Promosso da Italia Nostra, il libro di Irene de Guttry racconta la storia dello sviluppo architettonico, ma anche estetico e sociale, del quartiere a cavallo tra XIX e XX secolo Il raffinato Villino Ximenes in piazza Galeno. Il fastoso Villino Berlingieri in viale regina Margherita 260. Il discretissimo Villino Ferri in via Spallanzani 22a. Limponente Villino Giannini in via Antonio Musa 23. Il delizioso Villino Giulia in via delle Alpi 22, angolo Piazza Caprera. Il quartiere Nomentano è disseminato di pregevolissime gemme di Primo Novecento che nel corso di piacevoli passeggiate tra parchi, giardini, viali alberati, non possono che suscitare ammirazione. Questo patrimonio architettonico oggi può essere più profondamente conosciuto e più attentamente apprezzato attraverso il bellissimo libro di Irene de Guttry, Il villino a Roma. Il quartiere Nomentano, edito da Palombi e Italia Nostra. Lopera prende in considerazione vaste aree di antica proprietà aristocratica che hanno conosciuto da fine ?800 un originale sviluppo urbanistico - Villa Patrizi, Villa Berardi, Villa Paganini, Villa Anziani - e allinterno di queste zone individua e descrive oltre 200 "villini". La storia di questo edificio, interessante anche dal punto di vista artistico, viene raccontata con grande cura dallautrice, studiosa di arti decorative. Il "villino di città", edificio di modeste dimensioni, di due o tre piani e circondato da un giardino, entra nelluso a Roma nellultimo decennio dellOttocento e si distingue nettamente dal "fabbricato per appartamenti", o "casa di pigione", edificio alto cinque piani e costruito a filo strada. In un primo tempo si configura come residenza unifamiliare "signorile", ma ben presto e fin dai primi anni del nuovo secolo fa la sua apparizione il villino "comune". Il nuovo Piano Regolatore di Roma del 1909, redatto da Edmondo Sanjust di Teulada, definisce precisamente le caratteristiche del "villino" come tipologia edilizia, prevedendo lespansione della città in un alternarsi di zone a villini e zone a edifici intensivi. E per il quartiere Nomentano, essenzialmente residenziale, il Piano ratifica la situazione esistente: il lato sinistro della via Nomentana nel tratto fra corso dItalia e via della Regina è totalmente costruito con intensive "case da pigione", mentre poco oltre si va sviluppando con eleganti villini il quartiere Caprera; sul lato destro, nellarea della lottizzata Villa Patrizi sono già sorte numerose residenze signorili. E così negli anni Dieci e Venti, quando lespansione riguarda zone sempre più distanti dal centro storico, il Nomentano si sviluppa continuando a ospitare sia i grandi fabbricati intensivi che gli eleganti villini; quanto i primi, uniformi per dimensione e per colore (il tipico ocra), risultano un po monotoni, tanto i secondi, uno diverso dallaltro, grazie alla grande varietà morfologica sono attraenti e si fanno notare: costituiscono il raffinato elemento qualificante del quartiere. Il villino trova quindi il suo destino, non solo architettonico e urbanistico ma anche sotto il profilo sociale ed estetico: espressione delle ambizioni, dei gusti e delle disponibilità economiche dei committenti, ma anche della creatività dei singoli progettisti, testimonia in una geniale sintesi le tendenze artistiche dellepoca.
ROMA - Nomentano, le case simbolo del Novecento
Il libro "Il villino a Roma. Il quartiere Nomentano" di Irene de Guttry racconta la storia dello sviluppo architettonico del quartiere Nomentano a Roma tra fine XIX e XX secolo. L'autrice individua e descrive oltre 200 "villini" in questa area, che comprende zone di antica proprietà aristocratica. Il libro esplora la storia e l'estetica di questi edifici, che sono stati costruiti come residenze unifamiliari "signorili" ma sono poi diventati "villini comuni". Il quartiere Nomentano è caratterizzato da una grande varietà di architetture, dalle case da pigione ai villini eleganti, che sono stati progettati con creatività e riflettono le tendenze artistiche dell'epoca.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo