"La casa Savoia sarà spazzata via dal 'vento del Nord che ora è incominciato a soffiare" (Sandro Pertini "Chi lo conosce?", lAvanti 5 maggio 1945) La prosa, sobria e nel contempo discorsiva, è tratta dal sito ufficiale della "Biblioteca nazionale universitaria di Torino", uno dei più antichi istituti culturali italiani. Una cultura forse un po troppo da scaffale e parruccona. Forse, addirittura troppo vecchia, come quella di certe accademie, di certi circoli nati nell800 e che oggi mostrano tutta la loro età e la loro lontananza dai circuiti moderni del sapere e del conoscere. Comunque, è bene ricordarlo, cultura nel senso vero, fatta di libri e di raccolte di documenti spesso di inestimabile valore. Una cultura, dunque, degna di essere aiutata e sorretta, come ha spiegato nei giorni scorsi il presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia, con qualche diritto e legittima pretesa in più rispetto alla cultura spendacciona e megalomane degli eventi fini a se stessi. La prosa, dicevamo, pare annunciare dunque un libro e un personaggio straordinari: «Lautore racconta i suoi primi trentanni, intensi e appassionanti. La genesi e lesplosione della sua storia damore con la moglie Clotilde, lamore e la nostalgia per lItalia, paese che gli è stato a lungo negato dallesilio. E poi lamore per i genitori, per i nonni, lultimo Re e lultima Regina dItalia e le presenze di tutte le altre persone e fatti che hanno reso "normale" la vita di un ragazzo nato sotto una stella un po speciale. Una vita in cui si mescolano, con tutta naturalezza e sempre allaltezza delle situazioni, le cerimonie nelle corti europee, la zappa nellorto della casa di Umbertide, oppure la partecipazione vincente alla televisione nazional-popolare e la competizione per il Parlamento Europeo, avendo in mente certo non gli interessi di questo o quel partito, ma solo quelli veri e concreti del suo paese. Un libro fresco, curioso e affascinante». Così, venerdì scorso, la sede della Biblioteca nazionale (un tempo destinata alle scuderie di quel Palazzo Carignano dove nacque Vittorio Emanuele II, il primo re dItalia) ha potuto ospitare lultimo rampollo di Casa Savoia, Emanuele Filiberto, chiamato a presentare in quel luogo prestigioso (e con abbondanti pressioni e raccomandazioni del ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi) la sua fatica letteraria: "Cera una volta un principe". Un tempo, quando lItalia sottosopra di oggi era ancora lontana, il volume del signor Emanuele Filiberto Savoia sarebbe stato relegato nella categoria degli "scrittori della domenica" e le sue presentazioni affidate soprattutto a quei settimanali un po nostalgici e "per signore" che, in casa Rizzoli e in casa Rusconi, avevano fatto del gossip e della nostalgia sugli ex monarchi italiani e i loro discendenti uno dei segreti del proprio successo elettorale. Ma nellItalia di Bondi, Emanuele Filiberto Savoia può diventare una merce di scambio e un penso da imporre alla Biblioteca nazionale universitaria così come, per restare a Torino e nellambito delle lottizzazioni culturali del centrodestra, Fabrizio Del Noce a Venaria o Alain Elkann al Museo Egizio. Fregandosene del prestigio e della dignità degli enti, di ciò che essi hanno rappresentato e rappresentano nella storia di una città. E fregandosene soprattutto del diritto costituzionale alluguaglianza. Che cosha infatti Emanuele Filiberto Savoia in più di un cittadino qualunque da meritarsi una simile sede e un evento pagato dalle casse dello Stato? E che cosa rappresenta mai Emanuele Filiberto Savoia, di diverso da un qualunque cittadino italiano, nellambito della letteratura, della storia, dello spettacolo e della politica per vedersi concedere un simile privilegio? Qui non è in ballo ciò che il bisnonno e il nonno di Emanuele Filiberto Savoia hanno compiuto negli anni più terribili della storia unitaria del nostro paese, né si deve riaprire la discussione sulla disposizione transitoria della nostra carta costituzionale che vietava il rientro in Italia ai discendenti maschi dellex casa regnante (un divieto che poteva apparire anacronistico per lautore di "Cera una volta un principe", ma che aveva invece la sua giustificazione storica e giuridica nella complicità della monarchia, intesa come "complicità criminale", con il fascismo e con Mussolini). Più semplicemente, ci si deve chiedere invece se sia legittimo consentire a una parte politica di imporre alle istituzioni culturali di una città scelte e personaggi che, con la cultura (e anche con luguaglianza tra tutti i cittadini), non hanno nulla da spartire.