Si chiama riposo. Ma Mantova non dovrebbe proprio dormire. Entro l'anno vanno in pensione il sovrintendente ai beni artistici e storici Filippo Trevisani che è responsabile di Palazzo Ducale, e Ugo Bazzotti, direttore del Museo Civico di Palazzo Te. Da un momento all'altro i due centri motori della città d'arte (cioè Mantova in quanto Mantova) perdono i registi e chissà se li vedremo cambiare, cioè sostituire. Come, quando e con chi? Qui sta l'incognita e il malaugurato rischio dell'autunno delle prospettive, o meglio dell'inverno delle idee. Sarebbe deleteria qualsiasi incertezza sul da farsi, su chi candidare, su quale strada battere per gli imminenti avvicendamenti ai vertici della reggia gonzaghesca e della villa giuliesca. Ghiaccio secco sulle prospettive culturali ed economiche della città. La predicazione svolta da Salvatore Settis nel suo Progetto per Mantova (Anno Domini 2007, 23 gennaio) verrebbe di conseguenza smentita o tradita. L'archeologo, direttore della Normale di Pisa, consulente del sindaco Fiorenza Brioni aveva infatti evidenziato come Palazzo Ducale e Palazzo Te siano i gangli del sistema museale, i posti dove si decidono la strategie della città, luoghi primari dove Mantova fa la sua figura internazionale e - ormai è chiaro - dove si tesseranno le prospettive di sviluppo di nuove teste, iniziative e attività. I pensionamenti di Filippo Trevisani (nessuna conferma diretta, ieri ci ha detto di risentirlo la prossima settimana) e Ugo Bazzotti (che conferma) aprono immediatamente due situazioni che - nonostante le diverse competenze e i diversi referenti - sono fortemente collegate. Per quel che riguarda il nuovo titolare della sovrintendenza ai beni artistici e storici e di conseguenza di Palazzo Ducale la sfera è ministeriale. Romana. Con i tempi politici ed economici che corrono e vista come è stata risolta in via geografica la sostituzione di Luca Rinaldi alla sovrintendenza bresciana ai beni architettonici e del paesaggio, il domani dovrebbe almeno inquietare. A Rinaldi (mandato a Trieste) è succeduto il sovrintendente ai beni architettonici e del paesaggio di Verona, Andrea Alberti. Il dicastero retto da Sandro Bondi ha quindi accorpato la pertinenza della Lombardia orientale (Brescia, Mantova, Cremona) all'area di Verona, Vicenza, Rovigo creando una macro-sovrintendenza a cavallo di due regioni. Per risparmio, e probabilmente per depotenziare gli uffici territoriali. Se è vero che il sovrintendente ai beni artistici e storici di Verona, Fabrizio Magani, potrebbe essere il futuro titolare ad interim di Mantova, il nuovo assetto verrà a coincidere con l'iniziativa già in essere sui beni architettonici e del paesaggio: macro-sovrintendenza Verona, Vicenza, Rovigo, Brescia, Mantova, Cremona, ma con sede a Verona. Come se non bastasse Magani ha in carico pure il Friuli Venezia Giulia. Roba espansa, sconfinata, del tipo dal Manzanarre al Reno, dalle Alpi alle piramidi... Esito: Mantova perderebbe il quartier generale, la sede del sovrintendente, diventerebbe periferica, Palazzo Ducale non avrebbe più una presenza di vertice e permanente, in loco, piazza Paradiso. Altre ipotesi circolanti pretendono invece che sia la sovrintendenza di Milano ad assorbire Brescia, Mantova e Cremona, nell'ambito di una logica pertinenza regionale. Circola anche il nome di Mario Scalini, sovrintendente a Modena e Reggio Emilia (dov'era prima titolare Trevisani), esperto d'armi e armature, conosciuto a Mantova anche per i suoi contributi alla Celeste Galeria del 2002-2003. La sensazione che circola negli ambienti è che il ministero stia effettuando una politica di diminuzione dei dirigenti, di dismissione lenta ma pianificata. Una specie di devoluzione. E proprio in questo varco di incertezza e di potenziale disponibilità che l'amministrazione locale potrebbe inserirsi per promuovere la gestione comunale della reggia gonzaghesca che è di proprietà statale. L'esempio più prossimo (e funzionante) è a Venezia, dove il Palazzo Ducale è condotto, fruito, promosso dall'ente locale attraverso una convenzione. Una qualsiasi incertezza in questa fase potrebbe rivelarsi fatale. Tra l'altro è imminen te anche il pensionamento di Roberto Soggia, architetto, funzionario della sovrintendenza ai beni artistici e storici, che per decenni ha attivamente collaborato con il Comune e rappresentato un ponte costante già ai tempi del sovrintendente, futuro ministro e ora responsabile dei Musei Vaticani Antonio Paolucci (Anno Domini 1986). E fuor di dubbio che su questa partita il Comune non pu contare sul professor Salvatore Settis che - in collisione con Bondi - si era dimesso dal Consiglio superiore dei beni culturali, strategico per la nomina dei sovrintendenti. Altro allarme a Palazzo Te. Va a riposo Ugo Bazzotti che oltre essere responsabile del Museo è anche direttore del Mumm (Mantova Ufficio Musei Monumenti) e componente del comitato scientifico del Centro internazionale del Te nonché del cda. Il suo successore dovrebbe essere espresso da un concorso. Via Roma starebbe ragionando su un periodo di supplenza, con l'affidamento della villa giuliesca a Stefano Benetti, direttore del vicino Museo della Città di Palazzo San Sebastiano. A fine mandato l'amministrazione comunale ha molto da lavorare.
MANTOVA - Ducale e Te, è allarme pensioni
Il sovrintendente ai beni artistici e storici di Mantova, Filippo Trevisani, e il direttore del Museo Civico di Palazzo Te, Ugo Bazzotti, stanno per invecchiare e potrebbero essere sostituiti. La sostituzione dei due dirigenti potrebbe avere conseguenze importanti per la città d'arte, poiché Palazzo Ducale e Palazzo Te sono i gangli del sistema museale di Mantova. Il nuovo sovrintendente sarà nominato dal ministero, mentre il nuovo direttore del Museo Civico di Palazzo Te sarà espresso da un concorso. La situazione è incerta e potrebbe avere un impatto negativo sulla città, poiché la gestione comunale della reggia gonzaghesca potrebbe essere compromessa.
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