Negli uffici Le critiche (a bassa voce). A partire dalla sala dedicata a Botticelli Quello del ministro Sandro Bondi è anche «un atto contro alcuni funzinari della soprintendenza, motivato dalla dissidenza dell'ufficio preposto alla gestione dell'intervento », dice la fonte romana. Della serie, chi vuole intendere intenda. Ma noi comuni mortali cosa ci capiamo? Chi sono questi dissidenti? Esistono davvero? «Esistono, a Roma hanno ragione», racconta un noto funzionario della soprintendenza. «E dico di più, io sono uno di quelli. Sono fiero di essere dissidente, ma sia chiaro, sono dissidente non nel senso che sono un fannullone, che rallento le pratiche. Sono dissidente perché a me il progetto dei Nuovi Uffizi proprio non piace. Ma questo non lo penso solo io, a Roma lo sanno bene, abbiamo discusso tantissime volte». Ma cos'è che non piace di questo progetto? E il commissario potrà farci qualcosa? «Il commissario è solo fumo negli occhi. Potrà sveltire qualche procedura, ma la bruttezza resta. Verrà fatta una cosa all'italiana, nel senso più negativo». Al nostro funzionario chiediamo di farci qualche esempio. Partiamo da una notizia: a luglio gli uffici e il personale di via della Ninna dovranno traslocare per far posto al cantiere della grande scala e degli ascensori che dalla galleria porteranno al piano terra con la nuova sede del bookshop . «Non credo ce la faranno a farci traslocare a luglio, visto che le due sedi non sono ancora pronte. Poi, proprio queste scale, questo ascensore, rappresentano ciò in cui noi siamo dissidenti. Non c'entrano nulla con Firenze, con la Loggia dei Lanzi che è proprio lì davanti. Lo capirebbe anche uno studente di architettura al primo anno quanto sia banale e brutto quell'intervento. Noi, a Roma, queste cose le abbiamo dette e le diciamo di continuo». Ma tutto per il nostro dissidente ha origine dalla ristrutturazione del Capitol. «Sì, perché il ministero e Palazzo Vecchio avevano fretta e invece di fare un bando per i Nuovi Uffizi, il Comune restituì il ricavato dagli oneri di urbanizzazione del Capitol pagando il progetto. Che è stato fatto dallo stesso studio che si è occupato dell'ex cinema. Non c'è stato un bando internazionale aperto ai grandi architetti del mondo e oggi ci troviamo con un progetto vecchio come quello di Isozaki che, da un lato non rispetta il contesto in cui è inserito, e dall'altro non porta la firma di grandi nomi che potevano lasciare un segno nella storia del nostro tempo». Il dissidente fa l'esempio del Moma di New York «dove è stato fatto il bando» e ricoda un altro caso «di bruttezza che noi abbiamo ostacolato inutilmente»: «La sala di Botticelli non ci incastra nulla con gli Uffizi, rompe ogni continuità. La nostra dissidenza è nella mancanza di qualità architettonica ». Ed è bastato tutto questo per ostacolare la realizzazione dei Nuovi Uffizi. «Non del tutto conclude la fonte fiorentina ma il problema è che con Roma ci sono state discussioni che hanno portato un rallentamento perché andavano fatte prima dell'affidamento del progetto, stilato in fretta, in un anno. E non a lavori in corso com'è successo». A. Gag.
FIRENZE - Quelli del no: Ma che brutto progetto
Un funzionario della soprintendenza di Roma racconta di essere uno dei dissidenti contro il progetto dei Nuovi Uffizi a Firenze. Il progetto, che prevede la ristrutturazione di un edificio storico, non piace al funzionario perché non rispetta il contesto storico e architettonico della città. Secondo di lui, il progetto è stato fatto in fretta e non ha la firma di grandi nomi architettonici. Il funzionario cita l'esempio della sala di Botticelli, che non si incastra con gli Uffizi e rompe la continuità. Ha anche parlato di discussioni con i funzionari di Roma che hanno rallentato la realizzazione del progetto.
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