Il giudice respinge l'istanza sul caso del muro della Cantoniera No alla costituzione di parte civile del Comune di Monte Argentario nel processo cosidetto della Cantoniera, cioè quello relativo ai presunti abusi, violazioni e omissioni nella realizzazione di un'autorimessa interrata, nella costruzione di un nuovo muro, nello sbancamento sul fronte mare per il raggiungimento del niovo muro di confine demaniale in cemento armato. Il giudice Sergio Compagnucci, accogliendo le eccezioni delle difese dei sette imputati, ha respinto la costituzione dell'amministrazione, rilevando un problema di efficacia dell'atto costitutivo. Un'inefficacia che il magistrato ha rilevato senza doversi ritirare in camera di consiglio per decidere. Dopo l'udienza filtro di ieri, il processo potrà quindi partire con il dibattimento: la prima udienza è stata fissata per il mattino del 17 giugno, quando saranno ascoltati i testimoni dell'accusa, ieri rappresentata in aula dal pm onorario Alberto Bancalà. Un dibattimento che vedrà comunque la mancanza di una parte delle imputazioni: il titolare dell'inchiesta, il sostituto procuratore Stefano Pizza, ha scisso le responsabilità a titolo urbanistico (che restano in questo processo) da quelle a carattere paesaggistico. Queste ultime entreranno a far parte del più ampio procedimento - le cui indagini sono ancora da completare - che ha scosso il Promontorio dopo le indagini eseguite dalla squadra mobile della Questura, in seguito alle quali erano state emesse - all'inizio di questo anno - alcune misure di limitazione della libertà personale nei confronti dei componenti della presunta "cupola" che avrebbe gestito l'urbanistica a Monte Argentario. E la Cantoniera altro non sarebbe che la "madre" di tutte le inchieste di quel genere sul Promontorio. In questo procedimento, sono imputati in sette. L'imprenditore Benedetto Fedeli, 65 anni, procuratore della società Il Fortino proprietaria dell'area, committente dei lavori e firmatario delle Dia e delle istanze ritenute false; gli architetti Angelo Collantoni, 45, progettista e direttore dei lavori; Massimo Benedetti, 44, direttore dei lavori per le opere in cemento armato, e Claudia Casalini, 40, componente del collegio ambientale del Comune di Monte Argentario; il costruttore Nazzareno Bocchia, 34; la dipendente dell'ufficio tecnico del Comune Antonella Sabato, 50, oltre al responsabile del medesimo ufficio, ora in pensione, Augusto Donati, 68 anni. Il caso della Cantoniera risale al 2006. Gli inquirenti sospettano anomalie tra il progetto presentato dall'architetto Collantoni e approvato sia dall'ufficio tecnico che dal Collegio ambientale di cui facevano parte Benedetti e Casalini, rispetto a quello che venne effettivamente realizzato sulla spiaggia di Santo Stefano. (p.s.) Grosseto I consulenti della difesa al processo per deturpamento di bellezze «Complesso Corte dei Tusci conforme a tutte le norme» Le colonie erano in stato di degrado e non era possibile recuperarle SCARLINO. Conformità piena rispetto tutti gli strumenti di governo del territorio. Nessuna violazione di carattere paesaggistico. Totale rispondenza ai criteri di "recupero" così come sono intesi in termini urbanistici. È la volta della difesa al processo per i presunti abusi legati alla realizzazione del complesso turistico di Aviomar denominato Corte dei Tusci, 26mila metri cubi, inaugurato nel giugno 2006, sorto dove un tempo sorgevano le tre colonie marine di Scarlino: 19 indagati, compresi il sindaco attuale Bizzarri e il precedente Meozzi, per distruzione o deturpamento di bellezze naturali. I legali hanno chiamato a deporre due consulenti: l'architetto Aldo Gherardi e l'ingegnere Fabrizio Bartolozzi. Entrambi, documenti alla mano, hanno escluso qualsiasi tipo di violazione nell'abbattimento delle vecchie costruzioni e nell'innalzamento del complesso. L'ingegner Bartolozzi ha inoltre lodato l'intervento deciso dal consiglio comunale di Scarlino: che tra 60 anni entrerà in possesso di un bene, ha detto, che dovrebbe potersi ben conservare e che per la costruzione del quale l'amministrazione pubblica non ha sborsato una lira. Rispondendo alle domande delle difese di Armando Vanni, all'epoca presidente di Consorzio Etruria (studio Lucibello), e dei membri della commissione di gara (Luciano Giorgi), Bartolozzi ha fissato alcuni punti chiave. Agli inizi del 2000, ha detto, il degrado c'era ed era evidente, l'abbandono datava venti anni prima e non sarebbe stato possibile alcun tipo di intervento diverso dalla demolizione con ricostruzione, perché risanare (con un semplice recupero edilizio) non sarebbe risultato conveniente. Gli immobili, benché contenenti soluzioni ispirate a Le Corbusier, non erano di pregio architettonico. E le norme comunali ben consentono in quell'area un intervento del genere, anche con aumento di 650 metri cubi. «La concessione edilizia era coerente con l'autorizzazione ma anche con gli strumenti di programmazione comunale e le leggi di settore». Bartolozzi ha escluso che in quella zona vi sia una riserva biogenetica - caso mai limitrofa ma comunque autonoma - e ha ricordato, così come Gherardi, che il vincolo idrogeologico per aree superiori ai 2000 metri prevede che il verde rimosso sia sostituito da piantumazioni di analoga estensione. Il pm Leopizzi ha contestato alcune affermazioni degli esperti della difesa. Il giudice Puliatti ha rinviato al 19 febbraio l'audizione dell'ultimom consulente della difesa. E quel giorno sarà anche il giorno dell'inizio della discussione finale. (p.s.)