SALERNO - Rischia di diventare un nuovo e grave caso di degrado cittadino, la situazione che si è venuta a creare all'interno della chiesa di San Benedetto, il complesso longobardo dell'Alto Medioevo. A lanciare l'appello è il rettore provvisorio Don Cesare Pellegrino che in pochi anni ha visto attaccare seriamente dalle infiltrazioni della pioggia i muri di sostegno e parte della copertura situata al lato occidentale del maestoso edificio. Dopo un pellegrinaggio attraverso la Curia, la Soprintendenza ai Beni architettonici e un appello al ministro Sandro Bondi, il buon curato quando ha rilevato che per la sua chiesa - un monumento protetto dallo stato da un severo e ovvio vincolo - non erano disponibili fondi per un intervento urgente si è rivolto alla stampa cittadina. Lo scorso lunedì visitando la chiesa, abbiamo dovuto rilevare che i danni causati dalle continue infiltrazioni di acqua piovana avevano compromesso fino a deturpare orribilmente gli intonaci dei muri di sostegno del monumento. E mentre la chiesa è frequentata da centinaia di fedeli, nelle giornate di pioggia il parroco è costretto «a sistemare sul pavimento numerosi contenitori di plastica per raccogliere la pioggia». Negli ultimi anni, al maestoso edificio paleocristiano è mancata la manutenzione che sarebbe stata necessaria a preservarlo dai deterioramenti provocati dalle precipitazioni atmosferiche. Osservando l'interno dell'edificio cade subito sotto gli occhi che l'umidità ha cambiato il colore originale degli stucchi, le fessure nella parte superiore della copertura, progettata in solide travate di cemento dal restauro di Ezio De Felice, hanno fatto crescere erbe spontanee che si sono insinuate all'interno della chiesa. È solo l'inizio dello stato di abbandono. A questo punto il preoccupante allarme diffuso da Don Cesare Pellegrino è più che giustificato: la chiesa di San Benedetto richiederebbe, ora, un intervento urgente prima che le infiltrazioni non attacchino la struttura stessa del monumento. Ancora una volta il saggio Vitruvio, architetto di Augusto, sembra aver ragione quando scrive che «il peggior nemico delle architetture è la pioggia». Tuttavia l'architettura in puro e austero stile romanico che riproduce le linee di una basilica paleocristiana è conosciuta in Europa, anche perché il Monastero e la chiesa di San Benedetto, assegnati dal principe longobardo Gisulfo all'Abbazia di Montecassino, rappresentarono un faro della missione benedettina. Ma il complesso monumentale di San Benedetto conserva dietro di sé una lunga storia che agli inizi degli anni Sessanta ritornò a nuovi fasti per opera di Ezio De Felice. La chiesa che dopo la soppressione murattiana, nel 1807, fu destinata prima a teatro cittadino e poi a caserma, con il progetto di De Felice venne restaurata e riportata al culto, mentre dalla separazione del quadriportico nacque il nuovo Museo Provinciale. Per capire fino in fondo l'appello di Don Cesare forse è necessario aggiungere che cosa è oggi chiesa di San Benedetto: si tratta di un edificio a tre navate, lungo 45 metri e largo 21 ; sulla navata centrale che è il doppio di quelle laterale si affaccia direttamente l'abside. Il merito di questo attraente recupero, che attira visitatori da ogni parte di Europa, va tutto al nuovo disegno delineato dal responsabile dell'architetto napoletano. «Nel suo progetto di restauro seppe coniugare spiega il professor Fulvio Irace del Politecnico di Milano - l'antico con l'arte contemporanea rispettando le stratificazioni originali, anche quando inserisce nell'edificio delle colonne di cemento armato per sostenere la struttura. La tecnica del restauro, adottata all'epoca da Ezio De Felice, non solo ha recuperato un'architettura diventata ormai un rudere ma ha permesso di leggere la storia del monumento dal Medioevo fino ai giorni nostri». Ora si tratta di intervenire subito per riparare i danni, prima che il degrado non distrugga questo gioiello dell'architettura europea.