Il personale che per anni ha curato queste iniziative in qualità di «Assistente tecnico museale» non esiste più come tale, ma riveste la qualifica di «Assistente alla vigilanza, sicurezza, accoglienza, comunicazione e servizi al pubblico» al pari degli altri colleghi che ancora tutti noi definiamo per brevità e per affezione ad una vecchia dizione «custodi». Le 32 unità assunte nel 1999 nel Museo di Napoli (erano 1000 in tutta Italia) con una prestazione di lavoro a tempo parziale e con un orario di undici ore settimanali da rendersi in due distinte turnazioni, per garantire l'apertura al sabato e alla domenica delle sedi di servizio previste, prorogate di anno in anno con provvedimenti ad hoc, hanno visto finalmente, grazie al ministero e ai sindacati, trasformare dal 1 gennaio 2008 il loro rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato. Questa stabilizzazione comporta anche una sempre maggiore integrazione con il rimanente personale di vigilanza e l'accettazione delle regole alla base del normale svolgimento di questo tipo di lavoro. In qualche articolo si è osservato che poche ore dedicate alle iniziative cui facciamo riferimento nulla tolgono alla fruizione del Museo, ma purtroppo non è così. L'attività di questo personale su tre turni (mattina, pomeriggio, notte), con i riposi compensativi e con tutta un'altra serie di meccanismi abbastanza complessi che regolamentano le turnazioni, fa sì che le ore dedicate a queste attività (che prevedono anche ore aggiuntive per la fase di preparazione) distolgano una parte del personale dal servizio in sala, con il risultato che i visitatori del Museo potrebbero trovare, come spesso è stato lamentato in passato, una parte delle sale chiuse per mancanza di personale. D'altra parte continuano i pensionamenti, non c'è turn over e negli ultimi mesi è accresciuta l'offerta degli spazi espositivi del Museo, cui si vanno ad aggiungere le mostre che questa prestigiosa istituzione ospita con continuità. Questa la situazione reale che ha portato alla dolorosa scelta di sospendere queste attività, penalizzando in qualche modo, non certo per mancanza di rispetto, il pubblico napoletano, ma a favore di quel turismo da tutti invocato. D'altra parte non è assolutamente escluso, verificate altre possibili alternative nella definizione dei turni di lavoro, che alcune delle previste iniziative possano comunque tenersi, previa informazione al pubblico attraverso le consuete modalità. In conclusione dispiace che al momento si siano creati dei disservizi, per i quali si chiede scusa, e che la situazione abbia assunto toni esasperati, non certo perché è a rischio qualche posto di lavoro, come qualche quotidiano riporta, ma forse perché la decisione presa da chi scrive «limita fortemente la nostra opportunità di crescita professionale», come dichiara la portavoce di questo gruppo di lavoratori che - va sottolineato - negli altri Musei di Napoli lavorano con le stesse modalità degli altri colleghi, garantendo innanzi tutto la fruibilità dei Musei. Soprintendente di Napoli e Pompei
CAMPANIA - Assistente tecnico museale non esiste più
Il personale che curava le iniziative del Museo di Napoli, ora chiamato Assistente alla vigilanza, sicurezza, accoglienza, comunicazione e servizi al pubblico, ha visto trasformare il suo rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato. Questo cambiamento comporta anche una maggiore integrazione con il personale di vigilanza. Tuttavia, l'attività di questo personale su tre turni, con riposi compensativi e meccanismi complessi, fa sì che le ore dedicate a queste attività distolgano il personale dal servizio in sala, con il risultato che i visitatori potrebbero trovare le sale chiuse.
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