Accetiamo volentieri il garbato invito di Riccardo Chiaberge che richiama un intervento di Silvio Martuccelli sul Domenicale del 9 maggio scorso a intervenire su alcuni temi posti dal Codice dei beni culturali. Questione del silenzio assenso. Offusca un po' la realtà del Codice (costituita da ben 184 articoli!) parlare soltanto come alcuni fanno di tale questione. Comunque, anche a costo di annoiare, dobbiamo ribadire che: a) il Dpr n. 2832000 (articolo 9) già prevedeva un termine per la conclusione del procedimento; non si tratta, quindi, di disposizione completamente nuova; b) la procedura assoggettata a termine riguarda i soli beni demaniali. Ne restano fuori, quindi, tutti gli altri beni pubblici, mobili e immobili, nonché i beni di soggetti privati senza fine di lucro (ad esempio beni ecclesiastici); e) la stessa procedura opera, esplicitamente, solo in via di prima applicazione; a regime, dunque, varranno le sole disposizioni del Codice; d) una consistente parte del patrimonio pubblico ha interesse storico-artistico già accenato in schede di catalogazione e, in alcuni casi, in decreti di vincolo; mentre un'altra parte dello stesso patrimonio, pur essendo sottoposta a tutela perché risalente a oltre cinquant'anni e di autore presumibilmente non più vivente, non ha, all'evidenza, valore culturale (ad esempio l'edilizia popolare degli anni 50). In quest'ultimo caso il regime di tutela provvisoria può essere eliminato attraverso una rapidissima istruttoria. Inoltre, com'è noto, è stato predisposto il decreto per l'avvio della procedura, che in allegato ha il modello di scheda che occorre compilare se si intende sottoporre a verifica beni di proprietà. Se si vedono le voci che compongono la scheda ci si rende conto del grado di approfondimento delle conoscenze richieste per procedere alla valutazione dell'interesse culturale. Sarà quindi necessario che il bene sia accuratamente descritto sotto tutti gli aspetti e che sia trasmessa tutta la relativa documentazione. Che tutto questo sistema leda l'articolo 9 della Costituzione come dice Martuccelli ci pare francamente da escludere. Quanto alle carenze di personale negli uffici periferici, si tratta di questione vera e seria peraltro comune a tutte le amministrazioni che il ministro ha già affrontato, dapprima ottenendo la deroga al blocco delle assunzioni nella legge finanziaria e poi incaricando i propri uffici di procedere alla ricognizione delle figure professionali necessarie, al centro e in periferia, per. rendere il proprio organico adeguato alle nuove esigenze della tutela. Sulla base di tale attività, già nei prossimi mesi potrebbero essere effettuate le nuove assunzioni. Non possiamo dire se i nuovi assunti avranno personalità da neocon o da paleocon. Sappiamo solo che il tessuto organizzativo e nonnativo in cui si troveranno a operare cui dovranno adeguarsi continuerà a considerare la tutela come qualcosa di sacro, secondo l'insegnamento di Giovarmi Urbani. Mario Torsello è Capo dell'Ufficio legislativo del ministro per i Beni culturali