Coi debiti paragoni, è come se uno pretendesse di ammirare la "Gioconda" stando a centinaia di metri di distanza dal celebre dipinto, oppure di godersi la vista della "Pietà" di Michelangelo guardandola dal buco della serratura. Insomma, un disastro. Ed è proprio questo che lamenta Giuliano Mauri, scultore-carpentiere lodigiano, da vent'anni nel mondo dell'arte, conosciuto in tutta Europa, uno degli undici artisti che hanno realizzato le opereinstallazione per la bella mostra «Le città invisibili» ispirata all'omonimo romanzo di Calvino, appuntamento di punta nella stagione di quest'anno della Triennale, dove resterà ancora fino al 9 marzo: un percorso di undici ambienti suggestionati dal tema della città narrato-inventato da Calvino che il visitatore è invitato ad attraversare... Attraversare, sì, ma non nel caso dell'opera di Giuliano Mauri, "Zenobia", una gigantesca sfera di rami d'albero posta davanti al palazzo di viale Alemagna, a cui i vìgili urbani hanno imposto un definitivo e poco urbano divieto di ingresso per motivi di sicurezza. E allora? Mauri, uno non può ammirare lo stesso la sua sfera dall'esterno, senza entrarci? «Macché ammirare. Questo divieto mutila la mia opera. La mia idea era di creare una separatezza: il visitatore lasciava una città, quella reale, per entrare in un'altra e poter avere così altre visoni, altre immagini, scoprire, guardando in su, una serie di passaggi, strade, tenitori che erano di Calvino ma anche miei.Il divieto di ingresso mi frega tutto». È come proibire la visione della sua opera d'arte? «Certo. Perché guardare "Zenobia" stando all'esterno della sfera snatura la visione, non fa vedere quello che io volevo si vedesse». La contrapposizione tra il rigore della legge e la fantasia dell'opera d'arte: pare un classico. «È una sciagura, altro che classico. All'inizio i vigili lamentavano che la mia opera ingombrava il passaggio pedonale. Ma come? Quello spazio è della Triennale. Allora, hanno vietato l'ingresso per motivi di sicurezza, anche se io ho messo a punto tutte le garanzie. Con gli organizzatori della Triennale avevamo anche pensato a ingressi scaglionati. Niente». Senta, raccontiamola noi "Zenobia". A vederla da fuori è una sfera suggestiva fatta con un intrico di rami d'albero. «Sono 4 mila rami di castagno raccolti a Sassello, entroterra di Savona, da me e da alcuni boscaioli dopo una potatura. È legno che non serve più, abbandonato». Le sue sculture sono tutte così: intrichi di migliaia di rami da lasciare a bocca aperta come la celebre "Cattedrale vegetale" in val Sugana. «È a 1200 metri di altezza e l'anno scorso l'hanno visitata solo col passaparola 100 mila persone. Adesso sto progettando una grande meridiana a Lubecca, davanti al Baltico, questo mare allucinato...» Lì niente storie... «No, Fino. È qui che non si può ragionare...».
Triennale, la scultura vietata
Giuliano Mauri, scultore-carpentiere, lamenta il divieto di ingresso al suo'opera "Zenobia", una sfera di rami d'albero posta davanti al palazzo di viale Alemagna a Milano, a causa di motivi di sicurezza. Mauri sostiene che il divieto mutila la sua opera, che era progettata per creare una separatezza tra la città reale e la città inventata di Calvino. Il divieto di ingresso lo fa sentire come se fosse proibito di vedere la sua opera d'arte. Mauri ha già avuto problemi con i vigili urbani, che lo hanno accusato di ingombrare il passaggio pedonale, ma lui ha messo a punto tutte le garanzie per garantire la sicurezza.
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