Né folclore, né museo qui vivono tutte le conoscenze legate a una città che deve smettere di dividersi Sono contento, per la prima volta inauguro un terminal per cui non devo far pagare la concessione Chissà che questa volta, la lastra di cristallo che ancora divide il porto dalla città non finisca per andare in frantumi. A dare la spallata ci prova il Genoa Port Center, il terminal più virtuale e virtuoso che mai abbia operato allombra della Lanterna. La "concessione", a costo zero, è stata data ieri mattina dal presidente dellauthority Luigi Merlo nel corso di una cerimonia che dai moli dellExpò è poi proseguita al secondo piano dei Magazzini del Cotone, dove il terminal opera da ieri mattina in unarea di cinquecento metri quadrati che, di fatto, apre per la prima volta le aree del porto commerciale a tutti quelli che avranno la voglia di conoscerlo. Al suo interno, il porto vero, quello lavorato e che è possibile seguire allo stesso modo degli addetti ai lavori, con i radar che osservano lentrata e luscita delle navi, i computer che registrano le operazioni di attracco e di sbarco della merce, i monitor che raccontano lorganizzazione del lavoro e consentono di approfondire la vita e i numeri di ogni singolo terminal. Primo nel Mediterraneo, secondo in Europa dopo Rotterdam, il Genoa Port Center ha lambizione di far amare questo porto da chi solitamente non lo frequenta. A cominciare dai genovesi che, troppo spesso, come sottolinea il comandante della Capitaneria, lammiraglio Ferdinando Lolli, il porto lo guardano attraverso «una barriera di cristallo, invisibile, ma impenetrabile». Per tentare limpresa si ricorrerà a ogni mezzo, visite guidate al porto center, laboratori tematici, perfino uscite in mare, dal lunedì a venerdì, con un battello già disponibile da ieri mattina. «Questa è una città che si divide su tutto - riflette il presidente della Provincia Sandro Repetto, che del Port Center è il motore, lui così testardo da restare convinto che un porto non sia solo lavoro e business, ma anche conoscenza, sapere antico che si trasmette da secoli - Attenzione a quello che vedrete, perché non è né folclore, né museo, ma il porto della conoscenza, che mette insieme tutte le singoli voci delleconomia marittima e si propone allesterno senza divisioni, ma come un unico soggetto». Bastasse il porto della conoscenza per mettere da parte rivalità e veti incrociati. Eppure, vale la pena provarci. Gli uomini che vogliono fare limpresa sono tutti lì, chiusi nelle loro giacche. Ci sono armatori, agenti, spedizionieri, terminalisti, avvocati, broker, industriali e banchieri. Ci sono i Messina, con il loro container arancione a simboleggiare la forza della merce. Cè il presidente di Confindustria Giovanni Calvini che si complimenta con Repetto, cè quello degli agenti Nanni Cerruti che rivendica il ruolo dei rappresentanti dellarmamento sulle banchine del primo porto dItalia, ci sono i soci della Compagnia Unica e tanti altri. «Si apre una nuova fase nel rapporto con la città - sintetizza il presidente dellauthority Luigi Merlo - Lambito dellautoreferenzialità è finito e con esso quello dellisolamento che purtroppo si era accentuato dopo l11 settembre, quando nei porti si erano alzate difese, reti, barriere. Qui cè un terminal che non conosce barriere, un terminal virtuale per cui, finalmente, non devo far pagare la concessione».