Il «compleanno» della biblioteca. Tettamanzi: il Settecento milanese non fu un secolo anti religioso Quattro secoli di cultura «aperta», a disposizione di tutti, storica testimonianza non solo della disponibilità ma della ricerca attiva del «confronto tra visioni del mondo e della società anche assai differenti tra loro». È questo tra le altre cose ha sottolineato il cardinale Dionigi Tettamanzi il valore che si celebrerà sabato prossimo, 5 dicembre: quarto centenario dell'apertura al pubblico della Biblioteca Ambrosiana che nel 1609, in un epoca in cui questo significò veramente anticipo sui tempi, fece si che proprio a Milano nascesse appunto la prima biblioteca «pubblica» del mondo. E il cardinale, inaugurando ieri nell'istituto guidato da monsignor Franco Buzzi la tornata accademica della Prima classe di studi borromaici, ha attualizzato la ricorrenza con un richiamo alle «radici» che a diverse contraddizioni odierne sembra per contrasto adattarsi quanto mai: «Spesso il Settecento ha detto citando il tema accademico dell'inaugurazione di ieri viene purtroppo presentato solo come il secolo dell'illuminismo anti-religioso e anti-cristiano; è bello invece constatare come il Settecento milanese non abbia affatto tradito le sue radici, ma si sia aperto anche alle nuove istanze della cultura del tempo, conservando però in ogni caso quella declinazione tutta 'ambrosiana' che sa contemperare in modo armonico le dimensioni religiose, civili, politiche, economiche e sociali». E in questo senso, ha proseguito, la «sempre migliore comprensione del nostro passato» è un «passo necessario per vivere in modo coerente e aperto il nostro presente». Tettamanzi tornerà in Ambrosiana sabato prossimo ad «accogliere i milanesi che vorranno venire all'apertura straordinaria e gratuita della pinacoteca a tutta la cittadinanza: proprio come fece Federico Borromeo quattrocento anni fa». P.F.
MILANO - Ambrosiana, 4 secoli di cultura aperta
Il cardinale Dionigi Tettamanzi ha sottolineato il valore del quarto centenario dell'apertura al pubblico della Biblioteca Ambrosiana, che nel 1609 è stata la prima biblioteca pubblica del mondo. Tettamanzi ha attualizzato la ricorrenza con un richiamo alle radici del Settecento milanese, che non è stato solo un secolo dell'illuminismo anti-religioso e anti-cristiano, ma ha anche aperto alle nuove istanze della cultura del tempo, conservando la declinazione "ambrosiana" che sa contemperare le dimensioni religiose, civili, politiche, economiche e sociali.
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