C'è una Baghdad che va avanti, che non si arrende. C'è una Baghdad che risorge dopo il buio, dopo il caos, dopotutto. È la Baghdad della cultura mesopotamica millenaria, dei tesori archeologici unici, dei libri che racchiudono la Storia dell'umanità tutta. Molti di quei testi e di quei reperti non ci sono più, bruciati o rubati prima e durante le razzie degli sciacalli seguite alla disfatta del regime baathista. La Biblioteca nazionale dotata di oltre un milione di volumi fu semplicemente devastata, il Museo archeologico spogliato. Baghdad era la città senza libri, senza reperti, mentre i carri armati Usa prendevano possesso dei Palazzi e delle sedi del potere anzitempo abbandonate dagli uomini di Saddam. Eppure a oltre un anno da quell'incredibile scempio, se la situazione politico-militare irachena vive uno dei suoi momenti di maggiore instabilità, il risveglio culturale della capitale è finalmente ripreso. La ricostruzione della Biblioteca prosegue immune ai boati sordi delle autobombe che continuano a fare morti e feriti nella capitale. I 750.000 volumi scampati alle devastazioni vengono catalogati e schedati. La scoperta poi che le fiamme abbiano miracolosamente preservato la sala che custodiva le opere proibite dalla dittatura - la letteratura sciita, quella curda, gli scritti di Gheddafi - è un segnale accolto con favore dagli iracheni e dalle organizzazioni non governative impegnate nel faticoso lavoro di ricostruzione. Un lavoro che vede in prima fila anche l'Italia, rappresentata dall'Ong «Un ponte per...», che si è fatta carico di predisporre la schedatura computerizzata di libri e documenti e istruire i bibliotecari all'uso del computer. L'impegno non manca, i soldi, invece, quelli non bastano mai. La Regione Lombardia ha dato un importante contributo, ma ne servono ancora altri, e tanti, per arrivare ai 300.000 euro ritenuti necessari per far fronte alle spese e al pagamento dei 108 dipendenti della Biblioteca. Però si va avanti, nonostante tutto. E a non conoscere soste sono anche i lavori per la messa a nuovo del Museo archeologico. Le razzie di un anno fa, definite dal segretario alla difesa americano Rumsfeld «esuberanza di un popolo liberato dalla dittatura», hanno sottratto al mondo almeno 14.000 oggetti tra i più antichi della storia dell'umanità. Tanti, ma molti meno dei 110.000 annunciati all'indomani delle devastazioni. E se molti di quei reperti sono finiti nelle teche private dei collezionisti, la collaborazione di autorità religiose locali ha portato alla restituzione di una discreta parte del bottino. Un segno, anche questo, della Baghdad che, lentamente, rinasce.
La cultura rifiorisce a un anno dalle razzie
La città di Baghdad sta vivendo un momento di maggiore instabilità politico-militare, ma il risveglio culturale della capitale è finalmente ripreso. La ricostruzione della Biblioteca nazionale, devastata durante le razzie degli sciacalli, procede a ritmo, con la catalogazione e schedatura dei 750.000 volumi scampati alle devastazioni. La scoperta che le fiamme abbiano preservato la sala che custodiva le opere proibite dalla dittatura è un segnale accolto con favore dagli iracheni. L'Italia, rappresentata dall'Ong Un ponte per..., si è impegnata nella schedatura computerizzata di libri e documenti e nella formazione dei bibliotecari.
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