Guai ai russi. E' sempre la stessa invettiva di Brenno («Guai ai vinti») contro gli antichi romani sconfitti, ma stavolta nel mirino del ministro Bondi ci sono gli acquirenti dell'Archivio Vasari, che (garantisce il titolare dei beni culturali nell'incontro con la delegazione aretina guidata dal sindaco Fanfani) no pasaran. Oddio, per passare sono già passati, visto che le preziose carte sono ormai quasi di proprietà della «Ross engineering», ma il gruppo moscovita non andrà un passo più in là. Nel senso che il vincolo resta e che lo stato italiano non concederà mai agli acquirenti di portare le lettere e i sonetti di Michelangelo, l'epistolario di Annibal Caro, le missive dei papi e dei granduchi fuori da Arezzo. Parola di ministro e Fanfani dice di non dubitarne. «Anzi, ringrazio Bondi per la sensibilità e la disponibilità dimostrate». All'incontro al Collegio Romano, anch'esso rinascimentale che ospita la sede dei beni culturali, il sindaco si è presentato accompagnato dal presidente della Provincia Roberto Vasai e dai rispettivi assessori alla cultura, Camillo Brezzi per il Comune e Rita Mezzetti per la Provincia. Il colloquio è andato avanti per un paio d'ore, dalle sei del pomeriggio fin quasi alle Otto di sera. Bondi, spiega il «Nipotissimo», si è presentato preparatissimo, insieme ai suoi funzionari, fra cui il capo dell'ufficio legislativo. Sulla prima opzione di Fanfani, l'acquisto da parte dello stato, è arrivato un no carico di rammarico. Il governo, ha spiegato Bondi, non è in grado di assumersi una spesa del genere, oltretutto perchè il prezzo viene da tutti giudicato fuori mercato. Tanto fuori mercato che gli uomini dei beni culturali hanno confermato l'intenzione di mandare avanti la denuncia già presentata alla procura di Roma: troppi 150 milioni perchè non ci sia qualcosa dietro, indaghino i magistrati. Chiuso il discorso acquisto, restano le altre ipotesi sul terreno. Il vincolo prima di tutto. Bondi non ha lasciato equivoci: non si tocca, l'archivio non potrà essere separato da Casa Vasari nè potrà essere smembrato, chiunque ne sia il proprietario. E l'idea dei russi di fare affari con le carte, portandosele in giro per i grandi musei del mondo? Non se ne parla neppure, la promessa del ministro: al massimo da Casa Vasari potranno uscire le fotocopie e sempre sotto la stretta sorveglianza dei funzionari dello stato, a cominciare dai responsabili della sovrintendenza archivistica per la Toscana. Insomma, un no su tutta la linea. Ma che faranno adesso quelli di «Ross engineering»? Si limiteranno a prendere atto dello sbarramento del governo o proveranno a forzare la mano ricorrendo ai tribunali sulle questioni in sospeso (ad esempio le accuse di trascuratezza) che potrebbero far saltare il vincolo? La battaglia sulle carte Vasari pare appena all'inizio.