"Sono i turisti che visitano i musei ad arricchire la città andando in hotel e ristoranti" Perfezionata la vendita Paolucci boccia Renzi: "Lincasso dei musei va allo Stato" Fortezza e S.Orsola la proprietà agli enti locali «Lincasso dei musei alla città? Ma non ha senso. In tutto il mondo le gallerie nazionali sono dello Stato e i loro guadagni servono a coprire gli stipendi del personale e le spese di gestione. O forse il sindaco Renzi intende pagare di tasca propria i custodi di Uffizi, Pitti e Accademia?». Domanda polemica quella di Antonio Paolucci, sovrintendente a Firenze dal 1988 al 2006 e ora direttore dei Museo Vaticani. Ieri nel giorno della Festa della Toscana Paolucci ha ricevuto il Gonfalone dArgento del consiglio regionale. Paolucci, il sindaco si lamenta del fatto che tanta ricchezza non resti a disposizione della città. Che vada nelle casse statali. «Non è affatto una grande ricchezza, in totale gli incassi di tutti i musei italiani saranno 150 milioni lanno. I turisti che visitano le gallerie di Firenze arricchiscono la città andando in albergo, al bar, al ristorante, dove tra laltro trovano prezzi salatissimi». Gli Uffizi, al solito, sono assediati dalle polemiche, non si va avanti. Bondi ha appena nominato un nuovo commissario. «Da sempre Firenze è paralizzata dal potere di interdizione, bloccata dalle sue vischiosità, incapace di trovare intese. Ora il Duomo pedonalizzato piace a tutti, prima ci volevano far passare il tram». La sua descrizione sembra uscita dallInferno di Dante. Differenze tra musei fiorentini e Vaticani? «Dove sono adesso non ci sono sindacati e non esiste il Tar. In questo senso sto sperimentando una sorta di Paradiso in terra. Ma posso assicurare che il sistema museale di Firenze è lunico perfettamente in grado di competere con quelli europei». Non è colpa né dei sindacati né del Tar, però, se non si riesce a completare il progetto dei Grandi Uffizi. «In certe cose bisogna usare metodi spicci, il nuovo Louvre con quella piramide che a me non piace è stato fatto con piglio quasi "militaresco", chi comandava decideva e andava avanti senza farsi frenare dalle polemiche. Agli Uffizi nel 1938 entravano 50 mila persone lanno, ora sono un milione e mezzo. E ancora la struttura non è ampliata, così come non si è fatta la Loggia di Isozaki. Ben venga la nuova commissaria di Bondi ma solo se avrà poteri effettivi potrà velocizzare i lavori». Il riconoscimento del Gonfalone premia la sua lunga esperienza di lavoro. Lei per cosa si premierebbe? «Per aver sbloccato, da ministro, leredità Bardini, comprando per 30 miliardi due opere darte - la Madonna col Bambino di Antonello da Messina per gli Uffizi e lo Stemma di Donatello per il Bargello - che erano il riscatto necessario per far ottenere allo Stato villa e parco. La seconda cosa di cui mi vanto è aver portato i bookshop nei musei, cosa allepoca tuttaltro che scontata». Se fosse nei panni di Renzi cosa farebbe oggi? «Cercherei in ogni modo di riportare abitanti nel centro storico, aprirei il percorso aereo tra Palazzo Vecchio e Pitti attraverso il Vasariano e la spina verde che collega porta Romana, Boboli e Belvedere. In più mi inventerei un tour tra le Ville Medicee a partire da quella di Careggi. Quando ci sono le idee i soldi arrivano».
"Gli incassi degli Uffizi non sono di Firenze". Paolucci, ex sovrintendente e ora direttore dei Musei Vaticani, polemico con Renzi
Antonio Paolucci, sovrintendente a Firenze dal 1988 al 2006 e ora direttore dei Museo Vaticani, ha espresso la sua opinione sulle gallerie nazionali italiane. Secondo Paolucci, i musei dovrebbero essere gestiti dallo Stato e i loro guadagni dovrebbero essere utilizzati per coprire gli stipendi del personale e le spese di gestione. Ha anche criticato il fatto che i turisti che visitano i musei andino in hotel e ristoranti, arricchendo la città, ma non ricevendo alcun beneficio. Paolucci ha anche espresso la sua disapprovazione per il fatto che i musei fiorentini non siano in grado di competere con quelli europei.
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