PALERMO - I libri fantasma. La Biblioteca centrale della Regione Sicilia è aperta al pubblico, ma i volumi non si possono consultare in quanto i depositi, i magazzini e la torre libraria alta dieci metri, sono inagibili perché l'impianto elettrico non è a norma Cee. Così la Biblioteca dal 26 marzo scorso, quando all'ingresso un cartello annunciò la sospensione del servizio per motivi di sicurezza, si è trasformata in un "salotto", dove si può sostare, conversare, ma se si vuole leggere bisogna portarsi dietro i libri da casa. Un paradosso che si intreccia con l'altro che vede la Regione Sicilia, unica, senza leggi in materia, indispensabili con il passaggio della gestione delle biblioteche dallo Stato agli Enti periferici. Contro questo abbandono un folto gruppo di intellettuali scende in campo per chiedere l'intervento del ministro ai Beni culturali Giuliano Urbani. Tra i primi firmatari, oltre a qualificati operatori del settore, anche personaggi di primo piano della cultura nazionale: dagli scrittori Dacia Maraini, Andrea Camilleri e Vincenzo Consolo ai fotografi Enzo Sellerio e Letizia Battaglia, agli storici Francesco Renda e Giuseppe Casarrubea. Dietro di loro una valanga di firme che sono il termometro dell'indignazione per l'abbandono in cui versa il nostro patrimonio artistico. "La Biblioteca è un organo vitale della città - scrive nel suo appello Dacia Maraini - Possibile che non lo si capisca?". Enzo Sellerio, invece, si consola con il fatto che la protesta è scattata subito. "E non dopo venti anni come è accaduto per il Massimo", asserisce con il suo abituale tono ironico. Camilleri punta il dito sul fatto che la Sicilia è l'unica Regione a non essersi dotata di leggi in materia. "Siamo davvero bravi a utilizzare male la nostra autonomnia", dice amaro. PUBBLICITA' E, infine, Consolo punta il dito contro gli amministratori. "Questa è gente - afferma - che magari ha in mente di bruciare le biblioteche, di rendere inaccessibili i libri, di farli sparire. Non capiscono che bisogna aprire le biblioteche a chi ha ancora voglia di leggere". Negli ultimi tempi la Biblioteca si è ritrovata più volte al centro delle polemica. L'anno scorso venne intitolata ad Alberto Bombace, il direttore generale dei beni culturali deceduto qualche anno fa. Molti intellettuali, pur riconoscendo le grandi qualità del dirigente, protestarono ritenendo più opportuna l'intestazione a uno scrittore isolano: Sciascia, Pirandello, Verga, Bufalino, non c'era che l'imbarazzo della scelta. Storia tormentata quella della Biblioteca, a cominciare dal 1943, quando il palazzo dell'ex Collegio massimo dei gesuiti fu in parte distrutto dai terribili bombardamenti angloamericani. Risistemata alla meglio la struttura venne riaperta al pubblico nel 1948. Ce lo ricorda una lapide, che con qualche inesattezza citiamo a memoria: "Risorta dagli effetti delle pubbliche offese, dimostra come siano imperituri i valori della cultura". Oggi la frase risuona come una beffa. Nel 1950 cominciarono i lavori di recupero (funestati dalla morte di tre operai negli anni Ottanta schiacciati da un soffitto crollato), che si protrassero per tantissimi anni. Tallone d'Achille dei restauri, tra gli altri, l'impianto antincendio, indispensabile per l'agibilità, tanto più che con tutto il materiale cartaceo ospitato il rischio delle fiamme è sempre in agguato. In assenza del nullaosta definitivo, che si può ottenere dopo il rifacimento a regola della rete elettrica, per tanti anni si è andati avanti con il nullaosta provvisorio rilasciato dai Vigili del fuoco. Ma, da tempo una legge nazionale vieta tale espediente, sicché il direttore della Biblioteca Giuseppe Lo Iacono, tra l'altro prossimo alla pensione, non vuole più assumersi la responsabilità di gestire impianti insicuri. "Ogni giorno nel mondo una biblioteca viene arsa dalle fiamme - dice il direttore - e io non voglio diventare il capro espiatorio in caso di un incidente. La legge prevede grosse multe per i responsabili che consentono l'accesso a una struttura inagibile e addirittura il carcere". Da qui la sofferta decisione di chiudere la "torre", che ospita un milione di volumi, i "magazzini antiqua", dove si trovano le opere più pregiate, e il "deposito", il centro di raccolta di tutti i quotidiani e i periodici, isolani e non, e le Gazzette ufficiali, l'area più frequentata da studiosi e "curiosi". Un'altra spia, piccola ma significativa, del clima di abbandono, il mancato rinnovo dell'abbonamento alla Gazzetta ufficiale nazionale, a quanto pare per la dimenticanza di un impiegato: le annate precedenti non si possono consultare per l'inagibilità, mentre il 2004 non ci sarà per niente. Un altro buco nero. Chi volesse aggiungere la propria firma alle centinaia già raccolte, può collegarsi a Repubblica. it nella sezione della cronaca della città di Palermo