Appena tre anni fa, alla fine di un appassionante reportage nei depositi di beni culturali delle soprintendenze fiorentine, «scoprimmo» l'esistenza di una cospicua parte del patrimonio ancora infangata dall'alluvione del 1966. Visitammo 9 sedi e verificammo di persona le situazioni: in qualche caso positive, in altre drammatiche. Con grande soddisfazione oggi possiamo annunciare che le situazioni più difficili sono state risolte, i depositi-discariche non esistono più e finalmente, in larga parte, è stata fatta pulizia non solo del fango, ma anche di un certo modo di pensare (e di agire) dettato dal disinteresse per le opere di non altissimo valore. Dal momento che l'unica soprintendenza fiorentina che agisce sui beni mobili (sia nei musei sia nel territorio comunale) ha per competenza la tutela, l'azione è diventata obbligatoria e i risultati si sono visti. Ma cos'è accaduto di preciso? In questi tre anni, per esempio, sono stati svuotati tre depositi che erano la vergogna delle soprintendenze fiorentine: prima di tutto il Rondò di Bacco (la cui responsabilità era del direttore della Galleria Palatina, cioè di Serena Padovani prima e, recentemente, di Alessandro Cecchi), che in un ambiente davvero malsano manteneva grandi tele alluvionate e non; poi venne liberato il deposito di Palazzo Serristori (che ospitava quasi un centinaio di pezzi tra dipinti e tele su rulli); e infine è stato liberato dei circa 250 affreschi staccati il deposito del Buontalenti (o Delle Cacce), all'interno del Giardino di Boboli, dove erano stati «parcheggiati» (ma non catalogati!) pezzi da almeno mezzo secolo. Grazie a dei finanziamenti ordinari, ma soprattutto ai quasi 400mila euro arrivati grazi ai Fondi Lotto del triennio 2007-2009, la funzionaria della soprintendenza fiorentina, Matilde Simari, ha messo a punto e ormai completato il progetto di riordino e restauro di opere d'arte di proprietà ecclesiastica nei depositi di proprietà demaniale e statale. Si è trattato di un lavoro enorme, delicato, da seguire passo dopo passo e che si è svolto grazie a un team affiatatissimo di colleghi della soprintendenza e ditte private specializzate nei vari interventi necessari. Con quelle risorse la maggior parte dei dipinti sono stati trasferiti nel nuovo deposito della Certosa del Galluzzo (ma anche in quello della Palazzina Poggi in piazza San Felice e a San Salvi); gli affreschi staccati sono ora depositati al Rondò delle Carrozze di palazzo Pitti. In totale sono state restaurate (o sono in corso di restauro) 17 dipinti su tela e su tavola per lo più di grandi dimensioni; allo stesso tempo è stata fatta la revisione, spolveratura e interventi d'urgenza su affreschi staccati e sinopie oltre alla verifica di altre pitture murali arrotolate. Grazie al certosino lavoro di Gioia Romagnoli e Laura Pacciani - sotto l'attenta «regia» di Angela Rensi - tutti questi materiali sono stati inventariati, fotografati, schedati e inseriti in un database che realmente mancava. La situazione attuale vede presenti al Rondò delle Carrozze 248 affreschi (tra cui alcuni bellissimi provenienti da Santa Maria Novella) e 74 pezzi di affreschi arrotolati; alla Certosa si trovano ancora 76 dipinti e 128 cornici, mentre 9 ruli (con dipinti su tela) vennero spediti a suo tempo a San Salvi. Da segnalare il caso a parte dell'ex-deposito discarica della villa medicea di Poggio a Caiano. Qui, all'indomani dell'alluvione, venne ammassate tonnellate di arredi sacri delle chiese fiorentine danneggiate dal fango. E così sono rimaste per 37 anni, fino a quando, nel 2003, non facemmo un primo reportage dai contorni scandalosi. A distanza di 6 anni, tutti gli oggetti presenti sono stati contati (sono 602 pezzi), ordinati per provenienza, in qualche caso restituiti (i primi 35 pezzi sono tornati all'Opera di Santa Maria del Fiore) e talvolta ne è stato avviato il restauro. Praticamente una vittoria, della quale ci sentiamo, in piccolissima parte, responsabili.
FIRENZE - Soprintendenze: ora c'è ordine nei depositi
Negli ultimi tre anni, la soprintendenza fiorentina ha lavorato per risolvere il problema dei depositi di beni culturali infangati dall'alluvione del 1966. I depositi più difficili sono stati svuotati e i beni sono stati restaurati o trasferiti in nuovi depositi. Tra i risultati più significativi, la liberazione del deposito del Buontalenti, dove erano stati parcheggiati affreschi staccati per mezzo secolo, e la creazione di un database per l'inventario e la documentazione dei beni. Inoltre, sono stati restaurati 17 dipinti e si è verificata la revisione e la spolveratura di affreschi staccati e sinopie.
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