HA RESISTITO alla calata dellesercito napoleonico, ed era lì già da due secoli, e negli anni più vicini ai nostri ha visto passare loccupazione tedesca, la Liberazione, poi gli "Zingari Felici" negli anni Settanta. Per quasi mezzo millennio, il cartiglio sulla fontana di Tommaso Laureti che circonda la fontana del Nettuno ha raccontato a chi arriva a Bologna dalla prospettiva di via Indipendenza che il vascone esiste dal 1564. Otto lettere a caratteri romani fatte incidere nel marmo dallarchitetto e pittore palermitano. Laltra notte, qualcuno deve aver pensato che quella scritta così "arcaica" non è poi tanto comprensibile. E così, con un pennarello nero e precisione zelante, ha scritto la data sulla pietra. Quattro numeri: 1564, a metà strada fra graffito e didascalia. Uno sfregio alla fontana più amata dai bolognesi sotto una selva di telecamere in funzione notte e giorno. «Un affronto, una sfida», si sfoga Raffaela Bruni, direttore dei lavori pubblici del Comune. «Sembra una cosa fatta apposta contro la campagna anti-graffiti che stiamo portando avanti in questi giorni. Ho subito mandato un restauratore a cancellarla e abbiamo chiesto ai vigili di vedere se le telecamere hanno registrato qualcosa. Magari lo trovassimo, lautore della scritta». Per la verità non è la sola. Nel riquadro di fianco, a sinistra, ieri cera anche una tag vergata con un pennarello rosso. Nel pomeriggio i restauratori hanno cominciato a cancellare quella nera. «Prima o poi - attacca Giovanni Morigi, che restaurò il "Gigante" a fine anni '80 nella casa di Ceroli a Palazzo dAccursio - al restauro del Nettuno bisognerà metterci mano. I segni del tempo si vedono: sedimenti, ossidazioni, linquinamento. E bisogna farlo prima che un intervento di manutenzione ordinaria diventi straordinaria». Ma il "restauro urgente" sonnecchia da due anni: il 27 novembre 2007 la Giunta ha deliberato di affidare la sponsorizzazione dei lavori a una ditta di Napoli, la Impredcost della famiglia DElia. Prima riparavano barche. I lavori però non sono mai partiti. Impredcost, che ha una convenzione col ministero per i Beni Culturali, e che avrebbe dovuto sponsorizzare il restauro col diritto di affiggere il proprio logo sui cartelloni dei cantieri, e per giunta con uno sconto del 50 sulla pubblicità, è stata affossata da una pioggia di ricorsi in mezza Italia. Quello di un concorrente è arrivato anche a Palazzo dAccursio, nella città dove la famiglia DElia, secondo la delibera, avrebbe dovuto occuparsi anche del monumento a Carducci, di quello a Galvani e al "Popolano" in piazza VIII Agosto. Stop ai lavori, come a Milano. «Aspettiamo la risposta dellautorità di vigilanza alla quale sono arrivati i ricorsi - dice la Bruni - Dovranno dire se quella convenzione è illegittima». Laccordo dovrebbe scadere in marzo. Nel frattempo sulla fontana del Laureti si può scribacchiare senza timore dessere visti.