Il paesaggio Bruno Ceretto: tutto il mio appoggio alla proposta di dichiararle patrimonio dellumanità Unesco Se dal balcone di La Morra si guarda la fuga delle colline di Barolo e Barbaresco si vede un capolavoro di giardinaggio I vigneti di Langhe, Monferrato e Roero potrebbero diventare Patrimonio dellUmanità dellUnesco. Il dossier della candidatura verrà presentato dalla Regione al ministero dei Beni Culturali lunedì, con lobiettivo di ottenere il riconoscimento nel 2011, quando Torino celebrerà i 150 anni dellunità dItalia. Il 13 dicembre a Nizza Monferrato ci sarà la presentazione ufficiale della candidatura, anticipata ieri mattina in una conferenza stampa al Circolo dei Lettori dalla presidente Mercedes Bresso. Bruno Ceretto è, con il fratello Marcello, uno dei produttori di vino delle Langhe più famosi nel mondo. E sulla Langa ha investito anche in iniziative artistiche e culturali. Ceretto, su questa candidatura ci sono state polemiche. Lei la condivide? «I francesi lhanno già fatto. E se lo hanno fatto loro, che sono avanti duecento anni rispetto a noi nella capacità di promuovere il territorio, si deve farlo anche qui». Ha senso proporsi dopo che le Langhe sono state rovinate da capannoni e fabbriche? «Se ci si mette dal balcone di La Morra e si guarda la fuga delle colline del Barolo e del Barbaresco si vede un capolavoro di giardinaggio, le vigne disegnano tracciati come quelli dei giardini di Marella Agnelli. Bisognerebbe chiamare uno come Pejrone per migliorarle». Che vantaggi può portare diventare «Patrimonio dellUmanità»? «Farci conoscere di più e meglio di quanto siamo conosciuti adesso. Portare più turismo e portarne soprattutto di migliore: turismo di alto livello che non venga qui per una toccata e fuga, ma si fermi qualche giorno. Turisti a cui si deve riuscire a spiegare che le Langhe, il Roero e il Monferrato sono terre di grandi vini e di ottimi cibi, ma sono anche posti, quelli descritti da Fenoglio e Pavese, in cui ci si può sedere sulla cima di una collina al tramonto e provare emozioni che poi ti rendono inutile andare a Vienna a farsi curare dagli allievi di Freud». E la candidatura è sufficiente? «No, certo, bisognerebbe aggiungere anche qualche hotel prestigioso come quello che è appena nato a Serralunga, lavorare perché laeroporto di Levaldigi diventi uno scalo per i voli low cost, magari anche aprire qualche scuola alberghiera seria che insegni ai nostri ragazzi come accogliere davvero bene chi viene a trovarci. Perché il turismo è una risorsa fondamentale per queste terre». Quanto importante? «Le dico solo un numero: negli ultimi dieci anni in questa zona gli addetti al turismo sono passati da 600 a 6 mila. Solo così si può riuscire a contenere i disastri sulloccupazione delle tante fabbriche che chiudono». Lei le Langhe le ama davvero come se fossero sue? «Ci sono nato e cresciuto, ho giocato a pallapugno e gioco ancora a tressette e tarocchi, che sono i nostri giochi dazzardo. Perché noi langhetti siamo così: ci piace il rischio e ci piace il progresso, andare avanti, non fermarsi: insomma, ci piacciono le sfide».