Dopo un lungo intervento di restauro affreschi, pale e stucchi sono stati restituiti alla meraviglia barocca Nelle cappelle Sacchetti e Scarlatti sono finalmente godibili i capolavori di Giovanni Lanfranco e del Pomarancio ROMA - Dopo un lungo intervento di restauro tornano a splendere i capolavori di Giovanni Lanfranco e del Pomarancio che decorano le cappelle Sacchetti e Scarlatti di San Giovanni de' Fiorentini a Roma. Affreschi, pale, stucchi restituiti alla meraviglia barocca sono stati presentati il 24 giugno dai soprintendenti Claudio Strinati e Roberto di Paola. Il restauro è durato in tutto circa quattro anni, ma di lavoro effettivo, ha detto Maria Grazia Bernardini, che ha curato in particolare gli interventi nella cappella Sacchetti con le pale e gli affreschi di Lanfranco, è bastato un anno e mezzo, hi cui sono tornati leggibili la luminosità e il movimento dei capolavori dell'artista di Parma. Si tratta di opere effettivamente molto importanti, prosegue Bernardini, realizzate da Giovanni Lanfranco tra il 1622 e il 1623, due pale d'altare e la volta che preannuncia quella di Sant'Andrea della Valle. Il tema ispiratore è la Passione di Cristo, che l'artista affronta mettendo per la prima volta in concreto la sua visione della pittura, in cui via via si differenzia dal maestro An-nibale Carracci e dai colleghi con cui si contende il favore della corte papale. Il restauro ha riportato la dinamicità della volta, aggiunge Bernardini, anche se il Cristo che assurge in ciclo non è tra le immagini più belle dipinte dall'artista, celebre proprio per questa sua capacità di far dimenticare a chi guarda ogni struttura architettonica con suggestioni di estasi profonda. "Ora lo si rivede bene", afferma la studiosa che individua in questa volta "il termometro della novità pittorica dei primi decenni del Seicento", in cui si andava affermando il gusto per l'illusionismo e la dinamicità, portati peculiari dello splendore barocco. Ancor di più lo si vede nelle pale d'altare, 1'"Incoronazione di spine" e la "Salita di Cristo al Calvario". Quest'ultima segna la rottura definitiva con la pittura precedente di Lanfranco, il quale, con un linguaggio ormai personalissimo, riesce a creare una visione di grande drammaticità. L'impianto è fortemente anticlassico e la scena affollatissima, con gruppi di personaggi in primo piano e sullo sfondo che girano intorno alla figura di Cristo accasciata sotto il peso della croce. Una composizione che diventerà un classico degli anni venti, concepita proprio sul contrasto e sulla tensione spaziale, che anticipa la potenza espressiva del barocco con la sua dirompente forza evocatrice. Sono state restaurate anche le lunette, in cui Lanfranco ha tracciato le figure dei profeti, anch'esse portatrici della svolta stilistica di quegli anni, forme dinamiche e robuste che che cercano di espandersi nello spazio, non prive di asprezza. Per l'intervento sulla cappella Sacchetti, dice Bernardini, sono stati investiti circa 60 mila euro, ma da questa cifra si devono escludere i restauri degli stucchi, compiuti dal personale della soprintendenza (e quindi realizzati, con costi relativi, in otto mesi). La cappella Scarlatti, invece, fu decorata da Nicolo Circignani detto il Pom-rancio tra il 1586 e il 1587, certamente prima della conclusione del suo soggiorno romano nel 1590. Nella volta sono rappresentate, a destra, la "Predica di San Francesco" e, a sinistra, "San Francesco chiede a Onorio III l'indulgenza per la Porziuncola", mentre al centro c'è una "Gloria degli Angeli" dipinta a fine Seicento da Giuseppe Ghezzi, forse in sostituzione, dice Giovanna Grumo, che ha seguito il restauro, di un affresco sempre del Pomarancio sullo stesso tema.
RESTAURI - San Giovanni de' Fiorentini torna a splendere
Il restauro dei capolavori barocchi di Giovanni Lanfranco e del Pomarancio è stato completato nella cappella Sacchetti e Scarlatti di San Giovanni de' Fiorentini a Roma. Il restauro è durato circa quattro anni e ha costato circa 60 mila euro. I capolavori sono stati restaurati per riportare la loro luminosità e dinamicità. La cappella Sacchetti è stata restaurata con particolare attenzione agli affreschi di Lanfranco, mentre la cappella Scarlatti è stata restaurata con l'aiuto di Nicolo Circignani detto il Pomarancio. Il restauro ha riportato la dinamicità della volta della cappella Sacchetti e ha segnato la rottura definitiva con la pittura precedente di Lanfranco.
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