Venerdì la «primina» per gli under 30 La nuova stagione della Scala comincerà il 4 dicembre con una «prima dei giovani». Televisioni, stampa, spettatori paganti sotto i 30 anni (biglietti a 10 euro, venduti in due ore) assisteranno a una Carmen con il medesimo cast e le stesse scene di Sant'Ambrogio, insomma una vera anteprima. Questa iniziativa rivolta ai giovani è legata alla creazione di un nuovo sito e di una card. L'inaugurazione del 7 dicembre, invece, con il presidente della Repubblica nostro, quello turco, politici in abbondanza e vip o «vippame vario», come taluni frequentatori della rete amano chiamare coloro che contano sarà interessata da proteste di piazza, giustificate dalla difficile situazione del lavoro, ma non da scioperi (l'integrativo dei dipendenti scaligeri quest'anno non è in discussione). Chi verrà fischiato all'ingresso? Difficile tentare previsioni, giacché l'elenco è gestito dal Comune. In margine alle vicende della prima è il caso di aggiungere che la stagione della Scala si apre con il quinto bilancio consecutivo in pareggio, e questo anche nell' annus horribilis; inoltre c'è un nuovo consiglio di amministrazione che garantisce un rafforzamento economico. Il sovrintendente Stéphane Lissner è soddisfatto anche per la proiezione 2010: su un budget generale di 105 milioni, il Fus (fondo unico per lo spettacolo) ne darà 33, quindi meno del 30. A tale cifra si devono sommare i contributi di Comune, Provincia e Regione, che portano a 42-44 milioni il denaro pubblico per il nostro massimo teatro. Questo significa che lo Stato e gli enti locali elargiscono il 42 circa del necessario, mentre il restante ben oltre il 56 è di risorse proprie, ovvero biglietteria, abbonamenti, contributi dei soci fondatori, sponsor e altre entrate (affitti, concessioni, museo ecc). Per rendere comprensibile l'insieme, occorre aggiungere che attualmente la Scala ospita 450 mila spettatori l'anno ed è in grado di realizzare 285 alzate di sipario. Lissner ha da esserne soddisfatto. Nella sua Parigi l'Opéra riceve 110 milioni di euro dallo Stato sui 170 del budget, quindi più del 60; la Staatsoper di Vienna ne percepisce 56 su 97, quindi anche in tal caso siamo intorno al 60. Il Covent Garden ha un contributo dal governo di Sua Maestà equivalente a quanto è erogato alla Scala dal Fus, con un bilancio simile a quello scaligero. Ma il celebre teatro di Londra è il più privato d'Europa, con tutte le possibilità di sgravi e di contributi detassati secondo la legislazione anglosassone. Che aggiungere? La Scala è una realtà diversa da tutte le altre fondazioni liriche: conviene prenderne atto. Le autorità riconoscano una differenza che ormai è nelle cose, nella produttività, nei bilanci. Dovrebbe uscire dal Fus, giacché i paragoni si fanno sempre più difficili se non impossibili; occorre dedicarle un'attenzione speciale in ragione di quanto fa e rappresenta. I soldi potrebbero essere erogati con contributo diretto, come meriterebbe Santa Cecilia a Roma (anche in tal caso grande attività e conti in ordine). È giunto il tempo di dire alla Scala: ti sovvenziono senza giri di valzer perché rappresenti la nazione e la cultura come nessun altro. E questo sarebbe anche un ragionamento europeo.