Il percorso Arte, architettura, disegni scientifici, codici: tracce e capolavori che rivelano ancora sorprese Non solo pittura: dove si nasconde il maestro È dal 1872 che sorveglia piazza della Scala dall'alto del suo monumento. Su un lato un'iscrizione: «Lungamente ospite invidiato in Mi-lano, dove ebbe amici, discepoli, gloria». Ora Leonardo da Vinci è di nuovo ospite della nostra città nella stessa piazza, a Palazzo Marino, con il suo ultimo capolavoro: il «San Giovanni » del Louvre. Un buon punto di partenza per un tour sulle orme di Leonardo milanese e lombardo. Necessaria una premessa: dei soggiorni leonardeschi alla corte degli Sforza, tra il 1482 e il 1513, restano poche testimonianze concrete. Molti invece i luoghi in cui la presenza è documentata in modo indiretto, attraverso documenti, scritti, disegni e opere di scuola. Di certo Milano è stata un'esperienza fondamentale per Leonardo e viceversa. E la prima tappa per raccontare questo rapporto non può essere che il Cenacolo , realizzato tra 1495 e 1498 su committenza di Ludovico il Moro. Dipinto straordinario in ogni aspetto, dalle drammatiche vicende conservative, legate all'impiego di una tecnica a secco, fino alla genialità dell'innovazione iconologica: «Uno di voi mi tradirà». Ma la visita al complesso di Santa Maria delle Grazie da settembre ha un'attrattiva in più: nella Sacrestia Bramantesca sono in mostra a rotazione trimestrale i fogli del Codice Atlantico, sfascicolato, restaurato e restituito alla fruizione pubblica. «Tra pochi giorni inaugura la seconda rassegna del ciclo anticipa Monsignor Franco Buzzi, prefetto dell'Ambrosiana dove il Codice si conserva in Biblioteca . Il tema ruoterà sulle relazioni tra l'artista e il suo tempo: l'ambiente, i libri, la cultura, gli amici». Il Codice è un pozzo di San Patrizio: vi si scopre ad esempio anche un piacevole Leonardo narratore di favolette morali. Alla Pinacoteca Ambrosiana , invece, c'è l'opera preferita di Pietro Cesare Marani, esperto leonardesco internazionale e docente di Storia dell'arte moderna al Politecnico di Milano: il giovanile « Musico », l'unico ritratto vinciano rimasto in Italia. «L'impressione è che abbia appena finito di cantare commenta lo studioso . Lo sguardo segue l'eco del suono nello spazio. Un dipinto in cui si può cogliere in embrione la teoria leonardesca della rappresentazione dei 'moti della mente' attraverso le espressioni». Sempre all'Ambrosiana, suggerisce Marani, anche un «San Giovanni» di Andrea Salaino, allievo del Vinci, ispirato al capolavoro in arrivo dal Louvre. Pochi passi e siamo al Castello Sforzesco , dove ci fa da guida d'eccezione Claudio Salsi, direttore del settore musei del Comune di Milano. «Il Castello è un luogo centrale per le memorie leonardiane in città esordisce . A partire dagli affreschi della Sala delle Asse , dove sicuramente autografa è la parte inferiore monocroma. La decorazione del soffitto, con il meraviglioso intreccio di rami e 'nodi', non si sa che cosa conservi di originale sotto le numerose ridipinture». Si era sentito parlare di un restauro... «Dal punto di vista critico tutto è pronto conferma Salsi . Ma siamo ancora in attesa di certezze sui finanziamenti». Che in teoria dovrebbero arrivare dal Ministero e da A2A. Tra i tesori sforzeschi ancora la «Madonna Lia», dell'allievo Francesco Galli detto Napoletano, che nel paesaggio documenta l'immagine originale della Torre del Filarete, una «Testa muliebre » al Gabinetto dei Disegni e il prezioso Codice Trivulziano, conservato nell'omonima biblioteca: un libretto autografo di appunti raramente esposto per la sua fragilità. Non manca una curiosa novità rivelata all'unisono da Marani e Salsi. Quando milanesi e turisti entrano al Castello calpestano senza saperlo resti leonardeschi: è stato recentemente attribuito al Maestro, celebre per i suoi studi di architettura militare, il rivellino nascosto sotto il ponte d'accesso, dietro la fontana che dà su piazza Cairoli. Lasciato il Castello, i segni di Leonardo pittore si ritrovano in altre collezioni, documentati dalle opere del Poldi Pezzoli (leonardeschi come Boltraffio, Cesare da Sesto, Luini) e della Pinacoteca di Brera (la « Testa virile » autografa della collezione Lamberto Vitali). Per trovare Leonardo scienziato e mente intuitiva il posto giusto è il Museo della Scienza , dove un'intera galleria è dedicata alle accurate ricostruzioni delle geniali «macchine» leonardesche . Di Leonardo architetto e scultore restano invece solo testimonianze indirette. Ha studiato soluzioni per il tiburio del Duomo , testimoniate da schizzi del Codice Trivulziano. Ha disegnato prospetti architettonici che richiamano la chiesa di Santa Maria alla Fontana , oasi cinquecentesca nel quartiere Isola. Mentre del colossale Cavallo , modellato in creta nel 1493, mai tradotto in bronzo e distrutto poco dopo dai Francesi nel cortile del Castello, c'è la copia americana all' Ippodromo di San Siro : ingiustamente trascurata. Instancabile e interessato a tutto, il Maestro percorreva anche i sentieri del territorio lombardo: sappiamo che contemplava le Grigne e il Resegone, conosceva i laghetti brianzoli, scopriva la natura in Valsassina e in Val Chiavenna, studiava territorio e acque in relazione al sistema dei Navigli. Tracce della sua presenza con Bramante a Vigevano , dove la piazza Ducale , il Castello e la Villa Sforzesca sono permeati delle sue idee di architetto e urbanista. Tracce a Pavia , questa volta con Francesco di Giorgio, come consulente per la fabbrica del Duomo di cui fornì un modello perduto. Tracce a Villa Melzi di Vaprio d'Adda , dove visse tra 1506 e 1507 e poi nel 1513, ospite del suo allievo prediletto ed erede Francesco Melzi. «Sicuramente Leonardo è un'icona per la nostra città e l'intera regione conclude Claudio Salsi . Una figura in cui ancora oggi si può riconoscere lo spirito milanese per curiosità intellettuale, capacità d'osservazione e d'azione».
LEONARDO, Nel capoluogo lombardo (e dintorni) un itinerario alla scoperta delle opere vinciane
Il testo descrive il percorso di esplorazione di Milano in relazione al grande artista Leonardo da Vinci. Il percorso include il Cenacolo, la Sacrestia Bramantesca e il Codice Atlantico, che sono tutti legati alla vita e all'opera di Leonardo. Il testo anche menziona altre opere e luoghi legati a Leonardo, come il Castello Sforzesco, la Pinacoteca Ambrosiana e il Museo della Scienza. Il testo è scritto da un giornalista che segue le orme di Leonardo e descrive i luoghi e le opere che lo hanno ispirato. Il testo conclude con la riflessione sullo spirito milanese e la figura di Leonardo come icona della città e della regione.
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