ESPOSIZIONE «VIETATA» » A. Di Ge. Alle dieci di mattina di lunedì, a mostra chiusa, i carabinieri hanno fatto irruzione al san Michele a Ripa, ex struttura carceraria minorile, per portare via un artista austriaco Flatz che viveva 24 su 24 in cella, per provare la vita da «prigioniero». Lui è stato fatto accomodare in un albergo (non aveva il permesso per stare lì, dicono), mentre la sovrintendenza ai monumenti chiedeva i danni (Flatz avrebbe dipinto sui muri). Cosa è successo? Nella ex casa di correzione, erano stati invitati dall'università di Innsbruck e il Forum austriaco, artisti di diversa nazionalità - Kounellis, Pirri, Penone, Tomic, Schneider, Rist, Catania, Weinberger per ragionare sulle strutture di emarginazione ne disciplinamento in una mostra che andava sotto il titolo di «Cella». La rassegna - che metteva in campo i concetti di sorveglianza, circuiti di sicurezza, istituti di reclusione «tout court» - si era aperta già da venti giorni (il 5 novembre), attirando fra l'altro molti visitatori per la sua coerenza (gli artisti e le loro installazioni erano anche stati divisi per sesso, così come richiesto dall'architettura che li ospitava) e per la ricchezza del materiale presentato (video, foto, sculture, pittura). L'esposizione avrebbe chiuso i battenti sabato, senza alcun intervento delle forze dell'ordine. Come mai ci si accorge di eventuali danni al patrimonio con un mese di ritardo? L'artista ha mandato una lettera in cui lamenta la follia (tutta italiana) della «non comunicazione» con le istituzioni: possibile che in Austria e Germania si fosse al corrente di questo evento culturale e in Italia, invece, si procedesse allo sgombero, censurando tutte le opere, cadendo dalle nuvole e trattando gli artisti come fossero criminali?