La scoperta è stata fatta a Badia a Pacciana dai restauratori Giuseppe e Massimo Gavazzi Durante i recuperi del monastero riaffiorano preziosi affreschi L'opera dovrebbe essere grande almeno sette metri per tre Imprevista quanto affascinante scoperta a Badia a Pacciana: in due stanze a piano terra, nel complesso dell'ex monastero benedettino, sono stati scoperti affreschi risalenti all'epoca fine Trecento-primi del Quattrocento. Si tratta, molto presumibilmente, di un'"Ultima cena", rintracciata in due stanze a piano terra, originariamente unico refettorio dei religiosi. Per ora è stato riportato in luce solo qualche brano, ma è un affresco di grandi dimensioni, di sette metri per tre. A ridare vita allo storico dipinto, nell'ambito di un progetto di ripristino complessivo dell'ex monastero, sono stati i restauratori Giuseppe e Massimo Gavazzi, con il placet della soprintendenza e su incarico del nuovo nato "Comitato per il recupero dell'abbazia di Badia a Pacciana". Proprio in vista dei lavori di ripristino, sono stati fatti saggi stratigrafici dai quali è emerso l'affresco. Questa ulteriore scoperta di storia e d'arte ha destato grande entusiasmo in tutto il paese, proprio perché conferma la vecchia abbazia al centro di secolari vicende, sotto la guida dei frati, a partire dai Vallombrosani, con Ormanno Tedici primo fra tutti, signore di di Pistoia nel 1322. La storia ci dice che la grande gloria di Badia si spense solo nel 1537 con l'assalto dei Panciatici. L'affresco deve essere stato eseguito in un tempo di relativa pace, ma poi fu coperto e dimenticato. Addirittura intonacato e nascosto dietro un armadio: «Dopo 35 anni - nota Giovanni Fedi, presidente della festa storica - si concretizzano le nostre ragioni. Neppure la Soprintendenza se ne era accorta. E' un premio che ripaga l'impegno del nostro comitato e dei nostri settanta collaboratori». Bisogna sottolineare che si è cominciato a parlare del recupero della chiesa, del chiostro e dell'intero monastero, fin dal lontano 1977, anno di nascita della festa storica. Dopo decenni, con i proventi della festa, chiesa e chiostro sono stati rimessi a nuovo, ma non le innumerevoli altre stanze dove i frati tenevano cantine e granai e dove albergavano e mangiavano. Appunto: nel resuscitato affresco, ad una tavola imbandita, sono riaffiorati due figure, presumibilmente apostoli. I restauratori non aggiungono niente di più se non un'assicurazione che «Sono dipinti di buona fattura» e che «è prematuro parlare con certezza di epoca e di scuola».