Sono 36, dopo il recente inserimento delle città tardo barocche della Val di Noto, i siti italiani riconosciuti dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità. Nel Lazio, oltre il centro storico di Roma e le proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella città e San Paolo fuori le Mura, Villa d'Este e Villa Adriana a Tivoli. Ad essi presto si dovrebbe aggiungere il sito delle Necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri. Con le ultime decisioni l'Unesco ha stabilito un tetto massimo di 30 siti in tutto il pianeta e ogni Stato può presentare una sola candidatura l'anno. Tutti gli stati dai più piccoli ai più grandi, da quelli in cui i beni abbondano a quelli in cui sono rari. E per ottenere il riconoscimento deve trattarsi di una tipologia unica nel suo genere al mondo. Il 31 gennaio scadeva il termine per la presentazione dell'istanza, a giugno si riunirà il comitato per la decisione e a settembre verrà consegnato l'eventuale attestato. Ieri al ministero per i Beni e le Attività Culturali è stata siglata l'intesa di programma che vede coinvolti ministero, Regione Lazio, Provincia di Roma e comuni interessati. Una procedura piuttosto lunga e complessa che si articola in varie fasi e atti formali a partire dalla presentazione della candidatura, insieme al piano di gestione con l'indicazione degli obiettivi, della metodologia d'intervento, dell'impegno comune alla tutela, fermo restando che il bene individuato deve avere caratteristiche di specificità e unicità. Peculiarità che certo non mancano a Cerveteri e Tarquinia, conosciuti in tutto il mondo, luoghi così diversi eppure così affini. Gli obiettivi sono di vario tipo, immediati e di più lungo respiro e interessano il territorio a vari livelli, ricorda il sottosegretario Nicola Bono. Dalla tutela del bene vero e proprio, alla sensibilizzazione delle popolazioni, allo sviluppo del territorio. A partire dal livello più ristretto dei siti archeologici e dei loro musei, per allargarsi a una zona «tampone», di rispetto paesaggistico che prevede la creazione di altrettanti parchi archeologici, la riqualificazione e la valorizzazione del paesaggio, fino a raggiungere un'area ancora più vasta che si presta a interventi pubblici e privati per infrastrutture, servizi di accoglienza, di ricerca, di formazione. Insomma la cultura come volano di uno sviluppo sostenibile in cui tutto si lega, dai monumenti alle tradizioni popolari, ai prodotti tipici, all'enogastronomia. La legge quadro del turismo del Lazio, attualmente in preparazione, ricorda l'assessore alla Cultura Ciaramelletti, punta a sistemi turistici locali che più che ricalcare i confini amministrativi, siano uniti dall'omogeneità dei territori. E l'area Cerveteri-Tarquinia è il primo nucleo del sistema archeologico del Lazio. «L'aspetto più importante - dice Anna Maria Moretti, soprintendente archeologica all'Etruria Meridionale - è l'effetto sulla gente. Far capire quanto è importante conservare la memoria, puntare sulla crescita collettiva. Poi verranno gli alberghi».