Tutti timori che in quel caso si sono rilevati inconsistenti e non c'è oggi alcuno sano di mente che vorrebbe tornare indietro. Ci volle comunque un dibattito lungo, estenuante, duramente contrastato e alla fine dei politici capaci di decidere. Il nuovo futuro ospedale di Livorno è figlio di un dibattito carsico, come dice il sindaco. Ha attraversato la storia della città negli ultimi 30 anni in una sorta di sali-scendi ma sempre senza troppa convinzione. Tanto che molti hanno letto l'annuncio settembrino dell'accordo Comune-Asl come niente più che uno spot post-elettorale di Cosimi - che pure l'aveva nel suo programma - e uno pre-elettorale dell'assessore alla sanità e futuro presidente della Regione, Enrico Rossi. È invece una scelta vera e importante. Importante perché consentirà appunto a Livorno di avere un ospedale moderno. Perché questa opera può rappresentare uno scatto di innovazione per una città chiusa in se stessa. E perché sarà una opportunità di lavoro che potrà intercettare la ripresa economica futura: con la costruzione del nuovo nosocomio, il recupero dei padiglioni di viale Alfieri tra servizi sanitari, scuole e residenze, la ristrutturazione dei palazzi in centro da dove usciranno ad esempio scuole e distretti. Un motore per l'edilizia, senza andare a intaccare nuove aree vergini della città. Senza compromettere altri pezzi di territorio come anche troppo è avvenuto nell'ultimo quindicennio. Ma la scelta di fare l'ospedale arrivata come un fulmine nel confronto politico-amministrativo costringe ora Comune e Asl a un forsennato tour de force di incontri per costruire il consenso. Un cammino che mostra due oggettivi punti deboli. Il primo è la motivazione della scelta dell'area di Montenero. Su tutto sembrano aver prevalso ragioni di opportunità: quell'area è già del Comune e destinata a servizi. Insomma, una garanzia di tempi veloci per la definizione urbanistica e nessuna trattativa necessaria con privati proprietari. Il secondo punto debole, indissolubilmente collegato e decisivo, è quello della viabilità per Montenero. Che ha infatti condensato tante e giustificate preoccupazioni di settori e personalità cittadine. Un nodo sul quale l'amministrazione comunale si è presentata complessivamente impreparata. Limitandosi ad allegare ai primi atti poco più che qualche schizzo fatto su una mappa presa da Google. Per poi andare avanti con un accavallarsi di esternazioni - cavalcavia, anzi no sottovia, terza corsia della variante, anzi no solo qualche ampliamento - apparse tutto sommato improvvisate durante i tanti dibattiti pubblici di questi giorni. Serve invece un piano serio che parta dall'analisi dei flussi di mobilità e studi come intrecciare traffico privato e pubblico. Un piano da affidare - anzi, non doveva già esserlo stato? - a professionisti di esperienza nazionale. Perché occorrono - come è stato assicurato sarà per la progettazione dell'ospedale - competenze indiscutibili per valutare l'impatto della scelta e indicare modi e costi degli interventi viari indispensabili. Presto e bene - visti i tempi stretti per i finanziamenti - occorrono queste analisi per favorire un confronto senza pregiudiziali a partire dal consiglio comunale. Altrimenti il gioco delle idee in libertà non aiuterà la formazione del consenso. Ed è difficile pensare di farne a meno quando si vuole costruire un pezzo di futuro e di modernità della città.