Cultura e ambiente Giudizi critici sui nuovi grattacieli della Fiera. «L'Ecopass? Una toppa» Esponente di una famiglia dell' imprenditoria storica lombarda di tradizione laica e dal costante impegno civile, Ilaria Buitoni Borletti, nuovo presidente del Fai, Fondo per l'ambiente Italiano, si è divisa tra i mondi dell'impresa e del volontariato. Vive a Perugia, Londra e Milano, città che ama, ma della quale non nasconde alcune difficoltà. «Milano non si è ancora completamente ripresa dagli anni del terrorismo e di tangentopoli. Da allora sembra che la borghesia ambrosiana sia sparita, o non senta più la necessità di operare per il bene comune, sua prerogativa storica ». La Borletti individua questi segni in un caso come quello di Brera. «La borghesia laica non avrebbe mai lasciato decadere Brera sino a questo punto. Abbiamo una delle pinacoteche più ricche del mondo e non riusciamo a dare un'adeguata e soluzione espositiva per le continue lotte tra Accademia e Pinacoteca. Sono vicina agli sforzi del presidente Mazzotta e del presidente degli Amici di Brera, Bassetti, per trovare una soluzione consona al profilo civile di questa istituzione». Brera non è il solo punto dolente di Milano. Anche l'inserimento dell'arte moderna e nell' antico non convince la Borletti. «Il monumento a Pertini di via Manzoni è un esempio di cattivo inserimento». Questo però non vuol dire che il nuovo presidente del Fai sia ostile all'architettura contemporanea, anzi! «Trovo il Maxxi di Roma di Zaha Hadid un gesto architettonico coraggioso. Non dobbiamo privarci di grandi iniziative della creatività mondiale come quelle rappresentate da Foster e Piano a Londra o da Gehry a Bilbao. Tuttavia già la precedente presidenza del Fai ha espresso perplessità estetiche sui nuovi grattacieli della fiera». Critica anche sulla chiusura del centro storico. Albertini si era ispirata al modello londinese conosciuto bene dalla Buitoni; la Moratti ha poi adottato la soluzione con zona a pagamento: «La soluzione londinese non è del tutto andata a buon fine. Anche quella adottata Milano mi sembra di breve respiro, una toppa. Bisogna andare in profondità, regolare il rapporto tra città e cintura industriale e rinnovare i sistemi di riscaldamento». Difficile convincere gli amministratori... «Non credo, perché ormai il consenso politico si ottiene anche attraverso l'attenzione al rispetto ambientale. I politici italiani sono un po' in ritardo, ma ora sono costretti a rimediare». Un sistema per avvicinare la borghesia alle fondazioni non profit sarebbe quello di un rapporto più diretto tra investimento e defiscalizzazione. «Nel nostro Paese non abbiamo una beneficenza laica. Solo la Chiesa sembra destinataria della beneficenza! Invece bisogna avvicinarsi a un sistema di detrazioni di tipo anglosassone: si deve detrarre tutto e in maniera diretta. La soluzione del 5 per mille adottata in Italia pone lo Stato come intermediario tra donatore e chi fruisce della elargizione; e questo è uno dei motivi per il quale non funziona». La Buitoni è appassionata di musica classica, che segue spesso a Londra, dove dirige uno dei maggiori direttori d'orchestra italiani, Antonio Pappano. «Mi piacerebbe un suo coinvolgimento diretto alla Scala: lo stimo come direttore ed è una persona eccezionale. Barenboim è un ottimo direttore, ma lo è anche Pappano: nell'opera italiana quando dirigono gli italiani senti sempre qualcosa di particolare».