Da stasera al 18 gennaio quattro opere del maestro genovese Il museo si trasforma in una sorta di laboratorio del tempo Strani visitatori nella Sala della Meridiana. Per i giorni di una mostra il Museo Archeologico si trasforma nel laboratorio del tempo. Quattro opere di Giulio Paolini raccolte sotto il titolo "LOra X (Né prima né dopo)" invadono il salone collocandosi al centro e andando ad abitare sulla linea della meridiana realizzata da due uomini del Secolo dei Lumi, lastronomo borbonico Cassella e larchitetto Schiantarelli. Lora X è il momento di unazione convenuta tra quelli che sanno che cosa li aspetta. Una formula quasi magica della comunicazione tra "iniziati". Per Paolini è "lenigma dellora", che si consuma ancora una volta nel processo creativo: una tautologia. Lartista indaga infatti da anni proprio quel processo che genera lopera, annullando lautore, proseguendo il corso rettilineo (o circolare?) della storia dellarte. Un itinerario nel quale sono protagonisti i personaggi paoliniani di "Tre per tre (Ognuno è laltro e nessuno)", calchi in gesso di grandezza al vero del 1998-99, che raffigurano il modello, lautore e losservatore. Uno disegna, il secondo posa, il terzo guarda il ritratto che fa lartista o lopera della quale fa egli stesso parte. I tre, come sempre in Paolini in abiti settecenteschi, teatrali quindi, definiscono uno spazio attraversato dalla linea della meridiana. Al suo interno altre tre opere realizzate dallartista che ha firmato gli allestimenti di due opere wagneriane per il San Carlo. "Alfa (Un autore senza nome)", "Omega (Il corpo dellopera)" e "Capogiro (Lo sguardo dello spettatore)", concepite tra il 2004 e questanno. «Omega - spiega Giulio Paolini - è limmagine finale dellopera, di cui non conosciamo il momento dorigine, il segnale del Big Bang, e neppure il risultato, il valore dellincognita». Quattro sono i cavalletti che delimitano il cerchio ideale dellinstallazione: «Sono i punti cardinali orientati a formare una "scena di conversazione" - prosegue il maestro genovese - dove al centro giace la X: è diventata corpo e volume trasparente, costellato di segnali sospesi allincrocio delle diagonali che la formano». Tutto sembra ricondurre ad unulteriore X, «quella che è lepicentro dellintero spazio della rappresentazione», forse anche assi prospettici, quadranti dorologio. Ma cè un altro "visitatore" nella sala daccademia di Paolini, nel laboratorio della creazione che non dà risposte e continua a generare nuovi dubbi. Si tratta di "Capogiro", losservatore incorporeo che il suo autore definisce "corpo assente, infatti di lui ci sono solo gli abiti: «I quadri e le statue restano al loro posto - spiega Paolini - immobili e indifferenti alla figura di un ospite inatteso e forse inopportuno. Lui perde lequilibrio e, così capovolto, volge lo sguardo altrove». Unopera straniante, che fa interrogare lo spettatore come di fronte a un teorema geometrico e matematico, e pone il problema dello sguardo risalendo il rettilineo della storia dellarte fino a Velàzquez, che lo indagò con il capolavoro di "Las Meninas". Linstallazione di Paolini, che con titolo uguale ma senza sottotitolo, nel 2004 prevedeva lesposizione di Alfa, Omega e Capogiro in stanze diverse dello storico palazzo veneziano della Fondazione Querini Stampalia, ora ritorna sotto forma di concerto da camera o "messa in scena del lavoro dellartista" a Napoli. Il progetto di Paolini offre come per la prima volta allo sguardo dello spettatore desideroso di indagare, una diversa possibilità: il posto dove cade la luce diventato misura degli istanti, ovvero la Meridiana, è uno strumento che riassume in sé spazio e tempo. Un capolavoro misterioso, che ogni giorno e ogni ora ripropone il suo enigma. La mostra è a cura di Anna Mattirolo, direttore del Maxxi Arte di Roma e autrice anche di un testo nel volume della collana "Pesci rossi" stampato per loccasione da Electa. La mostra viene inaugurata oggi alle 18, aperta fino al 18 gennaio.