò che dico e ripeto: bisogna conoscere la realtà prima di consegnarsi esclusivamente al desiderio, o peggio, alle critiche». Quindi, dobbiamo rassegnarci alla impossibilità di valorizzare le testimonianze archeologiche dei Campi flegrei? «Nessuna rassegnazione, poiché noi investiamo per la valorizzazione dei beni culturali. Ma un po' di realismo non farebbe male: nessun governo, di destra o di sinistra, è riuscito a sciogliere il nodo della gestione degli insediamenti culturali». Torniamo alla Piscina mirabilis: ritiene possibile che la più grande cisterna romana esistente in Europa debba essere gestita da una signora, residente nei pressi di quel sito? «Francamente non mi scandalizzo più di tanto. È vero, l'accesso alla Piscina mirabilis è gestito in maniera pittoresca dalla signora che ne possiede le chiavi. Ma non ne farei un dramma. Lavoreremo per risolvere anche questo problema». Al di là del pittoresco, converrà che è una rischiosa anomalia. «Sì, ma fin quando in Italia non sarà pienamente avvertito che la cultura è la più grande e importante risorsa turistica non ne verremo mai a capo. Noi, in Regione Campania, abbiamo impiegato tutti i fondi comunitari a disposizione per tutelare i beni culturali. E la campagna pubblicitaria avviata è un segmento di questo significativo sforzo che stiamo profondendo». Oltre alla promozione, qual è la strategia di valorizzazione delle aree di interesse culturale che il suo assessorato sta perseguendo? «Abbiamo speso milioni di euro per restaurare i beni dello Stato: basti considerare il restauro del Museo archeologico nazionale e della Collezione Farnese. Tuttavia, non riscontro un'analoga sensibilità nei nostri confronti, dato che si inaugurano eventi ed esposizioni, ma la Sovrintendenza trascura di ricordare che la programmazione è resa possibile grazie ai finanziamenti della Regione». A cosa si riferisce? «È avvenuto anche poche ore fa, con l'inaugurazione della mostra di Paolini, alla quale volutamente non sono andato. Le sovrintendenze dovrebbero mostrare più rispetto per chi finanzia i loro eventi».