In arrivo la sentenza della Consulta: le Regioni daranno il via libera. A Roma 26.000 richieste, potrebbero raddoppiare Ultimi giorni per l'Ici. Nella Capitale gli incassi maggiori. A Siena la spesa procapite più alta ROMA Con ventiseimila domande la Capitale è solidamente in testa alla classifica dei contribuenti in attesa di condono edilizio. Se la sentenza della Corte costituzionale, attesa per i prossimi giorni, non stravolgerà la sanatoria varata dal Consiglio dei ministri, si prevede che il numero delle richieste raddoppierà. Il termine per aderire è fissato al prossimo 31 luglio. Intanto mancano tre giorni alla scadenza della prima rata dell'Ici che, se si vogliono evitare file, può essere pagata anche via Internet. Roma è in testa agli incassi assoluti del 2003 con quasi 800 milioni di euro, ma è Siena a detenere il record dei più alti pagamenti procapite. ROMA - Con ventiseimila domande di condono la Capitale guida incontrastata la classifica dei contribuenti in attesa di sanatoria edilizia. Un'attesa doppia per via della sentenza che la Consulta si appresta a pronunciare per mettere la parola fine alla controversia di costituzionalità tra Stato e Regioni. La sentenza è già stata scritta ma verrà resa nota solo al termine del ballottaggio delle elezioni amministrative, forse già nei primi giorni della settimana entrante. Il numero delle adesioni è cresciuto del 75 a ridosso della scadenza del 31 marzo scorso, scadenza poi prorogata con un decreto legge del Consiglio dei ministri al 31 luglio prossimo. Sebbene inferiore alle attese il colpo di spugna sugli abusi del mattone porterà denaro fresco nelle casse dello Stato. Una boccata d'ossigeno, lontana tuttavia dai 3,8 miliardi inizialmente previsti dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Per quanto riguarda Roma sarebbero già stati calcolati, in base alle prime ventimila domande, introiti per 40 milioni di euro, una prima metà per oneri concessori, una seconda in oblazioni. Per entrambi si tratta solo di una prima tranche, le scadenze della seconda e della terza rata, pari al 35 del dovuto, sono fissate al 30 settembre e al 30 novembre prossimi. Il Comune di Roma ha messo in campo un'attività di contrasto rilevante con controlli fotografici dall'alto. Un'attività destinata a colpire i grandi abusi ma anche le antiestetiche superfetazioni spuntate sulle terrazze del centro storico (senza risparmiare Piazza Navona). Tuttavia, si prevede che al 31 luglio il numero delle adesioni possa toccare il tetto delle 50 mila domande. Nelle altre città italiane il numero delle adesioni si mantiene decisamente più modesto. Si pensi che al 31 marzo, ultimo dato noto, a Milano erano 350, 280 a Napoli, poco più di 100 a Bologna, 200 a Torino, 400 a Palermo e circa 500 a Venezia. Sulle adesioni dei contribuenti al terzo condono edilizio - chiamati a versare un acconto Ici pari a 2 euro al metro quadro sin da questo primo semestre - ha pesato non poco l'esito del contenzioso sollevato da Campania, Marche, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Basilicata. Le 8 regioni hanno presentato ricorso invocando l'articolo 117 della Costituzione dopo la riforma del titolo V che disciplina le competenze e assegna all'ente regionale quelle in materia di urbanistica e di edilizia. La Consulta l'11 maggio scorso è stata chiamata appunto a giudicare la legittimità dell'articolo 32 e ad esprimersi su quattro distinte questioni sollevate dalle Regioni. Il che equivale a mettere in discussione l'intero impianto legislativo. Secondo indiscrezioni, che trovano molte conferme, l'orientamento che ha prevalso sarebbe stato quello di comprendere il condono nel governo del territorio. Ergo: lo Stato deve porre i principi generali mentre alle regioni spetta l'emanazione delle norme locali. Se così fosse questo vorrebbe dire salvare nel suo complesso la sanatoria pur ribadendo il ruolo e le competenze costituzionali delle regioni, assegnando a queste ultime anche la definizione dell'entità degli oneri concessori. C'è attesa anche per conoscere il pronunciamento della Consulta sul conflitto sorto con la Regione Campania che escludeva l'applicazione del condono sul suo territorio per bloccare il condono voluto dal governo. In quanto al Lazio, la maggioranza di centrodestra era pronta a votare una «legge di principio». «Il Consiglio regionale non l'ha votata in attesa di conoscere la decisione della Consulta - spiega l'assessore all'Urbanistica, Armando Dionisi - in linea di massima siamo contrari ad un condono indiscriminato ma favorevoli a prendere in esame una sorta di minicondono, compatibile con gli strumenti urbanistici. Nessuna concessione per abusi che interessino parchi, aree demaniali e tratti di costa».